20/04/2026, 11.52
CINA-VATICANO
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La Chiesa cattolica in Cina sotto il 'rigore' di Pechino

di Andrew Law

La seconda parte della riflessione di una fonte di AsiaNews che conosce in presa diretta il cammino della Chiesa in Cina sull'anno tarscorso dalla morte di Francesco e dall’inizio del pontificato di Leone XIV. “Silenzio sul papa, dominano le attività di studio politico. Controlli e regolamenti soffocano il lavoro missionario”.

Milano (AsiaNews) - Pubblichiamo la seconda parte di una riflessione sulla Chiesa cattolica in Cina a un anno dalla morte di papa Francesco e dall'elezione di papa Leone XIV. Dopo la prima parte dedicata allo sguardo del Vaticano sulla Cina quest'ultima parte si concentra su alcune tendenza emerse in Cina nell'ultimo anno.   

Se si considera che nel 2025 la Chiesa universale ha vissuto numerosi eventi di rilievo - il Giubileo della speranza, la successione nella Santa Sede e l’elezione del nuovo Papa Leone XIV - il comportamento, a confronto, dell’Associazione patriottica e del Consiglio dei vescovi in Cina e delle principali diocesi del Paese appare estremamente discreto. Anche sulla piattaforma “Wanyou Zhenyuan”, molto diffusa tra i fedeli, si trovano raramente notizie in merito. Finora è stata individuata soltanto una breve nota dell’agenzia Xinhua, ripresa dal sito Xinde, composta da appena 36 caratteri, che riferisce come l’“Associazione e Conferenza” abbia inviato un messaggio di congratulazioni per l’elezione di “papa Leone XIV”.

Secondo persone informate, dietro questo silenzio vi sono due considerazioni: da un lato, le autorità competenti stanno ancora osservando la posizione del nuovo Papa; dall’altro, persistono gli effetti dell’“incidente Shi Yongxin in Vaticano” (la visita dell’abate di Shaolin poi finito in disgrazia in Cina ndr) avvenuto all’inizio del 2025. Tale episodio ha portato a un drastico irrigidimento del sistema di autorizzazione per gli affari esteri, facendo sì che, nel trattare notizie riguardanti il Papa, le comunità locali e le organizzazioni religiose adottino una linea di silenzio collettivo, basata sul principio secondo cui “negli affari esteri nulla è insignificante”.

Sebbene l’accordo provvisorio tra Cina e Vaticano abbia registrato progressi nella nomina dei vescovi, non ha tuttavia portato la Chiesa cinese ad allinearsi profondamente con la Chiesa universale sul piano procedurale. Nonostante quattro vescovi della Cina continentale abbiano partecipato per la prima volta al Sinodo dei vescovi, lo spirito e le pratiche della “sinodalità” promosse da tali incontri non sono visibili nel contesto nazionale. I vescovi partecipanti sembrano inoltre non aver rafforzato l’unità nelle loro diocesi: ad esempio, la foto di un vescovo con il papa è stata interpretata da alcuni sacerdoti come un segno che egli avesse ottenuto una sorta di “spada imperiale”, con la quale colpire i sacerdoti “non collaborativi”.

Il rafforzamento del controllo su internet è solo una delle sfide. Da quando è stata promossa la “sinicizzazione delle religioni”, si sono moltiplicate le attività di studio politico: dal movimento delle “quattro introduzioni” del 2018 (bandiera nazionale, Costituzione e leggi, valori fondamentali del socialismo, eccellenze della cultura tradizionale cinese nei luoghi di culto), alle campagne del 2021 sui “tre amori” (patriottismo, amore per il Partito, amore per il socialismo) e sulle “cinque storie”, fino al movimento del 2025 “studiare le normative, osservare la disciplina, rafforzare la pratica, costruire un’immagine”, accompagnato da iniziative come “promuovere la frugalità e combattere il lusso, mantenere una fede e una pratica corrette”. Tutto ciò ha sommerso le realtà locali tra studi, relazioni e mostre.

Come dice il proverbio: “Se dall’alto si impone una severità in più, dal basso si applica con dieci volte maggiore durezza”. I vescovi che ricoprono incarichi nell’“Associazione e Conferenza” spesso promuovono nelle diocesi progetti di facciata. Un membro del clero ha commentato in privato: “Negli ultimi anni abbiamo partecipato a innumerevoli riunioni e dobbiamo anche scrivere relazioni di studio. Il lavoro pastorale e missionario è già estremamente impegnativo. Se si vuole davvero promuovere la frugalità, bisognerebbe prima eliminare queste mostre e riunioni costose, utili solo per i resoconti di fine anno”.

Molti fedeli riferiscono che, dallo scorso Natale, piattaforme come “Wanyou Zhenyuan” (così come altre precedenti) hanno smesso di trasmettere le messe papali; inoltre, i principali siti cattolici richiedono la registrazione con nome reale e molti contenuti sono stati rimossi.

