22/04/2026, 09.11
UZBEKISTAN
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La nuova scommessa dell'Uzbekistan sulla sua cultura

di Vladimir Rozanskij

Entro il 2030 Tashkent ha intenzione di aumentare la quota dell'"economia creativa" nel prodotto interno lordo fino al 5%. Negli ultimi anni sono stati aperti due nuovi teatri, 19 centri culturali, 16 musei, 20 scuole di musica e arte e 5 università del settore. Mirziyoyev vuole riportare gli uzbeki alle glorie antiche, ma cercando di rappresentare anche un volto nuovo del Paese.

Tashkent (AsiaNews) - Il presidente dell’Uzbekistan, Šavkat Mirziyoyev, ha rivolto le sue congratulazioni agli operatori dell’ambito artistico-culturale in occasione della Giornata dedicata alle professioni creative, affermando che “l’arte e la cultura servono come strumenti di formazione spirituale, e sono un settore importante dell’economia creativa”, definendo come particolarmente importante “lo sviluppo della diplomazia culturale”. Per questo tutti gli operatori, maestri d’arte e giovani esecutori “servono fedelmente il popolo con il proprio irripetibile talento, con le conoscenze e la maestria”.

Il presidente ha incitato a potenziare la capacità di “sostegno dell’industria creativa, di ampliamento del mercato dei servizi culturali e dell’esportazione della produzione di questa particolare sfera delle attività umane”. Entro il 2030 l’Uzbekistan ha intenzione di aumentare la quota dell'economia creativa nel prodotto interno lordo fino al 5%, e a questo scopo verrà creato il Parco dell’Industria Creativa: “Sono convinto che con le vostre conoscenze, l’esperienza e il potenziale creativo saremo in grado di portare la nostra cultura nazionale a un nuovo livello”, ha assicurato Mirziyoyev, aggiungendo che “continueremo a dare la priorità al sostegno globale del settore e al giusto riconoscimento del lavoro dei tecnici e degli operatori creativi”.

Come ha ricordato il presidente, negli ultimi anni sono stati aperti in Uzbekistan due nuovi teatri, 19 centri culturali, 16 musei, 20 scuole di musica e arte e 5 università del settore, e per 125 obiettivi dell’eredità storico-culturale sono stati effettuati lavori di restauro e conservazione. L’anno scorso era stato emesso un decreto sullo sviluppo dell’arte figurativa e applicata, e a Taškent è iniziata la costruzione del nuovo edificio del Museo Nazionale dell’Uzbekistan; quest’anno sono previsti lavori di ricostruzione e aperture di nuovi spazi nel Salone centrale delle esposizioni, nell’edificio della Direzione delle mostre artistiche e della Scuola repubblicana d’arte dedicata al nome di Pavel Benkov, uno dei più grandi pittori sovietici morto a Samarcanda.

Per quanto riguarda la “diplomazia uzbeka della cultura”, si tengono frequenti forum, concorsi, festival e giornate della cultura. Lo scorso anno sono stati organizzati la sessione della conferenza generale dell’Unesco a Samarcanda, la prima biennale internazionale di arte contemporanea a Bukhara, il summit culturale dell’Aral a Nukus, il forum della cultura turanica a Khorezm e anche il primo incontro dei ministri della cultura dell’Asia centrale e dell’Azerbaigian a Taškent. Come ha osservato Mirziyoyev, “si allarga la partecipazione del nostro Paese ai processi internazionali nel campo artistico, e cresce la nostra autorità in questo settore con interventi di illustri esponenti dell’arte uzbeka negli spazi culturali più prestigiosi d’Europa, suscitando grande attenzione da parte degli stranieri”.

Sul palco del Grosses Festspielhaus di Salisburgo si è tenuta la prima esibizione del balletto “Ljazgi, danza dell’anima e dell’amore” da parte del corpo nazionale di ballo dell’Uzbekistan, e nel concerto tenuto alla sala di fama mondiale Musikverein di Vienna è stata presentata un’opera dedicata ai 690 anni di Amir Temur, il Tamerlano che aveva realizzato il più grande impero turco-mongolo da cui discende la storia più importante dell’Uzbekistan e di tutta l’Asia centrale. Le ambizioni di Šavkat Mirziyoyev riportano gli uzbeki alle glorie antiche, ma cercando di rappresentare anche un volto nuovo del Paese più popoloso di tutta la regione, che si avvicina sempre più ai 40 milioni di abitanti e intende proporsi come un ponte fondamentale tra Asia ed Europa, tra Oriente e Occidente in tempi di grandi conflitti e di gravi incertezze sul futuro.

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