04/03/2026, 12.42
VATICANO
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Leone XIV: 'Pregare per la pace, lavorare per la pace'

Ieri a Castel Gandolfo il papa ha invitato ancora a "promuovere il dialogo", cercando soluzioni "senza le armi" in Medio Oriente. Stamane l'udienza sulla Lumen gentium. Chiesa generata da "disegno d'amore di Dio sull'umanità". "Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri". 

Città del Vaticano (AsiaNews) - Leone XIV, davanti agli 11mila fedeli raccolti stamane in piazza San Pietro per l’udienza generale del mercoledì, non ha parlato della guerra in Medio Oriente. L’aveva fatto ieri sera, dialogando con la stampa fuori da Villa Barberini, residenza papale di Castel Gandolfo. “Pregare per la pace, lavorare per la pace, meno odio. Sempre sta aumentando l’odio nel mondo”, è la triste constatazione del pontefice. L’appello - che ricalca quello di domenica condiviso dopo la preghiera dell’Angelus - è di “cercare veramente di promuovere il dialogo” come “soluzioni, senza le armi, per risolvere i problemi”. 

Oggi, Prevost ha proseguito il ciclo di catechesi su i documenti del Concilio Vaticano II, continuando la riflessione sulla costituzione dogmatica Lumen gentium, avviata nelle scorse settimane. Il titolo della catechesi orierna è “La Chiesa, realtà visibile e spirituale”. Il papa ha parlato della “complessità” della Chiesa, sottolineando che significa “unione ordinata di aspetti o dimensioni diverse all’interno di una medesima realtà”, ovvero “un organismo ben compaginato, nel quale convivono la dimensione umana e quella divina”. 

La dimensione “umana”, ha aggiunto, “è subito percepibile”. In quanto la Chiesa è fatta di donne e di uomini “che condividono la gioia e la fatica di essere cristiani”. Leone XIV ha sottolineato che tale aspetto si rileva anche “nella organizzazione istituzionale”, e che da solo non è sufficiente per rappresentare la “vera natura della Chiesa”. In quanto essa possiede anche la dimensione “divina”: nessuna “perfezione” o “superiorità”, ma il fatto che è generata dal “disegno d’amore di Dio sull’umanità, realizzato in Cristo”. 

“La dimensione umana e quella divina si integrano armoniosamente, senza che l’una si sovrapponga all’altra; così la Chiesa vive in questo paradosso: è una realtà insieme umana e divina, che accoglie l’uomo peccatore e lo conduce a Dio”, ha spiegato il papa. La costituzione Lumen gentium illumina questo aspetto rimandando alla “vita di Cristo”. Per questo, “chi incontrava Gesù lungo le strade della Palestina, faceva esperienza della sua umanità”; e chi decideva di seguirlo si apriva “all’incontro con Dio”. “La carne di Cristo, infatti, il suo volto, i suoi gesti e le sue parole manifestano in modo visibile il Dio invisibile”. 

Tenendo presente ciò, a guardare la Chiesa da vicino si scorge una “dimensione umana fatta di persone concrete, che a volte manifestano la bellezza del Vangelo e altre volte faticano e sbagliano come tutti”, ha detto Leone XIV. “Tuttavia, proprio attraverso i suoi membri e i suoi limitati aspetti terreni, si manifestano la presenza di Cristo e la sua azione di salvezza. Come diceva Benedetto XVI, non c’è opposizione tra Vangelo e istituzione, anzi, le strutture della Chiesa servono proprio alla ‘realizzazione e concretizzazione del Vangelo nel nostro tempo’”. 

Il pontefice ha aggiunto che la “santità” della Chiesa consiste “nel fatto che Cristo la abita e continua a donarsi attraverso la piccolezza e fragilità dei suoi membri”. Nella Chiesa avviene il “perenne miracolo” del “metodo di Dio”. “Egli si rende visibile attraverso la debolezza delle creature, continuando a manifestarsi e ad agire”, ha aggiunto. “Per questo papa Francesco in Evangelii Gaudium esorta tutti a imparare ‘a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”. Ciò rende in grado ancora oggi di “edificare la Chiesa”, “costruendo quell’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, attraverso la comunione e la carità tra di noi”, ha detto.

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