06/07/2005, 00.00
CINA – TIBET - INDIA
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Il Dalai Lama non rappresenta "il problema", ma "la chiave" dei rapporti con Pechino

Il governo tibetano in esilio afferma che "la questione con la Cina dovrebbe essere risolta con il Dalai Lama ancora in vita". Il leader buddista compie oggi 70 anni.

Dharamsala (AsiaNews/Agenzie) - I colloqui formali fra Pechino ed il governo tibetano in esilio dovrebbero essere risolti con il Dalai Lama ancora in vita. E' quanto ha dichiarato ieri Samdhong Rinpoche, primo ministro tibetano in esilio, da Dharamsala, città indiana che ospita gli esuli tibetani. L'uomo ha aggiunto che "nonostante i 4 colloqui avuti fino ad ora siano stati praticamente inutili, dei pieni negoziati potrebbero iniziare presto". "Il governo cinese – ha concluso – ha capito che il Dalai Lama non è il problema, ma la chiave per la soluzione dei nostri problemi".

Il leader buddhista, capo del governo in esilio tibetano, compie oggi 70 anni ed è considerato da Pechino un "semplice ribelle": il governo cinese ha più volte ribadito che la richiesta di autonomia avanzata dai tibetani "è inaccettabile". Molti analisti politici sono però in disaccordo con la linea oltranzista cinese: qualora il leader religioso dovesse morire in esilio, infatti, diverrebbe un martire per i tibetani ed un'icona per la comunità internazionale.

Liu Jinchao, portavoce del ministero degli Esteri, ha dichiarato ieri: "Il Dalai Lama deve riconoscere in modo chiaro e pubblico che il Tibet e Taiwan sono parti inseparabili della Cina. Solo dopo questa ammissione il governo può pensare di riprendere i negoziati". L'uomo ha però aggiunto: "Non molto tempo fa alcuni rilevanti rappresentanti cinesi si sono incontrati con dei tibetani, alcuni molto vicini al Dalai Lama. Hanno parlato insieme per capire quali siano i desideri e le richieste di entrambe le parti".

La questione tibetana è nata durante l'occupazione militare cinese del 1950. Dall'invasione delle truppe comuniste sono stati demoliti migliaia di monasteri, templi e monumenti artistici ed è stata attuata una vera e propria "pulizia etnica" mediante aborti forzati e sterilizzazioni di massa delle donne tibetane e il trasferimento in Tibet di milioni di coloni cinesi.

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