23/09/2011, 00.00
PAKISTAN
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Faisalabad, brucia il Corano durante un rito: mago arrestato per blasfemia

di Jibran Khan
Secondo la polizia Muhammad Akram, 45 anni, è un “negromante di professione e da anni esercita la magia nera”. Leader islamico condanna la pratica ed elogia la “legge nera”: garantisce pace e stabilità nella società. A Lahore leader sikh, attivo nel campo del dialogo interreligioso e dell’armonia interconfessionale, nel mirino degli estremisti.
Faisalabad (AsiaNews) – Muhammad Akram, 45 anni, sedicente mago di Faisalabad (Punjab), è stato arrestato con l’accusa di blasfemia, per aver bruciato una copia del Corano durante una cerimonia rituale. È quanto riferiscono fonti della polizia secondo cui l’uomo, residente nel sobborgo di Mureedwala, è un “negromante di professione e da anni esercita la magia nera”. Muhammad Sarfraz, commerciante, ha ingaggiato Akram per compiere una “magia nera contro un rivale d’affari”. Ieri mattina i due uomini si sono diretti al cimitero di Mir Ali, villaggio delle Aree tribali di amministrazione federale (Fata), e hanno intonato canti e riti magici sul Corano; al termine del rito Akram ha bruciato il libro sacro dell’islam. Il gesto ha scatenato l’ira di Sarfraz, che ha iniziato a inveire attirando l’attenzione della folla, che ha attaccato Akram per il gesto blasfemo.

Rana Iqbal, sovrintendente di polizia a Faisalabad, conferma che la cultura legata alla divinazione e alla magia nera è “pratica comune nelle aree rurali del Pakistan”, soprattutto fra gli analfabeti che “sperano di risolvere i problemi con la magia”. Il funzionario aggiunge che “Muhammad Akram è uno dei vari sedicenti maghi, che ingannano la gente di Mureedwala”, una zona in cui le persone vivono “nell’oscurità”.

La polizia ha incriminato Muhammad Akram in base alla “legge nera”, secondo la sezione 295 B del Codice penale pakistano. Il sedicente mago rischia fino all’ergastolo, ma spesso gli accusati di blasfemia sono vittime di omicidi extra-giudiziali prima ancora della sentenza o mentre stanno scontando la pena. Il mullah Syed Hassan Tabish, esperto di legge islamica di Lahore, condanna con forza la profanazione del Corano e quanti esercitano la magia, “giocando con la vita di persone innocenti”. Egli rivendica la legittimità delle norme sulla blasfemia, perché puniscono “gesti contrari all’islam”. E chiosa: “le leggi islamiche sono le norme migliori al mondo per garantire stabilità e pace nella società”.

Intanto è ancora in fuga e oggetto di minacce degli estremisti islamici Sardar Bishon Singh, 74enne presidente del Pakistan Sikh Gurdwara Parbandhak Committee. Egli è uno dei leader della minoranza sikh in Pakistan e ha più volte manifestato contro discriminazioni e attacchi alla comunità. Originario delle zone tribali di Khyber Pukhtunkhawa, nel 1993 si è trasferito a Lahore avviando una attività commerciale di importazione. Da sei mesi Singh è finito nel mirino dei fondamentalisti, che hanno più volte colpito i suoi negozi nella zona commerciale di Lahore.

Commentando l’ennesimo attacco a un esponente della minoranza religiosa pakistana, p. Francis Xavier condanna “le discriminazioni” nei confronti di “indù e sikh che parlano urdu, pagano tasse e amano la loro madrepatria come tutti gli altri cittadini pakistani” di religione musulmana. Il sacerdote della diocesi di Lahore chiede “immediata protezione per Sardar Bishon Singh, in quanto leader di primo piano della sua comunità” e per il “grandioso servizio svolto” alla ricerca dell’armonia interconfessionale e del dialogo interreligioso. “Una personalità di questo tipo – conclude p. Francis – è un bene prezioso per la nazione”.
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