18/04/2016, 13.37
VIETNAM
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La polizia vietnamita picchia la moglie di un pastore mennonita in carcere

Il 30 marzo scorso Tran Thi Hông aveva incontrato una delegazione Usa per i diritti umani. Gli agenti le hanno chiesto di cosa aveva parlato e al suo rifiuto di parlare l’hanno presa a calci in faccia. Il marito, Nguyen Cong Chinh, è in prigione dal 2011 per crimini contro lo Stato.

 

Hanoi (AsiaNews/EdA) – Pugni, calci in faccia, percosse fino allo svenimento. È questo il trattamento che la polizia vietnamita ha riservato a Tran Thi Hông, moglie del pastore mennonita Nguyen Cong Chinh, in carcere con l’accusa di essere un nemico dello Stato. La donna si è rifiutata di rivelare il contenuto di un incontro avuto con una delegazione degli Stati Uniti sui diritti umani.

L’incidente è avvenuto il 14 aprile scorso nella città di Pleiku (provincia di Gia Lai, nel centro del Paese). Alle prime ore del mattino il capo del distretto di polizia, accompagnato da agenti di sicurezza, ha chiamato la donna per un interrogatorio. Al rifiuto della donna di seguire gli agenti, essi l’hanno trasportata con la forza fino al distretto.

Lì Tran Thi Hông è stata pestata a sangue e interrogata sulla conversazione avuta il 30 marzo scorso con una delegazione americana guidata da David V. Muehlke, del consolato di Hanoi, e David Saperstein, ambasciatore per la libertà religiosa di Washington. La donna non ha risposto alle domande dei poliziotti. A mezzogiorno, ormai priva di sensi, la moglie del pastore è stata trasportata in auto e gettata sul ciglio della strada davanti alla sua casa. È stata soccorsa dai vicini.

Nguyen Cong Chinh, 44enne pastore mennonita, è stato arrestato dalla polizia nell'aprile 2011 e condannato nel marzo dell'anno scorso a 11 anni di galera. A suo carico le accuse – pretestuose e funzionali all'opera di repressione delle voci critiche da parte del regime comunista – di “aver minato l'unità nazionale” e di aver “preso parte in modo attivo a movimenti che si oppongono allo Stato”.

In passato era il pastore era già stato vittima di attacchi mirati, fra cui la distruzione della casa di preghiera e la confisca delle proprietà; dal 1998 viveva nella provincia di Gia Lai senza documenti di identità, a causa del rifiuto opposto dalle autorità. Più volte nel corso della sua detenzione sono giunte notizie allarmanti sulla sua condizione di salute e sui maltrattamenti subiti in carcere.

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