14/04/2026, 16.28
VATICANO - ALGERIA
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Leone XIV ad Annaba sulle orme di Sant’Agostino: 'Grazia del Signore fa fiorire il deserto'

Il papa agostiniano primo pontefice nei luoghi del vescovo d'Ippona. Stamane dalle Piccole Sorelle dei Poveri: cuore di Dio è con "umili", non con "prepotenti". Nella basilica di Sant'Agostino: dai cristiani d'Algeria "letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle". Chiesa “grembo accogliente per tutti i popoli”. L'appello di Gesù a "nascere nuovamente dall'alto, cioè da Dio".

Annaba (AsiaNews) - Leone XIV, primo papa agostiniano della storia, è anche il primo pontefice a visitare i luoghi in cui sant’Agostino visse e svolse il suo ministero ad Annaba, antica Ippona. Ieri ha ricordato lui stesso il valore di questo avvenimento, dialogando con la stampa in aereo: fu il primo viaggio apostolico desiderato l’indomani della fumata bianca, ormai un anno fa. Stamattina poi ancora la pioggia ha accolto l’aereo papale che è volato da Algeri alla città costiera, vicina alla Tunisia. Prime tappe il sito archeologico di Ippona - visita ridotta per il maltempo - la Casa di Accoglienza delle Piccole Sorelle dei Poveri e la Casa della Comunità Agostiniana, incontrando i membri dell’Ordine.

Poi, nel pomeriggio, Prevost ha presieduto la Santa Messa nella basilica di Sant’Agostino, sulla collina di Annaba, detta Lalla Bouna. Memoria dell’episcopato del santo nato a Tagaste nel 354; nella chiesa - eretta a cavallo tra XIX e XX secolo, di stile neomoresco e neobizantino - è conservata l’ulna del suo braccio destro. Lì vicino, lo Spazio Santa Monica - dal nome della madre - dove son conservate tutte le sue celebri opere. “Lungo i secoli, i luoghi che ci ospitano hanno cambiato nome, ma i santi sono rimasti come nostri patroni e testimoni fedeli di un legame con la terra, che viene dal cielo”, ha detto Leone XIV nell’omelia.

Il papa ha paragonato la comunità cristiana d’Algeria - Paese di maggioranza musulmana - all’incenso. “Un granello incandescente, che spande profumo perché dà gloria al Signore e letizia e conforto a tanti fratelli e sorelle - ha affermato -. Quest’incenso è un piccolo, prezioso elemento, che non sta al centro dell’attenzione, ma invita a rivolgere i nostri cuori a Dio, incoraggiandoci l’un l’altro a perseverare nelle difficoltà del tempo presente”.

Nell’omelia, a partire dal Vangelo del giorno (Gv 3,7-15), il papa ha rammentato quanto Gesù Cristo sia per Nicodemo “un ospite speciale”: da Lui viene chiamato a “vita nuova” e gli viene consegnato il compito di “rinascere dall’alto”. “Dall’appello di Gesù scaturisce la missione per la Chiesa tutta, e quindi per la comunità cristiana d’Algeria: nascere nuovamente dall’alto, cioè da Dio - ha affermato Prevost -. In questa prospettiva, la fede vince le fatiche terrene e la grazia del Signore fa fiorire il deserto”. 

Eppure, tale “esortazione” porta con sé una “prova”. Ovvero, il peso di un “dovere” - che trasuda dall’imperativo di Cristo - che a chi ascolta suona come “comando impossibile”. “Al contrario, il dovere espresso da Gesù è per noi un dono di libertà, perché ci rivela una possibilità insperata: possiamo rinascere dall’alto, grazie a Dio. Dobbiamo farlo, dunque, secondo la sua volontà d’amore, che desidera rinnovare l’umanità chiamandola a una comunione di vita, che inizia con la fede. Mentre Cristo ci chiede di rinnovare da capo tutta la nostra esistenza, pure ci dà la forza per farlo”, ha detto.

