11/06/2026, 13.07
VIETNAM - ISRAELE
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L'Asia-Pacifico traina le esportazioni militari israeliane: Vietnam (e India) in prima linea

L'export di armi israeliane ha raggiunto il record di 19,2 miliardi di dollari nel 2025, grazie agli acquisti quasi raddoppiati nell’Asia-Pacifico. Tra i partner principali c’è il Vietnam, di cui Israele è oggi il secondo fornitore dopo la Russia. Intermediaria sarebbe stata Nguyen Thi Thanh Nhan, donna d’affari poi caduta in disgrazia ad Hanoi e condannata in contumacia a 30 anni di carcere. Anche India, Thailandia e Singapore coltivano i legami militari con lo Stato ebraico, con l’obiettivo di sviluppare capacità autonome.

Tel Aviv (AsiaNews) - Le esportazioni militari israeliane hanno raggiunto un nuovo record storico, trainate dagli acquisti da parte dei Paesi del sud-est asiatico. Secondo i dati diffusi dal ministero della Difesa israeliano, le vendite all’estero hanno toccato i 19,2 miliardi di dollari nel 2025, una crescita del 30% rispetto ai 14,8 miliardi del 2024 e un aumento per il quinto anno consecutivo. 

Anche se l’Europa resta il principale mercato per lo Stato ebraico, con il 36% delle esportazioni (6,9 miliardi di dollari), gli acquisti da parte nell’Asia-Pacifico sono quasi raddoppiati, passando da circa 3,4 miliardi di dollari nel 2024 a 6,1 miliardi nel 2025, pari al 32% delle vendite totali. Oltre la metà delle esportazioni del 2025 è avvenuta attraverso accordi diretti tra governi, per un valore di circa 10 miliardi di dollari.

Il Vietnam è citato tra i Paesi del sud-est asiatico che più di tutti hanno consolidato la cooperazione militare con Israele, al punto che Israele è diventato il secondo fornitore d’armi dopo la Russia. Negli ultimi anni Hanoi ha cercato di diversificare i propri fornitori di armamenti, riducendo la dipendenza da partner tradizionali (Cina, Russia e Stati Uniti) e sviluppando capacità tecnologiche interne, seguendo una tendenza che accomuna diverse nazioni del continente. 

Tra i nuovi partner più importanti di Israele c’è infatti anche l’India, che, nel tentativo di ridurre la propria storica dipendenza da Mosca, tra il 2020 e il 2024 ha assorbito circa il 34% delle esportazioni militari israeliane. I progetti più importanti includono i missili Barak-8 sviluppati congiuntamente da Israele e dall’Organizzazione indiana per la ricerca e lo sviluppo della difesa (Drdo), e la produzione locale di oltre 425mila fucili d’assalto destinati all’esercito indiano.

Tornando al Vietnam, nel 2024, la Israel Aerospace Industries (IAI) ha avviato colloqui con aziende vietnamite per progetti di sviluppo congiunto e trasferimento tecnologico. Fonti del settore parlano inoltre di un accordo da circa 680 milioni di dollari per la fornitura di due satelliti di sorveglianza, che dovrebbero rafforzare le capacità vietnamite di intelligence e monitoraggio nel Mar Cinese meridionale.

La crescente domanda dall’Asia riguarda sistemi di difesa aerea, missili, radar, tecnologie di sorveglianza, piattaforme elettroniche, conseguenza delle crescenti minacce cinesi e del generale riarmo dell’intera regione. Il Vietnam, nonostante resti dipendente da Pechino in termini economici, negli ultimi anni ha cercato di stringere alleanze con attori diversi, e resta una delle nazioni in prima linea contro le ingerenze marittime cinesi nelle acque territoriali dei Paesi del sud-est asiatico. I lanciarazzi EXTRA per la difesa costiera, acquistati da Israele, per esempio, sono stati dispiegati sulle isole Spratly, atolli contesi da Cina e Vietnam. 

A fare da intermediaria in molti accordi sarebbe stata Nguyen Thi Thanh Nhan, donna d’affari condannata in contumacia a 30 anni di carcere e che ora risiede in Germania, dove ha ottenuto la protezione del governo in cambio di informazioni sul traffico d’armi in Asia. 

Nonostante crescenti pressioni europee nei confronti di Israele per come sta conducendo la guerra contro la Striscia di Gaza e il Libano, il ministero della Difesa israeliano sostiene che la domanda di sistemi israeliani rimanga elevata. Un risultato, secondo alcuni analisti, della strategia israeliana avviata negli anni 2000 di ridurre la dipendenza dai clienti occidentali per costruire partnership più profonde in Asia.

Ma i rapporti tra Vietnam e Israele non riguardano solo il commercio d’armi. Dopo gli attentati del 7 ottobre, i due Paesi hanno stipulato un accordo di libero scambio e il loro commercio bilaterale ha raggiunto i 3,75 miliardi di dollari nel 2025, mentre in gennaio la compagnia aerea israeliana Arkia ha inaugurato i voli diretti tra Hanoi e Tel Aviv.

I recenti rapporti con il Vietnam si intrecciano con quelli di altri partner della regione. La Thailandia ha avviato la produzione locale di missili Spike attraverso una partnership con la Rafael Advanced Defense Systems. Singapore, nonostante alcune proteste interne legate alla guerra a Gaza, ha scelto di modernizzare la propria flotta di droni con nuovi sistemi prodotti dalla società israeliana Elbit Systems.

La sostenibilità di questa espansione dipenderà, secondo gli analisti, dalla capacità di trasformare le semplici vendite di armamenti in cooperazione industriale, trasferimento tecnologico e progetti di co-produzione, un modello sempre più richiesto dai governi asiatici che vogliono sviluppare capacità autonome nel settore della difesa.

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