24/02/2026, 11.07
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Il ritorno dei turisti giordani in Siria

di Giuseppe Caffulli

Dopo anni d'isolamento diplomatico e restrioni alla mobilità 395mila cittadini giordani hanno visitato la Siria nel 2025. Famiglie, giovani e viaggiatori indipendenti attraversano il confine per soggiorni brevi, visite culturali o ricongiungimenti familiari. Il progetto di riattivare entro l'anno la storica ferrovia dell'Hegiaz. Una ripresa che contrasta con la crisi del turismo ad Amman vittima delle crisi regionali.

Milano (AsiaNews) - Nelle vie della città vecchia di Damasco, tra le botteghe del souk e i cortili delle case storiche, si muovono finalmente gruppi di visitatori. Entrano nell'antica Moschea degli Omayyadi, si fermano nelle pasticcerie tradizionali, contrattano qualche souvenir nei mercati di spezie e tessuti. Parlano arabo e sono quasi indistinguibili dalla popolazione locale. La scena, che fino a pochi anni fa sarebbe apparsa improbabile, racconta un fatto: la riapertura e il consolidamento dei flussi turistici tra Giordania e Siria.

A ormai tre lustri dallo scoppio della guerra civile siriana, dopo anni d'isolamento diplomatico e forti restrizioni alla mobilità, il collegamento tra Amman e Damasco è tornato operativo. Gli autobus turistici percorrono di nuovo l’asse stradale che collega le due capitali, i tour organizzati sono ricomparsi nei cataloghi delle agenzie giordane e le autorità di frontiera hanno semplificato le procedure di ingresso.

Secondo dati ufficiali siriani, nel 2025 sono stati circa 395 mila i cittadini giordani che hanno visitato la Siria, con un aumento del 93% rispetto all’anno precedente. Si tratta del gruppo nazionale più numeroso tra gli arrivi registrati nel Paese. Il dato segnala non solo una ripresa del turismo in senso stretto in Siria, a oltre un anno dalla caduta di Bashar al-Assad e la salita al potere del leader jihadista Ahmad al-Sharaa, ma indica anche il ritorno di una mobilità civile che interessa famiglie, giovani e viaggiatori indipendenti che attraversano il confine per soggiorni brevi, visite culturali o ricongiungimenti familiari.

Un punto chiave è il valico di Nasib-Jaber, storicamente uno dei principali snodi tra i due Paesi. Prima del 2011, anno in cui è scoppiata la guerra civile siriana, era un corridoio commerciale essenziale; durante gli anni più intensi della guerra aveva però subito chiusure e restrizioni. Oggi gli operatori riferiscono tempi di attraversamento ridotti, in alcuni casi inferiori ai dieci minuti, e procedure amministrative più snelle rispetto al passato. La riattivazione stabile del valico ha reso nuovamente praticabile il viaggio su strada, economicamente accessibile per ampie fasce della popolazione giordana.

Accanto alla via terrestre si è riaperto anche il collegamento aereo. Il 31 gennaio 2025 un volo commerciale della Royal Jordanian ha raggiunto l’aeroporto internazionale di Damasco, segnando il ripristino ufficiale della rotta diretta tra le due capitali dopo 14 anni di interruzione. Attualmente quattro collegamenti settimanali uniscono Amman e Damasco in circa 25 minuti di volo, facilitando gli spostamenti per chi preferisce evitare il viaggio via terra .

Sul piano delle infrastrutture, Siria, Giordania e Turchia stanno inoltre vagliando la riattivazione della storica Ferrovia dell'Hegiaz, la linea costruita in epoca ottomana che collegava Damasco ad Amman e ad altre città della regione. Secondo dichiarazioni di funzionari dei trasporti dei governi coinvolti, il progetto potrebbe diventare operativo entro la fine di quest'anno. La Ferrovia dell'Hegiaz, opera ingegneristica d’inizio Novecento, oltre che dal punto di vista economico è stata importantissima per il mondo islamico. Collegando Damasco a Medina, seconda città santa dell’Islam, rese realizzabile per migliaia e migliaia di fedeli il pellegrinaggio alla tomba del Profeta. Medina si trova in Arabia Saudita, e le condizioni politiche per riattivare la ferrovia fino a destinazione non sono oggi semplici. Ma il sogno di collegare nuovamente il Levante e la regione saudita dell'Hegiaz rafforzando il legame tra il cuore religioso dell'Islam e le periferie del mondo musulmano, resta decisamente suggestivo.

In ogni caso, nel complesso, la ripresa dei viaggi civili verso la Siria viene interpretata dagli osservatori come un indicatore per nulla trascurabile del reinserimento - seppur graduale - di Damasco nei circuiti regionali, dopo anni di sanzioni e isolamento politico. Per la Giordania, Paese confinante con legami storici e familiari profondi, la riattivazione dei flussi con la Siria rappresenta indubbiamente un’opportunità economica e una scelta strategica di cooperazione transfrontaliera.

Il fenomeno, tuttavia, se osservato dal lato giordano, ha aspetti per molti versi paradossali. Mentre cresce il numero di cittadini giordani che si recano in Siria per turismo o visite private, il settore turistico della Giordania ha attraversato negli ultimi anni una fase di contrazione. Tra il 2023 e il 2024 il numero di visitatori internazionali è diminuito sensibilmente, soprattutto a causa dello scoppio della guerra a Gaza, con cali marcati da Europea e Nord-America. Le ricadute si sono fatte sentire in particolare in siti come Petra (patrimonio mondiale dell’Unesco) e il deserto di Wadi Rum, dove le flessioni del turismo internazionale sono state significative, con la chiusura di strutture ricettive e la perdita di posti di lavoro. La percezione di instabilità del Medio Oriente, pur non colpendo direttamente il territorio giordano, ha avuto un peso preponderante. Val la pena ricordare che la Giordania, a causa della guerra civile siriana, ospita ancora come rifugiati sul proprio territorio circa 450mila cittadini di Damasco.

Insomma, da un lato centinaia di migliaia di giordani scelgono di trascorrere periodi di vacanza in Siria, attratti da prezzi contenuti, dalla vicinanza geografica, dalle bellezze artistiche e dalla riscoperta di un patrimonio culturale condiviso. Dall’altro, il Regno hashemita di Giordania fatica a recuperare i volumi di turismo internazionale precedenti al Covid-19 e alle recenti crisi regionali.

La riapertura dei flussi tra Giordania e Siria non è soltanto una notizia che riguarda il turismo o nuovi assetti infrastrutturali. Indica trasformazioni negli equilibri regionali, nei rapporti bilaterali e nelle strategie economiche dei due Paesi arabi. Nei quartieri della vecchia di Damasco, tra fedeli e visitatori, mentre si cuoce la pita, il tradizionale pane arabo, o si lavora il rame per farne lampade o vassoi, si guarda con speranza a questo nuovo inizio. Resta da vedere se questa apertura potrà tradursi, per entrambi i Paesi, in una cooperazione più ampia e stabile, capace di generare sviluppo.

 

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