03/02/2018, 09.20
PAKISTAN
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Lahore: giovani superano insieme le barriere religiose

di Kamran Chaudhry

Il “Diversity Summit 2018” si è svolto il 27 gennaio. Sei ragazzi raccontano le esperienze di condivisione con altri giovani di fede diversa. Il 7 febbraio è attesa la sentenza su Mashal Khan, lo studente linciato per presunta blasfemia. Studentessa: “I giovani sono usati per scopi politici”.

Lahore (AsiaNews) – Uniti nella diversità: è il messaggio lanciato da sei giovani pakistani, che si sono incontrati la scorsa settimana a Lahore. I ragazzi hanno raccontato le proprie esperienze di condivisione con altri giovani della loro età, diversi per confessione religiosa. Sono tutti studenti universitari, che nei loro campus organizzano incontri ed eventi per promuovere l’armonia interreligiosa e la coesistenza sociale.

L’incontro, dal titolo “Diversity Summit 2018”, si è svolto il 27 gennaio. Era organizzato dalla Youth Development Foundation (Ydf). L’evento è stata l’occasione per concludere il “Diversity Camp Project per l’armonia e la tolleranza interreligiosa” durante il quale sei istituti si sono incontrati a Murree, nota località collinare, nel 2017. Shahid Rehmat, direttore esecutivo, riferisce ad AsiaNews che “queste università hanno dato agli studenti di fede diversa la possibilità di vivere insieme in un’unica stanza per quattro giorni e assistere a lezioni sull’analisi del conflitto, la cura sociale e gli interventi di peace-building (costruire la pace). Al ritorno, gli studenti hanno organizzato campagne di raccolta firme per la pace, girato documentari, esposto cartelloni inneggianti alla pace, effettuato visite ai luoghi di culto nei loro campus e nelle comunità”.

Tra i sei studenti che si sono radunati a Lahore, Aqsa Shafeeq, musulmana, ha raccontato di come i suoi amici sikh si siano stupiti “quando lo scorso anno ho legato al loro polso il rakhi (il braccialetto che simboleggia il legame tra fratelli). Celebrare la festività del Raksha Bandhan [durante la quale si offre il nastro, ndr] è quasi impossibile a Lahore, soprattutto perché sono musulmana. Li ho sopresi con il mio dono. Tra l’altro non c’erano dolcetti per festeggiare l’evento, e siamo stati costretti a mangiare il Karah Parshad [budino di farina integrale, burro e zucchero, tipico dolce che si offre agli ospiti nei gurdwara sikh – ndr]”.

Società civile ed educatori hanno espresso preoccupazione per il crescente fondamentalismo nelle scuole di tutto il Pakistan. La scorsa settimana uno studente della 12ma classe ha ucciso il preside della sua scuola accusandolo di blasfemia. Questa settimana l’Alta corte di Multan ha rilasciato un ragazzo accusato di aver ucciso un suo compagno di classe cristiano per razzismo religioso. Il prossimo 7 febbraio il tribunale per l’anti-terrorismo di Abbottabad, nella provinciale settentrionale di Khyber Pakhtunkhwa, emetterà il verdetto sull’assassinio di Mashal Khan, lo studente di giornalismo linciato a morte per presunta blasfemia.

Secondo Aqsa, “gli studenti sono usati per scopi politici. La politica interna è responsabile [degli atti di violenza]. Il suo sentimento religioso è furioso. Il governo deve condividere fatti reali con il pubblico, e renderlo consapevole di questi gruppi [estremisti]”.

Irfan Mufti, vice direttore di South Asia Partnership-Pakistan, ribadisce l’urgenza di rimuovere il materiale d’odio dai programmi scolastici. “Non abbiamo fallito come nazione e come razza – sostiene –. Scienziati e medici pakistani occupano i primi posti nei migliori laboratori di tutto il mondo. Mohenjo-daro, nella valle dell’Indo, è una delle più antiche città della storia della civiltà umana”. “La politica della religione – dice in conclusione – ci ha distrutto. Il jihad degli anni ’80 ci ha reso bombe umane. L’unico modo per andare avanti è rispettare gli altri e costruire ponti tra le diverse comunità [religiose]”.

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