L'Ue cambia le regole sugli imballaggi, i costi li paga anche lo Sri Lanka
Le nuove regole sulla sostenibilità stanno mettendo in difficoltà molti esportatori locali. L'Unione Europea è il più grande mercato per l'industria tessile. Da settembre le aziende dovranno adeguarsi ai requisiti lungo l'intera filiera: aziende chiamate a investire in certificazioni, monitoraggio dell'impronta di carbonio e revisione degli imballaggi.
Colombo (AsiaNews) - A meno di tre mesi dall’entrata in vigore delle nuove normative Ue in materia di imballaggi, la maggior parte degli esportatori potrebbe non essere pronta ad affrontare i cambiamenti per l’accesso al mercato dell’Unione Europea, che rappresenta il più grande mercato dello Sri Lanka, in particolare per l’abbigliamento.
Il regolamento europeo su imballaggi e rifiuti di imballaggio - adottato nel dicembre 2024 ed entrato in vigore l’11 febbraio 2025 - sostituisce la vecchia direttiva. Analisti economici ritengono che le nuove regole Ue sui rifiuti di imballaggio e sulle certificazioni ecologiche, in vigore nel settembre 2026, costituiranno un significativo ostacolo per i commercianti dello Sri Lanka.
Le imprese che immettono merci nel mercato Ue dovranno rispettare norme su imballaggio, etichettatura, riutilizzo e uso di alcuni materiali. Attualmente, lo Sri Lanka esporta una vasta gamma di merci verso l’Unione Europea: oltre all'abbigliamento, tè, spezie, prodotti in gomma e frutti di mare.
Secondo Dilhan C. Fernando, presidente e amministratore delegato della Dilmah Tea Company, esperto in pratiche commerciali sostenibili, “la nuova normativa stabilisce requisiti di sostenibilità ed etichettatura che vanno dalla produzione alla gestione dei rifiuti”. Chiaramente, rispettarli comporta un aumento dei costi. “Gli esportatori dovranno investire nell’aggiornamento delle etichette, incorporando potenzialmente codici QR e informazioni sulla raccolta differenziata, per soddisfare i nuovi standard dell’Ue”, continua.
Gli analisti economici Thushari Galappathi e Shirantha Hewapathirana hanno informato AsiaNews che “i nuovi requisiti includono la riciclabilità, il contenuto minimo di materiale riciclato, l’etichettatura, la riduzione al minimo degli imballaggi, compresi gli obblighi di riutilizzo”. Inoltre è previsto anche il divieto di imballaggi alimentari contenenti Pfas al di sopra dei limiti di concentrazione stabiliti. E viene richiesto alle aziende di considerare l’intero ciclo di vita dei propri imballaggi.
Gli analisti spiegano che, nonostante la Commissione europea abbia annunciato nel giugno 2025 l’intenzione di ritirare la proposta di direttiva sulle dichiarazioni ambientali (GCD), le imprese che operano nel mercato europeo non saranno esentate da obblighi in materia di sostenibilità. I negoziati sulla direttiva sono stati infatti sospesi, ma resta pienamente in vigore la direttiva Empowering Consumers for the Green Transition, che introduce nuove regole contro il greenwashing.
A partire da settembre 2026, in tutta l’Unione europea saranno vietate le dichiarazioni ambientali generiche - come “verde”, “ecologico”, “sostenibile” - se non supportate da prove verificabili o da sistemi di certificazione riconosciuti. Le nuove disposizioni colpiscono anche le affermazioni relative alle prestazioni ESG (ambientali, sociali e di governance) e le dichiarazioni di neutralità climatica basate esclusivamente sulla compensazione delle emissioni attraverso crediti di carbonio. In pratica, le aziende non potranno più presentare un prodotto o un’attività come “carbon neutral” senza dimostrare la reale riduzione delle emissioni.
Secondo alti funzionari dell’Export Development Board (Edb), il settore dell’abbigliamento deve investire in soluzioni avanzate per monitorare l’impronta di carbonio e soddisfare i rigorosi requisiti di trasparenza dell’Ue, “mentre i produttori di tè e alimenti devono garantire che i materiali a contatto con gli alimenti siano privi di sostanze proibite come i Pfas e che i materiali di imballaggio siano ridotti al minimo e riciclabili. Nel frattempo, i principali produttori e le catene di approvvigionamento dei piccoli agricoltori nell’industria della gomma devono far fronte a una crescente pressione per conformarsi alle normative in materia di imballaggi e deforestazione”.
Sugli imballaggi è necessario collaborare con gli acquirenti europei per rivedere le attuali specifiche ed “evitare di apporre sulle confezioni diciture generiche di tipo ‘ecologico’ fino all’ottenimento di certificazioni comprovabili”, aggiungono. “Per monitorare le procedure della catena di approvvigionamento, è necessario prepararsi ai requisiti di trasparenza mappando le catene e ottenendo le certificazioni di sostenibilità".
08/02/2022 12:49
02/03/2026 11:09





