Kuala Lumpur stringe sui visti: obiettivo meno lavoratori stranieri entro il 2035
Il governo, nel tentativo di favorire l'occupazione locale, ha annunciato nuove misure che prevedono un aumento delle soglie salariali per il rilascio e permanenze limitate anche per i migranti ad alto reddito. Ma senza investimenti nella formazione, la Malaysia rischia solo una carenza di manodopera qualificata e un aumento dei costi.
Kuala Lumpur (AsiaNews/Agenzie) - La Malaysia punta a ridurre in modo significativo la propria dipendenza dalla manodopera straniera. Per questo ha deciso di introdurre nuove restrizioni che potrebbero ridefinire l’intero sistema economico nazionale.
Secondo quanto annunciato dal governo guidato dal primo ministro Anwar Ibrahim, a partire da giugno aumenterà la soglia minima salariale per ottenere un visto di lavoro: per alcune categorie si passerà da 10mila a 20mila ringgit mensili (da circa 2.500 a 5.000 dollari), mentre altre fasce vedranno incrementi da 5mila a 10mila e da 3mila a 5mila ringgit. Parallelamente, i datori di lavoro potranno sponsorizzare uno stesso lavoratore straniero solo per un periodo limitato, tra cinque e dieci anni, a seconda del tipo di permesso.
Si tratta di una stretta che rientra nella strategia del governo di ridurre la quota di lavoratori stranieri dal 14,1% (dato del 2024) al 5% entro il 2035, con l’obiettivo dichiarato di favorire l’occupazione dei cittadini malaysiani e aumentare i salari medi, che oggi si aggirano sui 700 dollari mensili.
La Malaysia ospita circa 2,1 milioni di lavoratori stranieri regolari impiegati in lavori a basso costo, che spesso ricevono uno stipendio di poco maggiore al minimo salariale di 1.700 ringgit (circa 430 dollari al mese). Accanto a questi sono presenti nel Paese anche circa 140mila lavoratori altamente qualificati che operano nel settore finanziario, tecnologico, dei semiconduttori e dell’energia.
Secondo i dati del ministero dell’Interno, questa fascia di espatriati ad alto reddito contribuisce in modo significativo all’economia nazionale, con circa 75 miliardi di ringgit (19 miliardi di dollari) immessi ogni anno e circa 100 milioni di ringgit (25 milioni di dollari) in tasse.
Il governo sostiene anche che la dipendenza da manodopera straniera poco qualificata abbia rallentato i processi di innovazione tecnologica e la crescita della produttività, generando “distorsioni salariali” e un mercato del lavoro dominato da impieghi a basso valore aggiunto.
Le nuove restrizioni non riguardano quindi solo i lavoratori meno qualificati, ma vengono estese anche agli espatriati con salari più elevati, con l’intento – secondo le autorità – di garantire che il loro impiego “complementi realmente” e favorisca lo sviluppo delle competenze locali.
Le imprese, oltre a rischiare di vedere i costi raddoppiare per l’aumento degli stipendi, dovranno inoltre pianificare la sostituzione dei lavoratori stranieri con personale locale al termine del periodo di permanenza, un processo che richiederà ulteriori investimenti nella formazione e nello sviluppo delle competenze.
Per la Malaysia, la sfida principale resta infatti cercare di formare una forza lavoro adeguata. Gli analisti economici ritengono che senza un rafforzamento del sistema educativo e della formazione professionale, la riduzione degli espatriati rischia di tradursi in carenze di personale qualificato, piuttosto che in un reale aumento dell’occupazione interna.
Foto: Abdul Razak Latif / Shutterstock.com
13/11/2024 09:03




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