A Shanghai, dopo l’insediamento del nuovo vescovo Shen Bin, le misure sono state ulteriormente rafforzate: sono stati vietati i corsi estivi di catechismo e, dall’anno scorso, è proibito l’ingresso dei minori in chiesa. Anche nella basilica mariana di Sheshan, pur essendo un’attrazione turistica, ai bambini non è consentito entrare, suscitando frequenti proteste da parte dei visitatori. Fedeli provenienti da altre regioni affermano che il divieto per i minori esiste da tempo, ma che nell’ultimo anno i controlli si sono intensificati.

Come Chiesa di riferimento, Shanghai mostra cambiamenti anche su altri fronti. Si apprende che, eccetto il novantenne e malato p. Zhu Yude, gli altri cinque sacerdoti “clandestini” hanno firmato, prima dell’autunno scorso, una “lettera di impegno”, il cui contenuto prevede l’accettazione della guida del Partito, il patriottismo, il rispetto delle leggi e il divieto di celebrare sacramenti in luoghi non religiosi. Un altro religioso ha firmato una “richiesta di trasformazione”. Le oltre dieci religiose appartenenti a comunità clandestine, incapaci di sostenere la vita nelle grandi città, sono state disperse; la loro situazione attuale è sconosciuta.

Un sacerdote del nord afferma che, sebbene nella sua diocesi non si tengano grandi assemblee con la presenza di funzionari come a Shanghai, il recente “insegnamento rigoroso” ha portato a una copertura totale delle verifiche. Dalla gestione degli incarichi ecclesiastici e dei documenti per l’espatrio, alle campagne sulla frugalità, fino ai controlli ordinari su sicurezza e finanze, compilare moduli e partecipare a riunioni è diventata la norma. Sebbene nel 2018 gli uffici religiosi siano stati integrati nel Dipartimento del Fronte Unito, l’intervento amministrativo non si è ridotto e alcune decisioni mancano di fondamento professionale. Ad esempio, sulla base della norma secondo cui “le attività religiose si svolgono generalmente nei luoghi di culto”, alcune regioni vietano ai sacerdoti di presiedere riti funebri nelle camere mortuarie.

Sotto lo slogan dell’“insegnamento rigoroso”, anche le chiese domestiche protestanti sono state duramente colpite. Dopo il raid contro la Chiesa di Sion a Pechino il 9 ottobre 2025, gli avvocati coinvolti nella difesa hanno subito la pressione più forte dai tempi dell’“incidente 709” del 2015: tra i 40 avvocati coinvolti, oltre la metà affronta rischi di disoccupazione e trattamenti restrittivi. Tuttavia, a causa del controllo su internet, poche informazioni sono emerse.

Naturalmente, l’“insegnamento rigoroso” ha anche una sua logica concreta. Per ragioni storiche, il livello qualitativo del clero è disomogeneo. Il 2 aprile 2026, i media hanno reso pubblico un caso economico nella Chiesa cattolica dell’Hunan: per appropriazione indebita e vendita di beni ecclesiastici, tre responsabili principali sono stati condannati - il vescovo Qu Ailin e padre Li Hongwei (direttore della commissione amministrativa cattolica) a sei anni di carcere, e Hu Yali (presidente dell’Associazione patriottica) a sette anni.

Un ricercatore cattolico ha commentato: la Chiesa è uno specchio della società. Con l’intensificarsi della lotta alla corruzione, emergono sempre più casi, e sempre più gravi. Questo induce a riflettere: in uno Stato di diritto sempre più rigoroso, la società costringe la Chiesa a “rivolgere la lama verso sé stessa”; ma quale contributo può offrire la Chiesa alla società?

Guardando alla storia, nel 1926 papa Pio XI consacrò a Roma i primi sei vescovi cinesi. L’11 aprile 1946, papa Pio XII istituì la gerarchia ecclesiastica in Cina, segnando un momento in cui “i vescovi cinesi godevano degli stessi poteri degli altri vescovi nel mondo… con identiche responsabilità e doveri”.

Oggi, tuttavia, la Chiesa in Cina sembra isolata: conosce poco sia la spiritualità e la pratica della sinodalità, sia il motu proprio del 2019 di Papa Francesco “Voi siete la luce del mondo”, volto a contrastare gli abusi di potere e proteggere i più deboli, che non risulta applicato.

Un anziano vescovo del nord ha detto ai sacerdoti: il diritto canonico non è adatto alla realtà cinese. Un vescovo del sud ha spiegato: non abbiamo ricevuto comunicazioni dalla Santa Sede, molte cose ci sono sconosciute.

Forse la Chiesa in Cina si è abituata a un modello fatto di “notifiche, riunioni e sintesi”. Ma, qualunque sia il contesto, non bisogna dimenticare quella parola evangelica: “Voi siete la luce del mondo!”.

(2. Fine)

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