14/10/2013, 00.00
SIRIA
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Impiegati della Croce rossa e della Mezzaluna rossa rapiti da uomini armati a Idlib

La zona è sotto il controllo dei ribelli, molti dei quali sono islamisti radicali. Il gruppo aveva rifornito di medicinali e attrezzature gli ospedali della zona. In questi anni di guerra in Siria sono morti 22 membri della Croce rossa.

Damasco (AsiaNews) -  Sei uomini della Croce rossa internazionale e un volontario della Mezzaluna rossa sono stati rapiti sulla strada da Sarmin a Saraqeh nella provincia nord-ovest di Idlib. Il rapimento è avvenuto ieri mattina ed è stato confermato dal Comitato internazionale della Croce rossa a Ginevra.

Secondo il portavoce dell'organizzazione internazionale, i sette uomini, dopo aver portato rifornimenti agli ospedali della zona, stavano ritornando a Damasco quando sono stati fermati da un gruppo di armati. La Croce rossa non comunica né la nazionalità dei rapiti, né l'identità dei rapitori. "Non sappiamo chi siano" ha detto il portavoce, chiedendo "l'immediato rilascio dei sette colleghi". La Cri ha anche precisato che il simbolo della Croce rossa con cui i veicoli sono segnati "non è anzitutto un simbolo religioso" e viene messo in evidenza per un facile riconoscimento dei convogli umanitari.

La Croce rossa, esperta nel portare aiuti alle popolazioni nelle situazioni di guerre, cerca di rimanere neutrale nei conflitti. Anche nel caso siriano volontari della Croce rossa e della Mezzaluna rossa (la partner islamica) portano aiuti e cure alle due parti del conflitto.

La zona in cui è avvenuto il rapimento è sotto il controllo dei ribelli ad Assad , molti dei quali islamisti radicali legati ad Al Qaeda.

Secondo la televisione di Stato siriana, il sequestro è opera dei "terroristi", termine con cui si definiscono tutti gli oppositori del regime. Rapimenti di volontari e giornalisti, oltre ad esecuzioni sommarie sono divenuti sempre più comuni nelle zone occupate dai ribelli. La Croce rossa ha dichiarato che dall'inizio del conflitto siriano 22 suoi membri hanno perso la vita.

Da tempo il segretario dell'Onu Ban Ki-moon e il Vaticano chiedono che sia data piena libertà alle organizzazioni umanitarie per svolgere il loro compito.

Dal marzo 2011, quando sono incominciate le rivolte contro Assad, si contano oltre 100mila morti, soprattutto civili. In più vi sono almeno 8 milioni fra profughi fuggiti all'estero e sfollati interni.

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