31/03/2022, 11.12
AFGHANISTAN
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Kabul: morti quasi 14mila neonati da inizio anno per mancanza di cibo

Il disastro umanitario era annunciato: oltre metà della popolazione si trova già in situazione di insicurezza alimentare. Le agenzie internazionali stanno mettendo in atto misure di contenimento. Nel frattempo Mosca ha accreditato il primo diplomatico dell'Emirato islamico dell'Afghanistan.

Kabul (AsiaNews/Agenzie) - L’Afghanistan continua a sprofondare in una crisi umanitaria che analisti ed esperti avevano annunciato, dopo il ritiro occidentale e la riconquista talebana del Paese: il 95% della popolazione continua ad avere un consumo alimentare inadeguato; oltre l’85% delle famiglie che in precedenza avevano un reddito ha dichiarato di non aver percepito uno stipendio a febbraio; almeno 23 milioni di persone (più della metà della popolazione) si trovano già in condizione di insicurezza alimentare. Da mangiare al massimo c’è solo pane, persino zuccherare il tè è un lusso. Almeno 26 madri e 13.700 neonati sono morti dall’inizio dell’anno per la mancanza di cibo, affermano i dati del ministero della Salute.

In un Paese dove il numero di vedove è oltre 900mila secondo reliefweb, le donne e i bambini sono costretti a chiedere l’elemosina per cercare di mantenere la propria famiglia: a Herat alcune centinaia di bambini sono stati prelevati dai funzionari del ministero del Lavoro e dalle organizzazioni internazionali affinché imparino un mestiere, scrive ToloNews. I ragazzi recuperati dalla strada riceveranno 79 dollari al mese e potranno continuare a studiare per sei mesi. Misure di tamponamento, come i trasferimenti di denaro dell’Unicef: le famiglie più vulnerabili ricevono assistenza finanziaria con la possibilità di disporre liberamente dei soldi. Secondo un recente rapporto dell’agenzia, il denaro viene usato soprattutto per comprare cibo, scarpe e vestiti per i bambini, medicine, legno o altri combustibili per scaldare la casa.

In parallelo, complice la disattenzione dei media occidentali, concentrati sul conflitto in Ucraina, i talebani continuano indisturbati la loro repressione della società: alle ragazze è stato vietato di tornare a scuola, le donne non potranno viaggiare all’estero senza un accompagnatore; la Bbc, Deutsche Welle e altri media internazionali sono stati costretti a chiudere i loro programmi in urdu, pashto e persiano e ad andarsene; i parchi sono stati segregati in base al sesso - le donne potranno andarci solo tre giorni a settimana e gli uomini gli altri quattro, tra cui il fine settimana -, agli uomini è stato inoltre imposto di indossare gli abiti tradizionali e di farsi crescere la barba. I funzionari del ministero per la promozione della Virtù e la prevenzione del Vizio hanno minacciato di licenziare chiunque si presenti al lavoro violando la nuova regola. Nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi, è evidente che i talebani non sono cambiati e non sono diventati moderati.

Sarebbe quindi stato un evento epocale se alle ragazze fosse stato davvero concesso di tornare a scuola, come in un primo momento i talebani avevano promesso: la mattina del 23 marzo, quando dopo più di sette mesi sono stati riaperti gli istituti scolastici per l’inizio del nuovo anno, alle giovani donne che avrebbero ricominciato le superiori è stato invece vietato di entrare in classe. In segno di protesta gli Stati Uniti non si sono presentati a un incontro in programma a Doha in cui avrebbero discusso con i talebani le questioni economiche chiave per sbloccare la situazione finanziaria e la mancanza di liquidità, principale causa della disastrosa situazione umanitaria. 

I talebani si sono allora rivolti a Oriente: ieri e oggi si è tenuto in Cina un vertice dei ministri degli Esteri della regione. Il summit, il terzo di questo tipo, si è tenuto a Tunxi, nella provincia cinese di Anhui e vi hanno preso parte i rappresentanti di Pakistan, Russia, Iran, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. La Cina ha sottolineato che un Afghanistan prospero e stabile è nell’interesse non solo del popolo afghano, ma dell’intera regione. A margine dell’incontro verranno discusse le relazioni economiche trilaterali tra Kabul, Islamabad e Pechino, mentre il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha affermato che i crescenti legami commerciali tra l'Afghanistan e le nazioni limitrofe stanno contribuendo al potenziale riconoscimento internazionale dell’amministrazione talebana: oggi è stato accreditato a Mosca il primo diplomatico afghano del nuovo governo dell’Emirato islamico dell’Afghanistan.

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