14/09/2016, 12.41
RUSSIA
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Elezioni per la Duma, il partito di Nemtsov per la prima volta al voto

di Marta Allevato

Il 18 settembre si vota per il rinnovo della Camera bassa del parlamento russo. Reportage da Sergiev Posad, anche chiamato il Vaticano ortodosso, dove un giovane candidato appoggiato da Parnas sfida il ‘sindaco’ della cittadina, membro del partito putiniano Russia Unita e favorito alle urne. Nonostante la lotta sia impari, per l’opposizione è importante partecipare: “E’ l’unico modo che abbiamo per farci conoscere e scalfire l’apatia dei russi verso la politica”.

Mosca (AsiaNews) – Nel centro spirituale della Russia, a Sergiev Posad – a 70 km da Mosca, conosciuta anche come il Vaticano ortodosso per la residenza del Patriarca russo – un giovane candidato dell’opposizione, Andrei Shalnev tenterà, il 18 settembre, di entrare nella politica nazionale, come deputato della Duma di Stato. Andrei è il più giovane candidato nel collegio uninominale di Sergiev Posad, che conta 500mila elettori, e si presenta come indipendente; è appoggiato dal partito Parnas – dell’ex vice premier ucciso nel 2015 a Mosca Boris Nemtsov – e dall’ex uomo più ricco di Russia e oppositore del Cremlino, Mikhail Khodorkovsky. 

Concessioni all’opposizione

È la prima volta che Parnas riesce a partecipare a elezioni federali: quest’anno, le modifiche introdotte alla legge sui partiti e a quella elettorale (ora i 450 deputati della Duma saranno scelti con un sistema misto tra proporzionale e maggioritario) hanno consentito, almeno formalmente, un aumento della concorrenza politica, anche se non abbastanza alta da costituire una minaccia per il predominio alle urne del partito di maggioranza, Russia Unita. Si tratta di riforme introdotte dopo le manifestazioni, scatenate dai brogli delle ultime legislative del dicembre 2011, e che sono state accompagnate, allo stesso tempo, dal varo di leggi repressive per silenziare il dissenso. L’obiettivo del Cremlino, sulla sfondo della prolungata crisi economica, è svolgere elezioni che possano essere definite trasparenti, in modo da privare l’opposizione della carta delle proteste di piazza e assicurare lo status quo in vista delle presidenziali, che si terranno tra 18 mesi e dove Putin è destinato a ricandidarsi per un quarto mandato. Gli oppositori ritenuti più minacciosi sono stati lasciati a casa: il blogger anti-corruzione Aleksei Navalny si è visto negare la registrazione del suo Partito del Progresso e ha il divieto di candidarsi a consultazioni popolari per via di due condanne per appropriazione indebita, arrivate in processi che gli attivisti per i diritti umani reputano politicamente motivati.

Campagna elettorale impari

Shalnev, 28 anni, non è certo considerato una minaccia per il favorito alle urne: il capo del distretto di Sergiev Posad, Serghei Pakhomov, candidato di Russia Unita. La loro campagna elettorale, in piccolo, dà l’idea delle condizioni in cui si è svolta la corsa alla Duma nel Paese. “Non abbiamo spazi in tv, non possiamo permetterci manifesti in strada – spiega ad AsiaNews – tutto quello che ci rimane sono gli incontri personali con gli elettori”. Shalnev ha come risorse una squadra di giovani volontari che preparano volantini e opuscoli da distribuire in ogni angolo di Serghev Posad e con cui invitano i cittadini a incontrare Andrei in parchi, caserme, fabbriche. Tre o quattro incontri al giorno.

Di soliti vi partecipano poche persone, mamme o pensionati e i problemi sono sempre gli stessi: il condominio che non fa i lavori di riparazione necessari a tubature e impianti vecchi, la pensione che non basta, gli asili che mancano e i policlinici che chiudono. Andrei è un economista, favorevole ai buoni rapporti del paese con l’Occidente, e sostenitori di valori liberali e convinto che la Russia vada cambiata “dal basso”. La campagna elettorale nella provincia, in tempo di crisi, però non è fatta di ideali e grande politica per chi deve ancora farsi conoscere al grande pubblico.

Può permettersi, invece, di promettere grandi progetti di sviluppo per la città Serghei Pakhomov. Anche per lui, pochi manifesti in strada, ma la presenza costante sui media, che lo immortalano ogni giorno in diversi eventi: l’apertura di una scuola, di una strada, l’inaugurazione di uno stadio. Pakhomov ha a disposizione anche quelli che sono chiamate “risorse amministrative”: non solo il bilancio pubblico e il sostegno finanziario che arriva da Russia Unita, ma anche la schiera di dipendenti statali, che di solito ricevono precise indicazioni di voto alla vigilia dell’appuntamento alle urne. Agli incontri in strada con gli elettori, Pakhomov preferisce quelli all’interno del suo ufficio, con ‘comparse’ più o meno scritturate a uso delle telecamere. Nonostante la crisi e il calo dei consensi di Russia Unita, registrato dagli ultimi sondaggi, Pakhomov è sicuro. “La gente è tornata a fidarsi della politica. È vero, c’è la crisi; ma è un processo globale; Russia Unita ha un grande credito di fiducia e le persone hanno speranza negli occhi”.

Apatia degli elettori

Parlando con gli abitanti di Sergiev Posad, nessuno si dice ottimista sul futuro, ma in pochi mettono in dubbio che solo Russia Unita, in quanto partito appoggiato dal presidente, possa guidare il Paese. La forza di Russia Unita, nonostante l’impopolarità del governo in carica, è dovuta al fatto che viene associata automaticamente dai russi al leader del Cremlino, che è visto come l’unico in grado di difendere gli interessi del paese, accerchiato da nemici esterni che ne vogliono la distruzione.

La propaganda gioca un ruolo importante, secondo i sociologi; russi chiedono che all’opposizione sia data voce, ma questa deve essere pacifica, nessuno chiede rivoluzioni.

Nonostante le condizioni della competizione siano ancora impari, l’opposizione ritiene la partecipazione all’appuntamento del 18 settembre molto importante. “C’è una forte apatia tra i russi e i mezzi a disposizione per sconfiggerla non sono sufficienti – ammette Andrei – ma questo è l’unico modo che abbiamo di farci conoscere; per arrivare ad avere un sistema veramente democratico bisogna condurre una battaglia su lungo termine e graduale; fare campagna elettorale, per esempio, è l’unico modo per farci conoscere, non partecipare alle elezioni significherebbe emarginarsi”.

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