25/09/2013, 00.00
COREA DEL SUD
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La Chiesa coreana torna in piazza contro i Servizi segreti corrotti

di Theresa Kim Hwa-young
Almeno 5mila fra sacerdoti, suore e laici hanno promosso nuove manifestazioni contro le ingerenze del Nis. Anche diversi organismi ufficiali della Chiesa affiancano i cittadini nella lotta per la libertà e i diritti. L’agenzia dei servizi segreti è una “organizzazione pericolosa” e una “minaccia per la democrazia”.

Seoul (AsiaNews) - I cattolici sudcoreani scendono di nuovo in piazza per pregare e protestare contro l'abuso di potere e le interferenze dell'agenzia nazionale di intelligence, il Nis. Il 23 settembre scorso, davanti alla sede del comune di Seoul, laici, sacerdoti e suore di tutto il Paese hanno intonato slogan e canti contro le "ingerenze" dei servizi nella vita dei cittadini, chiedendone lo "scioglimento". Fra i molti casi, i dimostranti hanno ricordato quanto è avvenuto nel corso delle ultime elezioni presidenziali, con la sconfitta del candidato democratico (e cattolico) Moon Jae-in, presente anch'egli all'incontro di preghiera; dietro il mancato successo vi sarebbe anche la formazione di specialisti, che hanno "bombardato" di messaggi sms la popolazione invitandola a votare per la candidata conservatrice e attuale capo di Stato Park Geun-hye e diffondendo notizie false sul suo avversario.

All'incontro di preghiera dei giorni scorsi ha aderito, per la prima volta in modo esplicito, anche la Catholic Priests' Association for Justice (Cpaj, nata ai tempi della dittatura Yoshin guidata da Park senior) che ha sostenuto con forza l'iniziativa e domandato a gran voce lo smembramento del Nis. Dopo aver ottenuto il via libera dei vescovi coreani, che hanno interpellato in precedenza esponenti in Vaticano, i sacerdoti hanno affiancato la lunga battaglia dei cattolici contro i servizi e denunciando una situazione di "grave crisi".

Presenti alla manifestazione oltre 5mila sacerdoti, laici e semplici cittadini, uniti nel difendere il diritto alla libertà personale contro una "organizzazione pericolosa" che costituisce una "minaccia per la democrazia". Fonti cattoliche di Giustizia e Pace interpellate dal quotidiano The Hankyoreh, dietro anonimato, sottolineano che la presenza massiccia della comunità cattolica - pur a fronte di una grande prudenza dei vescovi - mostra che "quanto sia terribile la situazione"

La Chiesa della Corea del Sud ha lanciato un manifesto di protesta contro le interferenze del Nis, al quale si è unita anche la società civile che da settimane organizza veglie e manifestazioni di protesta contro le ingerenze del Nis davanti alla sua sede e a quella del Saenuri, il Partito conservatore. Tutti chiedono le dimissioni dei vertici del Nis, le scuse dell'amministrazione per i brogli e lo smantellamento del sistema di sorveglianza che "ha riportato il Paese ai tempi della dittatura militare" degli anni '70.

Il National Intelligence Service (Nis) è l'agenzia di intelligence della Corea del Sud. L'agenzia è stata creata nel 1961 come Korea Central Intelligence Agency (Kcia), con il compito iniziale di supervisionare e coordinare le attività interne e internazionali. Grazie al suo ampio potere, essa ha potuto intervenire e influenzare in modo attivo la politica sud-coreana. Nel 1981 ha preso il nome di  Agency for National Security Planning (Ansp), all'indomani di una serie di riforme istituite sotto il presidente Chun Doo-hwan durante il periodo della Quinta Repubblica. La denominazione attuale è del 1999. 

 

 

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