La minaccia della Russia a Erevan
Al recente summit europeo in Armenia con la presenza di Zelenskyj e l'affermata volontà di rafforzare le relazioni con l'Unione europea Putin ha risposto ammonendo l'Armenia a non seguire la aprabola dell'Ucraina. Parole che pesano in un Paese che si appresta ad andare alle urne il 7 giugno per elezioni parlamentari estremamente delicate.
Erevan (AsiaNews) - Dopo il summit europeo di Erevan dello scorso 4 maggio, con la presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, le relazioni tra la Russia e l’Armenia sono entrate in una nuova fase critica. Il premier armeno Nikol Pašinyan ha espresso l’intenzione di rafforzare le relazioni dell’Armenia con l’Unione europea, dichiarando che “saremo felici di essere accolti come Stato membro”. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha reagito affermando che i russi vorrebbero avere delle spiegazioni, ritenendo “anormale” la concessione a Zelenskyj di uno “spazio per dichiarazioni assolutamente anti-russe”. Anche la rappresentante del ministero degli esteri russo Maria Zakharova ha accusato l’Armenia di “azioni contro la Russia”, minacciando “complicazioni molto serie” nelle relazioni con Erevan.
In seguito a queste dichiarazioni, Pašinyan ha rifiutato di recarsi ad Astana in Kazakistan, al summit dell’Unione economica eurasiatica Eaes, una creatura di Mosca a cui partecipano la Bielorussia, il Kazakistan e il Kirghizistan. Il premier armeno ha dichiarato di essere troppo occupato con la campagna elettorale per il rinnovo del parlamento di Erevan in programma il 7 giugno, inviando il vice-premier Mger Grigoryan. Qualche giorno dopo è stato lo stesso Vladimir Putin a rivolgersi con parole dure nella conferenza stampa dopo la parata del 9 maggio, affermando che l’ingresso dell’Armenia nella Ue e la sua uscita dall’Eaes “dovrà essere decisa da un referendum popolare degli armeni”, da organizzare “il più presto possibile”. Egli ha inoltre esortato l’Armenia a “non portare la situazione agli estremi” e non seguire l’itinerario dell’Ucraina, ricordando che il conflitto di Mosca con Kiev era iniziato nel 2014 proprio per la volontà degli ucraini di giungere all’integrazione con l’Unione europea.
Nel tipico stile da “Putin il terribile”, il presidente russo ha ricordato che “tutto questo ha portato al rovesciamento dell’ordine costituito”, indicando la rivolta del Maidan, “quindi alla vicenda della Crimea, ai contrasti nell’Ucraina sud-orientale e alle azioni militari, è una questione molto seria, e l’Armenia deve tener conto delle possibili conseguenze”. Pašinyan ha replicato a sua volta che “il referendum lo faremo quando ce ne sarà una necessità obiettiva”, e le relazioni bilaterali con un altro Stato, compresa la Russia, “non vanno confuse con il matrimonio”.
Il politologo Ruben Megrabyan, vice-presidente del partito della “Repubblica Militare dell’Armenia”, ha dichiarato a Currentime che a suo parere “le parole di Putin sono un tentativo professionale di azione operativa tipica di un ex-membro del Kgb, anzi di un membro ancora attivo, perché non esistono gli ex-Kgb”. Il leader del Cremlino cerca di mostrarsi accomodante e affermare lo “spirito costruttivo” della Russia, per inviare “amichevolmente” le sue ammonizioni all’Armenia rispetto alle “difficoltà oggettive”. Secondo Megrabyan, le parole di Putin sono funzionali al processo elettorale in corso, per rendere chiara a tutti la posizione di Mosca circa il futuro dell’Armenia, una specie di “istruzione alle tante forze filo-russe all’interno del Paese”.
Pašinyan cerca a modo suo di evitare lo scontro diretto con Putin, ben capendo i pericoli che ne potrebbero derivare. Egli comprende che “essere nemici della Russia è pericoloso, ma esserne amici è anche peggio”, commenta il politologo, in quanto i russi sono abituati ad alimentare le divisioni interne degli altri Paesi. La partita si giocherà quindi alle elezioni del prossimo giugno, dove secondo le previsioni la maggior parte dei cittadini armeni cercherà di affermare l’indipendenza del Paese, e dovrebbe quindi appoggiare la scelta europeista, che si fonda sulle garanzie di indipendenza e sovranità, accanto al partenariato con gli Stati Uniti e alla pace con i Paesi vicini, soprattutto con l’Azerbaigian e la Turchia. Putin ha cercato di insistere anche sulle questioni economiche, affermando che “il Pil dell’Armenia è garantito dagli scambi commerciali con la Russia”, ma Megrabyan ricorda che “per la Russia il commercio non è commercio, è politica”, e gli armeni dovranno scegliere il modo più adeguato per allentare anche queste pressioni. La Russia è molto innervosita “fino all’isteria” dal tentativo armeno di trovare un giusto equilibrio tra Oriente e Occidente, e molto del futuro della pace possibile si gioca proprio nella zona più sensibile del Caucaso.
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