07/04/2026, 13.32
CINA-VATICANO
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Francesco, Leone e i cattolici cinesi un anno dopo

di Andrew Law

L'analisi di un osservatore che conosce bene il cammino della Chiesa nella Cina continentale: nelle parole di Prevost sulla Cina si percepisce chiaramente il “pastore con il profumo del gregge” auspicato da Bergoglio. Per questo i fedeli oggi si augurano di vedere un cambiamento che dia speranza nel futuro anche a chi vuole vivere la propria fede a Pechino.

Le celebrazioni pasquali hanno portato alla memoria le giornate vissuite un anno fa, con l'ultimo saluto di papa Francesco e le settimane che hanno portato all'elezione di Leone XIV. Trascorsi questi dodici mesi come guarda la Chiesa in Cina al nuovo pontificato? Pubblichiamo la prima parte di un'analisi in due puntate scritta da una fonte cinese di AsiaNews. 

Milano (AsiaNews) - All’inizio della Quaresima, tra i fedeli della Cina continentale ha iniziato a circolare una voce secondo cui papa Leone XIV avrebbe espresso una “nuova posizione” sulle relazioni tra Cina e Vaticano. Questa notizia non ha fonti autorevoli e la sua autenticità appare dubbia: di per sé, dunque, non varrebbe nemmeno la pena di commentarla. Se mi avventuro a farlo è solo per dare voce a un sincero sentimento diffuso tra i fedeli cinesi verso la Chiesa universale e verso il Papa stesso, così come la loro profonda attesa riguardo alle relazioni tra Cina e Vaticano.

Intendo affrontare questo tema da due prospettive: in questo primo articolo analizzerò alcune caratteristiche di papa Leone XIV; in un secondo mi soffermerò, invece, su alcune nuove tendenze emerse nella Chiesa in Cina nell’ultimo anno.

L’eredità degli agostiniani

A metà maggio 2025, una settimana dopo l’elezione del Papa, l’autore ha avuto la fortuna di partecipare a una conferenza tenuta da uno dei suoi studenti, John. Agli occhi di John, p. Prevost è anzitutto un religioso profondamente permeato dallo spirito agostiniano: in lui scorre il tipico spirito dell’ordine fatto di introspezione, umiltà e amicizia; è sempre benevolo verso gli altri, disponibile ad ascoltare, incarnando lo spirito di comunione di “un solo cuore e una sola anima in Dio”.

John ha condiviso un dettaglio molto toccante: vent’anni fa, quando decise di lasciare il seminario e non proseguire la vita religiosa, Prevost, allora superiore provinciale, non pronunciò una sola parola di rimprovero, ma si preoccupò invece del suo futuro sostentamento. Saputo che John era senza appoggi locali e senza lavoro, p. Prevost gli affidò addirittura la propria auto per un uso temporaneo, aiutandolo a iniziare una nuova vita. Oggi quel giovane è diventato uno dei principali responsabili di una grande casa editrice cattolica.

Il libro The Election of Pope Leo XIV: The Last Surprise of Pope Francis, scritto da Elisabetta Piqué e Gerard O’Connell, pubblicato recentemente a New York, sostiene che, come primo papa agostiniano della storia, il suo carattere è profondamente influenzato da questa tradizione: possiede una “forza interiore” derivante dalla preghiera e dalla spiritualità agostiniana, è estremamente calmo, incline all’ascolto, non interrompe facilmente gli altri, e parla in modo preciso e ponderato.

Molti che lo hanno conosciuto durante il suo incarico al dicastero per i Vescovi affermano che papa Leone XIV è estremamente umile. Prima del conclave non aveva mai pensato di essere eletto. Attualmente si trova nelle fasi iniziali della costruzione del proprio stile di governo. Senza dubbio, egli è anzitutto un figlio della spiritualità agostiniana: osserva i problemi con gli occhi della fede, unisce le persone attraverso l’amicizia, governa attraverso la comunione, manifestando una profonda cura per l’intera famiglia umana.

