24/02/2026, 12.32
MYANMAR
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Il generale birmano Min Aung Hlaing verso la presidenza mentre si rafforza l’asse con Pechino

di Gregory

Il capo della giunta militare si prepara a lasciare formalmente la guida dell’esercito per assumere la presidenza nel nuovo governo che entrerà in carica ad aprile. La creazione di un Consiglio consultivo con poteri trasversali potrebbe consentirgli di mantenere il controllo sull'intero sistema di regime. Intanto il vice Soe Win emerge come figura chiave nei rapporti con la Cina.

Yangon (AsiaNews) – Il generale Min Aung Hlaing si sta preparando a lasciare la guida delle forze armate birmane per assumere la presidenza quando il nuovo Parlamento si riunirà a marzo. Più che un passaggio di consegne, la mossa appare come una riorganizzazione del potere destinata a rafforzare ulteriormente il controllo della giunta sul Myanmar, nonostante. il regime controlli sono una parte del territorio.

Secondo fonti militari e diplomatiche citate in un servizio della BBC in birmano, il ministro degli Esteri, Than Swe, ha informato il suo omologo thailandese, Sihasak Phuangketkeow, che un nuovo comandante in capo sostituirà Min Aung Hlaing, in carica dal 2011. Alti ufficiali hanno confermato che il piano per il suo passaggio alla presidenza è “pienamente operativo”. Durante il periodo elettorale Min Aung Hlaing si era limitato a dichiarare che “una volta convocato il Parlamento, esso avrà le proprie procedure e modalità di selezione”. 

Lo Union Solidarity and Development Party, la formazione politica sostenuta dai militari, ha dominato le recenti elezioni che si sono svolte in tre fasi tra fine dicembre e gennaio, aggiudicandosi 233 dei 264 seggi in palio nella Camera bassa (Pyithu Hluttaw) e 108 dei 224 seggi contesi nella Camera alta (Amyotha Hluttaw). Siccome la Costituzione, redatta dall’esercito nel 2008, già assegna un quarto dei seggi ai militari, l’USDP avrà un controllo assoluto sul prossimo governo. Il voto è stato definito dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni per i diritti umani come un esercizio a senso unico volto a consolidare il dominio militare.

Allo stesso tempo, però, la Costituzione vieta al presidente di ricoprire contemporaneamente il ruolo di comandante in capo delle forze armate. Ma per Min Aung Hlaing la soluzione potrebbe trovarsi in un nuovo organismo istituzionale: pochi giorni dopo la conclusione delle elezioni, i media statali hanno annunciato la creazione di un Consiglio Consultivo dell’Unione composto da cinque membri, con ampi poteri sia sull’amministrazione civile sia sulle forze armate. Secondo Naing Min Khant, dell’Institute for Strategy and Policy in Myanmar, si tratterebbe di una sorta di “super-organismo” posto al di sopra di esecutivo, legislativo e giudiziario, potenzialmente destinato a diventare la vera autorità suprema del Paese.

In questo scenario, Min Aung Hlaing potrebbe rinunciare al titolo militare mantenendo (o addirittura ampliando) la sua influenza, soprattutto se, come suggeriscono fonti interne, sarà lui stesso a scegliere il nuovo comandante in capo, assicurandosi così continuità e fedeltà all’interno del Tatmadaw.

A incidere sugli equilibri del nuovo assetto istituzionale potrebbe essere il secondo in comando della giunta militare, Soe Win. Nelle scorse settimane il suo profilo internazionale è apparso in crescita, soprattutto nei rapporti con la Cina. Durante le celebrazioni del Capodanno lunare, l’ambasciatore cinese a Yangon, Ma Jia, ha dichiarato che le relazioni tra Cina e Myanmar nel 2025 hanno raggiunto “nuove vette”. Min Aung Hlaing, che quest’anno non ha presenziato all’evento, ha delegato in sua rappresentanza proprio Soe Win. Una scelta che alcuni osservatori interpretano come un possibile segnale di preparazione a un incarico di primo piano nel nuovo governo. Soe Win era anche stato, al posto di Min Aung Hlaing, il primo rappresentante dell’esercito a recarsi in Cina dopo il colpo di Stato del 2021. 

Nel suo intervento ha ringraziato la Cina per il ruolo svolto nel “processo di pace” e per il sostegno fornito a livello regionale e internazionale. Il riferimento è agli eventi del 2024-2025, quando Pechino è intervenuta in maniera decisiva nel conflitto nel nord del Paese. Dopo le conquiste dei gruppi armati della resistenza, la Cina ha contribuito a ribaltare gli equilibri sul campo, favorendo il ritorno di diverse aree sotto il controllo del regime. 

Nel suo discorso, Soe Win ha descritto il Myanmar come un crocevia tra il sud-est asiatico e l’Asia meridionale, ricalcando la visione di Pechino, che considera il Paese un corridoio strategico verso l’Oceano Indiano. Ha richiamato i principali progetti infrastrutturali cinesi: il porto in acque profonde di Kyaukphyu nello Stato Rakhine, la diga di Myitsone nello Stato Kachin, gli oleodotti e gasdotti lunghi quasi 800 chilometri che collegano Kyaukphyu allo Yunnan, e la ferrovia Muse-Mandalay, primo segmento del corridoio Kyaukphyu-Kunming.

Il Parlamento dovrebbe riunirsi a marzo 2026 e il nuovo governo entrare in carica ad aprile, seguendo una tempistica simile a quella delle precedenti transizioni post-elettorali del 2010, 2015 e 2020. 

E l’eventuale ascesa di Soe Win a una posizione di primo piano (come vicepresidente o come figura chiave nel nuovo Consiglio Consultivo) potrebbe rispondere a una duplice esigenza: rassicurare Pechino e distribuire il potere tra le gerarchie militari per evitare fratture durante la transizione formale di Min Aung Hlaing alla presidenza. Diversi commentatori hanno indicato che anche il numero tre nella linea di comando, il capo di Stato maggiore Kyaw Swar Lin, da tempo considerato il delfino di Min Aung Hlaing, potrebbe ottenere un ruolo chiave.

Quando il nuovo governo entrerà in carica ad aprile, il Myanmar potrebbe quindi presentarsi con un presidente civile, un comandante in capo scelto dal predecessore e un Consiglio consultivo con poteri trasversali. Ma un cambio di titolo non implica un cambio di direzione nel conflitto, che appare sempre più come una guerra di logoramento.

Vaste aree di territorio restano in mano alle forze di opposizione che combattono contro l’esercito dal colpo di Stato del 2021 e che hanno annunciato l’intenzione di intensificare le operazioni. Anche il Governo di unità nazionale in esilio, che si considera il legittimo rappresentante del popolo birmano, ha respinto le elezioni e ribadito l’obiettivo di rovesciare la giunta.

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