La 'lobby tatara' in Russia tra lealtà e autonomia
La repubblica russa del Tatarstan sugli Urali è storicamente una regione di grandi tendenze autonomiste con un proprio gruppo di pressione molto attivo a Mosca. Pur dovendo oggi fare i conti con il centralismo putiniano e avendo dovuto sacrificare in parte la questione linguistica ha mantenuto comunque vantaggi economici notevoli a cui non intende rinunciare.
Mosca (AsiaNews) - La repubblica russa del Tatarstan sugli Urali è da sempre una regione di grandi tendenze autonomiste, come avveniva negli anni ’90 dopo la fine dell’Urss, quando il governo di Kazan aveva istituito perfino un proprio ministero degli Esteri. Si è poi dovuto sottomettere al centralismo putiniano, e negli ultimi anni deve guardarsi dalle spinte separatiste che fanno capolino in tutti i “popoli minori” della Federazione, con forti repressioni da parte di Mosca.
Le élite attuali dei tatari cercano di rafforzare le proprie prerogative federali, ma cercando di evitare qualunque conflitto tra il Cremlino di Kazan e quello di Mosca, lasciando in secondo piano anche la questione della lingua nazionale, una delle più sentite tra il popolo. Per proteggere i propri interessi funziona una “lobby tatara” molto attiva a Mosca, a cui si riferisce il politologo russo Aleksej Mukhin su Idel.Realii affermando che “le pressioni che i tatari cercano di creare attorno alla personalità di Vladimir Putin spesso suscitano reazioni piuttosto irritate tra le torri del Cremlino”. Eppure le loro iniziative riescono ampiamente a difendere gli interessi repubblicani dei tatari.
Anche il politologo tataro Ruslan Ajsin ritiene che la classe dirigente di Kazan goda di molti agganci in Russia, basandosi sul potenziale di funzionari molto preparati. In tanti settori della politica e della società russa si notano in effetti personalità molto influenti provenienti dal Tatarstan, come il vice-premier Marat Khusnullin, che dal 2001 al 2010 è stato ministro dell’edilizia e dell’architettura, un campo in cui i tatari fanno molti affari, e diversi altri. Quando all’inizio della sua ascesa ai vertici, Khusnullin era diventato vice-sindaco di Mosca, “un’enorme quantità di tatari si è diffusa negli organi amministrativi della capitale”, ricorda Ajsin, affermando che “ci sono buone fondamenta nell’affermazione che il presidente di Kazan, Rustam Minnikhanov, sia in grado di sistemare i suoi uomini un po’ dappertutto”.
L’attività “espansionistica” dei tatari a Mosca e in altri luoghi importanti fa parte della vocazione originaria di questa popolazione, erede dei Khan mongoli che hanno dominato la Russia per due secoli, rimanendo poi inseriti nella casta al potere degli zar. I vertici di Mosca apprezzano la lealtà e l’efficienza dei tatari, la cui regione risulta una delle più ricche dell’intera federazione grazie alle sue risorse energetiche, e sviluppando una parte molto importante della produzione militare, ciò che oggi risulta particolarmente necessario. Non è l’unico “clan regionale” influente della Russia, ricordando ad esempio i ceceni di Ramzan Kadyrov, che rimangono peraltro limitati alla zona caucasica.
Per anni il Tatarstan è rimasta l’unica repubblica a conservare a lungo il titolo di “presidente”, escluso per legge fin dal 2018, e solo a dicembre 2022 il parlamento di Kazan ha accettato la norma, definendo il presidente con il titolo di glava, “capo” come nel resto della Federazione, ma aggiungendo il termine glava-rais, che suggerisce lo status di “Khan” moderno. Così come si è conservato per molto tempo l’insegnamento della lingua tatara in tutte le scuole, anche qui poi cedendo alle imposizioni di Mosca, per cui deve dominare solo la lingua russa.
La questione linguistica viene sacrificata sull’altare dei vantaggi economici sostenuti dalla lobby, e a questi i tatari non intendono rinunciare, anche permettendosi accordi internazionali con la Cina e altri partner asiatici, su cui Mosca è costretta a chiudere un occhio. Se però l’economia di tutta la Russia dovesse andare sempre più verso la crisi, le cui avvisaglie sono evidenti da tempo nel contesto delle sanzioni e delle grandi spese militari, non è escluso che i russi ricomincino a vedere i tatari come concorrenti, come accadeva negli anni ’90. E se i tatari dovessero risvegliare gli istinti autonomistici, questo provocherebbe analoghe spinte centrifughe in tutto il Paese, col rischio di una disgregazione molto seria dell’intera Federazione Russa.
13/03/2023 08:50
13/05/2021 12:12
12/05/2021 10:59





.png)