Portare la prospettiva delle periferie al centro

La giornalista Elise Ann Allen del centro media Crux è stata la prima a realizzare un’intervista esclusiva al Papa. Nella sua biografia, definisce Leone XIV un “missionario rivolto al mondo”. Rispetto ad altri papi, prima del suo ministero ha visitato ampiamente la Chiesa globale e ha operato per oltre dieci anni nelle zone povere del Perù, portando così la prospettiva delle “periferie” al centro del sistema vaticano. Inoltre, nella gestione delle crisi ecclesiali, mostra uno stile conforme alle regole, trasparente, deciso e calmo, e un approccio pragmatico centrato sulla persona nelle situazioni di emergenza.

Il libro di Piqué e O’Connell sottolinea anche le sue molteplici “prime volte”: primo Papa nato negli Stati Uniti, ma che ha trascorso gran parte della vita adulta all’estero, definito “il meno americano degli americani”; possiede la cittadinanza del Perù, Paese che ha servito per oltre vent’anni, acquisendo così un “cuore latinoamericano”. Questo “papa dei due mondi” possiede una doppia comprensione culturale del Nord e del Sud America che il suo predecessore Francesco non aveva. Creato cardinale da papa Francesco, è impegnato a proseguire il processo di sinodalità e a occuparsi di questioni sociali come povertà e migrazioni; in questo senso, Leone XIV è “l’ultima sorpresa” lasciata da Francesco al mondo.

Personalità nella continuità

Il Papa è custode del deposito della fede della Chiesa, ma anche guida che la radica nel tempo presente. Ciò non significa che ogni papa non possa avere uno stile proprio. Nella scelta del nome, egli si ispira a Leone XIII e alla sua enciclica Rerum Novarum, con l’intenzione di agire nell’era della rivoluzione digitale. Già a fine gennaio, giornalisti ben informati a Roma hanno rivelato che in questo periodo successivo alla Pasqua, potrebbe essere pubblicata la sua prima enciclica, provvisoriamente intitolata Magnifica Humanitas, per discutere l’impatto dell’intelligenza artificiale, della tecnologia e del postumanesimo sulla dignità umana, sottolineando il valore unico dell’uomo.

Egli imita anche l’attenzione di Leone XIII per le Chiese orientali. Piqué osserva che, come Francesco, Leone XIV detesta il rigidismo dottrinale e la burocrazia fredda, mostrando spesso spontaneità; tuttavia, il suo stile è più moderato e delicato.

Prima della vita religiosa studiò matematica; dopo l’ordinazione si specializzò in diritto canonico, ottenendo un dottorato. Il suo carattere stabile lo porta a comportamenti che richiamano l’immagine tradizionale del Papa: indossare la mozzetta rossa e la croce d’oro all’inizio del pontificato; trasferirsi nel Palazzo Apostolico; utilizzare Castel Gandolfo come luogo di riposo settimanale; celebrare il Giovedì Santo nella basilica lateranense.

“Il profumo del gregge”

Secondo O’Connell, Leone XIV continua pastoralmente la linea pragmatica di Francesco, mentre sul piano intellettuale eredita la profondità di Benedetto XVI e Leone XIII. È definito un pastore con “l’odore delle pecore”, cioè capace non solo di ascoltare, ma anche di affrontare concretamente le difficoltà.

Nella sua prima dichiarazione pubblica sulla Cina, egli riconosce di avere esperienza nei rapporti con il popolo, il governo e i leader religiosi cinesi, e afferma che nel breve periodo continuerà la linea attuale della Santa Sede. Sottolinea però la complessità della situazione e la necessità di comprendere meglio come la Chiesa possa compiere la propria missione rispettando cultura e questioni politiche, e tenendo conto dei fedeli che vivono sotto pressione o senza piena libertà religiosa.

Nelle sue parole sulla Cina si percepisce chiaramente “il profumo del gregge”: egli comprende le sofferenze dei fedeli e le difficoltà della Chiesa in un contesto politico complesso.

Dopo la morte di Papa Francesco nel 2025, i fedeli cinesi hanno organizzato spontaneamente commemorazioni, ma in alcuni casi autorità locali le hanno impedite per timori politici. Un anno dopo, con nuovi cambiamenti in atto anche nella diplomazia vaticana, i fedeli cinesi si augurano di poter vedere segni di speranza per il futuro.

(1 - Continua)

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