08/09/2011, 00.00
NEPAL
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Guerriglieri maoisti nepalesi vittime dello stallo politico

di Kalpit Parajuli
Ex combattenti frustrati dalle lotte interne al partito maoista. La minaccia di impugnare le armi contro i loro stessi leader se non verrà completato il processo di pace. Sotto accusa i quadri maoisti contrari al disarmo delle milizie.
Kathmandu (AsiaNews) – Stanchi delle lotte fra politici, i guerriglieri maoisti minacciano di andare contro il loro stesso partito se non verranno reintegrati nell’esercito o nella società. In questi giorni gli ex combattenti si sono scagliati contro le frange estremiste del partito maoista che bloccano il disarmo in corso delle milizie per portare avanti i loro interessi personali.

A tutt’oggi sono oltre 19mila gli ex combattenti bloccati in 28 campi di addestramento dalla fine della guerra civile. Essi vivono solo grazie ai sussidi statali e non possono uscire dagli accampamenti per lavorare.

Janak Bista, portavoce dell’accampamento maoista di Chitwan, si dice sconcertato dall’atteggiamento dei suoi stessi leader e sottolinea che i guerriglieri non vogliono più essere schiavi dei politici. “In questi anni ci siamo abituati alle proteste dell’opposizione – afferma – ma è scandaloso che i leader per cui abbiamo combattuto remino contro il nostro futuro”.

Iniziato lo scorso 1 settembre, il disarmo delle milizie segna una tappa fondamentale per il proseguimento del processo di pace siglato da governo nepalese e Onu dopo la caduta della monarchia nel 2006. Tuttavia, molti quadri maoisti si oppongono alla decisione che potrebbe indebolire il partito.

In questi anni le frange estremiste maoiste si sono servite dei guerriglieri per minacciare i vari governi e aumentare il loro potere in parlamento. Secondo gli analisti, anche la richiesta di integrare a forza i guerriglieri all’interno dell’esercito non è altro che un pretesto per mantenere vivo lo scontro con i partiti di opposizione. Un recente sondaggio mostra che oltre il 60% degli ex combattenti non è interessato alla carriera militare e sarebbe disposto a fare qualsiasi lavoro purché stipendiato.

“Da cinque anni siamo confinati nei campi senza poter far nulla – racconta Pratap, veterano della guerra civile - siamo frustati e delusi di questa situazione”. “Se non si giungerà a una soluzione – avverte - impugneremo le armi contro i nostri leader”. Secondo lui il governo deve prendersi le sue responsabilità e concludere presto il processo di pace. Il partito maoista deve invece rassegnarsi a perdere il loro appoggio.
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