13/04/2015, 00.00
INDONESIA - FILIPPINE
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Indonesia, i cattolici pregano per la filippina nel braccio della morte

di Mathias Hariyadi
Al via una campagna di preghiera nazionale per la liberazione di Mary Jane, 30enne condannata a morte (sebbene innocente) per traffico di droga. L’iniziativa lanciata in concomitanza con la festa della Divina Misericordia. La famiglia della giovane oggetto di minacce. La madre: “Temo per la vita dei miei nipoti”.

Jakarta (AsiaNews) - I cattolici indonesiani lanciano una campagna di preghiera nazionale per la liberazione della 30enne Mary Jane Fiesta Veloso, madre single di due figli piccoli, condannata a morte - sebbene presunta innocente, perché vittima di un raggiro - per traffico di droga internazionale. L’iniziativa è partita lo scorso fine settimana, in concomitanza con le celebrazioni per la festa della Divina Misericordia. Intanto la famiglia della giovane è oggetto di minacce e in patria e chiede l’aiuto dell’episcopato filippino, dopo che “alcune figure sospette” hanno visitato il loro villaggio e chiesto informazioni su loro. 

L’iniziativa a sostegno della 30nne Mary Jane è stata lanciata dal vicario generale di Semarang p. Sukendar Wignyosumarto; il sacerdote ha chiesto preghiere per la salvezza della giovane, rinchiusa nel braccio della morte e in attesa di essere giustiziata assieme ad altri nove condannati per traffico di droga. La donna è rinchiusa nel carcere di massima sicurezza di Nusakambangan, nello Java centrale, in attesa del via libera definitivo per comparire davanti al plotone di esecuzione. 

Già lo scorso 31 marzo, grazie all’arcivescovo di Semarang mons. Johannes Pujasumarta, era partita una catena di preghiera per la 30enne filippina, la cui drammatica vicenda personale era rimasta a lungo sconosciuta. La speciale orazione per Mary Jane è stata composta da p. Kieser SJ, docente in Teologia morale e oltre che una sorta di padre spirituale della ragazza. 

Mary Jane Fiesta Veloso, donna semplice e madre di due figli, all’età di 25 anni si è trasferita in Malaysia per lavorare come collaboratrice domestica. Un faccendiere locale, attivo nel reclutamento e nello smistamento delle lavoratrici, le affida un incarico: trasportare una valigia - di cui la giovane filippina ignora il contenuto - all’aeroporto indonesiano di Yogyakarta. Giunta a destinazione, Mary Jane viene controllata dalla polizia di frontiera che scopre, all’interno della sacca, 2,6 kg di eroina, per un valore complessivo di circa 500mila dollari. Siamo nell’aprile del 2010 e da allora inizia il calvario giudiziario e personale della donna. Durante il processo non ha potuto ricevere un’assistenza adeguata e solo di recente il suo dramma ha iniziato a circolare.

Intanto la famiglia della giovane avrebbe ricevuto minacce e attenzioni da parte di alcuni sconosciuti e teme per la propria vita. I familiari hanno lanciato un appello ai vertici della Conferenza episcopale filippina, chiedendo aiuto dopo che alcuni “sconosciuti” hanno visitato il villaggio e chiesto informazioni sui parenti di Mary Jane. Le “ripetute” visite al villaggio dei “sospetti” sono iniziate quando la vicenda della ragazza ha iniziato a circolare sui media internazionali. “Siamo spaventati. Non riusciamo nemmeno a dormire. E temo per la vita dei miei nipoti” ha affermato Celia Veloso, madre di Mary Jane. 

Sono circa 10 milioni i lavoratori filippini all’estero, la maggior parte dei quali vedono nell’espatrio l’unica possibilità per sfuggire alla povertà. In passato il governo di Manila ha avvertito i connazionali del pericolo di venire coinvolti, anche in modo inconsapevole, nel traffico internazionale di droga. Nel mondo vi sono almeno 125 cittadini filippini nel braccio della morte, molti dei quali condannati proprio per reati legati al narcotraffico. La Corte suprema indonesiana ha respinto la richiesta di riaprire il caso riguardante la giovane Mary Jane; Manila ha annunciato che inoltrerà un secondo appello alle autorità di Jakarta.

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