“Quando ci chiediamo come sia possibile un futuro di giustizia e di pace, di concordia e di salvezza, ricordiamoci che stiamo facendo a Dio la stessa domanda di Nicodemo: ma davvero la nostra storia può cambiare? Siamo così carichi di problemi, insidie e tribolazioni! Davvero la nostra vita può ricominciare da capo? Sì!”. Il papa ha evidenziato che l’“affermazione del Signore” è “piena d’amore” e capace di riempire i cuori di speranza. “Non importa quanto siamo oppressi dal dolore o dal peccato: il Crocifisso porta tutti questi pesi con noi e per noi”, ha aggiunto.

Leone XIV ha ricordato che la Chiesa è “grembo accogliente per tutti i popoli della terra”. Parlando dell’unità spiritale come di “concordia”, il cui “effetto materiale” consiste nel fatto che “nessuno viene privato di qualcosa, perché ognuno condivide quel che è proprio”. “Trasformando il possesso in dono, questa dedizione fraterna non rappresenta un’utopia se non per cuori rivali tra loro e animi avidi per sé”. Poi, ha sottolineato il “fondamento di questa vita nuova”: “dare testimonianza di Dio al mondo”. Una "missione" da rinnovare "costantemente", "affinché la Chiesa intera sia, nel suo servizio, messaggio di vita nuova per coloro che incontriamo”. 

In mattinata, il papa aveva visitato la Casa di Accoglienza “Ma Maison” delle Piccole Sorelle dei Poveri - luogo di cura e fraternità verso persone anziane, vicino alla basilica di Sant’Agostino. “Allora c’è speranza!”, ha affermato ricordando che “il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”. Un cuore che “non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno”.

Ieri sera - al termine della prima giornata del terzo e più lungo viaggio apostolico tra Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale - papa Leone XIV aveva incontrato una rappresentanza della comunità algerina nella basilica di Notre Dame d’Afrique di Algeri. Ai suoi membri presenti si è rivolto, dopo il saluto dell’arcivescovo di Algeri card. Jean-Paul Vesco, come “eredi di una schiera di testimoni che hanno donato la vita, spinti dall’amore per Dio e per il prossimo”. Come i diciannove martiri, religiosi e religiose morti tra il 1994 e il 1996 nella guerra civile: “Il loro sangue è un seme vivo che non smette mai di dare frutto”.

Il papa ha ricordato una tradizione “ancora più antica”, che risale ai primi secoli del cristianesimo, di una terra e un popolo che hanno udito la “fervida voce” di sant’Agostino, preceduta dalla “testimonianza” di santa Monica, la madre. “La loro memoria è un richiamo luminoso ad essere, oggi, segni credibili di comunione, dialogo e pace”, ha affermato. Papa Leone XIV ha condiviso coi presenti - “amati figli della Chiesa in Algeria” - una riflessione sulla vita cristiana, a partire da tre “importanti” aspetti, “in particolare per la vostra presenza qui”: la preghiera, la carità e l’unità.

“Tutti ne abbiamo bisogno”, ha detto sulla preghiera. Ha ricordato che, proprio a Notre Dame d’Afrique, “molti vengono per raccogliersi in silenzio” o per “incontrare qualcuno disposto ad ascoltarli e a condividere i pesi che portano nel cuore”. “La preghiera unisce e umanizza, rafforza e purifica il cuore, e la Chiesa in Algeria, grazie alla preghiera, semina umanità, unità, forza e purezza attorno a sé, raggiungendo luoghi e contesti che solo il Signore conosce”, ha aggiunto papa Leone XIV. 

Sul secondo aspetto, la carità, ha evidenziato che “è proprio l’amore per i fratelli che ha animato la testimonianza dei martiri” d’Algeria. Prevost ha parlato, infine, dell’“impegno a promuovere pace e unità”. La basilica di Algeri che ha accolto il pontefice è “simbolo di una Chiesa di pietre vive in cui, sotto il manto di Nostra Signora d’Africa, si costruisce comunione tra cristiani e musulmani”. “In un mondo dove divisioni e guerre seminano dolore e morte tra le nazioni, nelle comunità e perfino nelle famiglie, il vostro vivere uniti e in pace è un segno grande. Uniti, diffondete fratellanza, ispirando a chi vi circonda desideri e sentimenti di comunione e di riconciliazione”, ha aggiunto. Nel “deserto”, che occupa parte del territorio d’Algeria, “non si sopravvive da soli”. 

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