La (tortuosa) via al mare dell'Asia Centrale
Per aggirare il blocco sia il Golfo sia l'Afghanistan infiammati dai conflitti, sta emergendo un nuovo corridoio terrestre che partendo dal porto di Karachi sulle rive del mare d’Arabia per giunge fino a Taškent passando dal terriotorio iraniano. Un percorso lungo e faticoso che per il Pakistan oggi è l'unica via per entrare nel mercato dell’Asia centrale, dove vivono quasi 80 milioni di persone.
Taškent (AsiaNews) - Tra le risposte alle tensioni del Golfo, e anche tra Pakistan e Afghanistan, va emergendo un nuovo itinerario logistico tra il Pakistan e l’Asia centrale, che si dirige verso il territorio dell’Iran cercando di evitare l’escalation dei conflitti. Secondo gli esperti, si tratta di una delle poche alternative reali per la regione centrasiatica, che non ha accesso al mare, ma deve affrontare enormi spese e diverse altre difficoltà.
Nel mese scorso si sono mossi molti camion frigoriferi pieni di carne di manzo dal Pakistan verso l’Uzbekistan, partendo dal porto di Karachi sulle rive del mare d’Arabia per giungere via terra fino a Taškent. I mezzi si sono diretti attraverso il terminale di frontiera di Gabt-Rimdan per giungere sul territorio dell’Iran, attraversare il Turkmenistan e arrivare a destinazione. È un percorso che permette al Pakistan di entrare nel mercato dell’Asia centrale, dove vivono quasi 80 milioni di persone.
Per l’Uzbekistan, che ha visto in questi mesi enormi aumenti dei prezzi della carne per le limitazioni della produzione interna, il manzo pakistano è una grande possibilità di diversificazione, e in generale per tutti i centrasiatici si apre l’accesso ai porti marittimi. Non è certo l’itinerario più breve rispetto a quello attraverso l’Afghanistan, ma la situazione delle tensioni di frontiera tra Islamabad e Kabul non permette di correre molti rischi, in quanto i passaggi tra Torkham e Chaman si sono interrotti più volte per gli scontri armati negli ultimi mesi, bloccando migliaia di mezzi di trasporto e facendo saltare le consegne.
I piani del Kazakistan e dell’Uzbekistan di congiungere le proprie linee ferroviarie con i porti pakistani per ora rimangono soltanto sulla carta, sempre a causa dell’instabilità della regione. A febbraio 2026 il presidente kazaco Kasym-Žomart Tokaev e quello uzbeko Šavkat Mirziyoyev si sono recati a Islamabad per discutere dei corridoi di trasporto, e sono stati conclusi accordi di contorno, ma non si sa quando i binari verranno collocati a terra. In queste condizioni rimane solo l’itinerario automobilistico, al posto delle strade chiuse dell’Afghanistan. Il passaggio dal Pakistan “è più lungo e più costoso, ma almeno è un’alternativa”, osserva l’analista Ališer Ilkhamov, direttore del Central Asia Due Diligence di Londra.
Il percorso tramite l’Afghanistan impegna al massimo 5-6 giorni, con 500 e passa litri di carburante, mentre quello pakistano occupa oltre 1.500 chilometri, con grandi percorsi da attraversare sia dall’Uzbekistan, che confina con l’Afghanistan, sia dal Kazakistan e dal Kirghizistan, che devono attraversare territori più lunghi e faticosi. Dopo l’inizio del conflitto tra Usa e Iran del 28 febbraio e il blocco dello stretto di Hormuz, tutti gli itinerari sono stati sconvolti, con il blocco dei porti iraniani, soprattutto quello più “globale” di Bandar-Abbas su cui si sono scatenati i primi bombardamenti israeliani e americani.
Tutti i Paesi dell’Asia centrale si sono quindi riversati sull’itinerario “a luce verde” da Gabt-Rimdan e Taftan-Miržav, dove sono predisposti i sistemi di passaggio dei Tir tra Pakistan e Iran, anche se il tutto avviene nella massima prudenza, per evitare che i Paesi centrasiatici vengano accusati di collaborazionismo con Teheran e diventino a loro volta obiettivi degli attacchi israelo-americani. In questo senso la visita negli Stati Uniti della figlia del presidente dell’Uzbekistan, Saida Mirziyoyeva, con la firma di accordi di collaborazione commerciale, ha assunto un significato particolarmente strategico nel contesto attuale.
Si è parlato dello sviluppo della rete ferroviaria tra l’Asia centrale e i porti marittimi lo scorso 20 aprile a Washington, alla presentazione della nuova strategia Silk Seven Plus, elaborata dall’istituto New Lines per l’integrazione dell’intera regione, ricordando che “non si può escludere l’Afghanistan”, affermano gli esperti, ma cercando di ampliare gli itinerari in tutte le direzioni senza isolare nessuno. Si tratta di un processo complicato e a lunga scadenza, ma di vitale importanza non solo per gli abitanti locali, ma per tutta la rete commerciale mondiale.
29/06/2022 11:46
11/09/2021 09:14





