11/04/2026, 08.42
MONDO RUSSO
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Lo Stato russo contro la persona in cerca del futuro

di Stefano Caprio

Era stato promesso ai russi un futuro ad alta tecnologia. Oggi si presenta come una forma di controllo totale, non più autoritario, ma totalitario, e la definizione del Cremlino di "somma delle tecnologie" significa missili, droni e apparecchiature di sorveglianza e monitoraggio.

I nuovi controlli e limitazioni alla rete mobile internet, insieme a molte altre misure repressive, stanno creando una situazione sempre più grave di conflitto nella vita dei russi, che viene percepita come una “contrapposizione tra lo Stato e la persona”, come la definisce Andrej Kolesnikov, editorialista di Novaja Gazeta, e lo scontro finale si annuncia nei confronti della diffusione dell’intelligenza artificiale.

Come commenta Kolesnikov, “nessun classico del teatro dell'assurdo potrebbe descrivere una sola giornata nella Russia di oggi. Semplicemente, manca l'immaginazione, e la vita non si limita a imitare vilmente la finzione artistica, ma la appiattisce”. Si presenta come esempio l'agenzia responsabile che scolpisce nella pietra una formula per descrivere lo stato dell'economia russa: "La deviazione al rialzo dalla traiettoria di crescita equilibrata è in diminuzione". Sarebbe stato molto più semplice parlare di "crescita negativa", un concetto al limite del comico. Oppure il senatore Anatolij Artamonov, che avrebbe trovato una fonte non tanto per ridurre la spesa pubblica, quanto per quella che viene definita la totale militarizzazione della spesa pubblica, descritta con il neologismo di prioritizatsia ("prioritarizzazione"), proponendo di abolire le case di riposo e affidare gli anziani alle cure familiari, per “risparmiare denaro".

Il direttore della casa editrice Eksmo, Evgenij Kapiev, ha diffuso una modalità “familiare” di chiamare l’intelligenza artificiale come Iiška, da “II – Iskustvennyj Intellekt”, con il suffisso vezzeggiativo per i bambini. Gli editori la usano ormai sistematicamente per controllare le opere letterarie alla ricerca di "pidocchi" che inseriscono nei testi delle “sostanze stupefacenti”, come la sostanza nociva nel cognome dello scrittore Denis Dragunskij, cioè la radice "drag", che in altre lingue significa "droga" (ma anche "medicina"). Il sogno di un'IA ortodossa sovrana, perpetrato dall'oligarca ortodosso sovranista Konstantin Malofeev, si sarebbe quindi avverato: a giudicare da questo caso, la rete neurale domestica, addestrata come un pastore tedesco in un campo per individuare i bersagli nemici, replica il cervello e la coscienza del burocrate medio, proibendo i libri di Dragunskij come “droghe proibite”.

Poiché nella Russia moderna si è già diffusa la pratica di pubblicare programmi di sala senza il nome dell'autore, anche i libri possono essere pubblicati senza il nome dell'autore, oppure oscurando le lettere drag con vernice nera. Gli editori ricorrono ancora all'oscuramento, sia come forma di autocensura, sia come protesta contro la censura. Di fatto la Russia è già sprofondata nell’anti-utopia, e “la cosa peggiore è che abbiamo cominciato ad adattarci ad essa”, afferma Kolesnikov. Certo la disconnessione da internet e dai messenger è un’esperienza scioccante, ma d’altra parte nessuno si è particolarmente stupito che si sia arrivati a questo, in quanto lo Stato è ormai penetrato nel profondo delle coscienze dei cittadini russi.

La vita in Russia si è trasformata in una guerra civile permanente tra lo Stato e le persone, e si supera ormai l’illusione che le autorità statali possano offrire alla società un benessere ideale e artificiale, diventando invece una dittatura sempre più sistematica e invasiva. Il ministero dello sviluppo digitale, delle comunicazioni e dei mass media prevede di aumentare la capacità delle contromisure tecniche a 954 Tbit/s entro il 2030, stanziando 14,9 miliardi di rubli (150 milioni di euro) per il relativo progetto federale. Questa capacità consentirà l'analisi di tutto il traffico della rete RuNet, con margini di crescita naturale, l'ampliamento delle misure di blocco e l'emergere di nuovi metodi per eluderle. Era stato promesso un futuro ad alta tecnologia, che si presenta come una forma di controllo totale, non più autoritario, ma totalitario, e la definizione del Cremlino di "somma delle tecnologie" significa missili, droni e apparecchiature di sorveglianza e monitoraggio.

Gli infiniti aggiustamenti, adattamenti e le difficili condizioni psicologiche portano la popolazione sempre più alla stanchezza. Dopo un'artificiale ondata di passione durata quattro anni, subentra inevitabilmente un declino emotivo. Secondo i dati di monitoraggio dell'Istituto di Psicologia dell'Accademia Russa delle Scienze, all'inizio del 2026 circa il 42% degli intervistati riportava sintomi di depressione, mentre il 27% soffriva di attacchi d'ansia. Le cause sono il "conflitto" prolungato e l'incertezza economica e finanziaria. La società russa è una società stanca, una società di sopravvivenza, non di sviluppo.

Sorge spontanea la classica, maledetta domanda russa: "Perché?". Era davvero impossibile vivere normalmente? Di fatto si è rivelato impossibile. La logica dell'esistenza e dell'autosviluppo di un regime politico rigidamente autoritario, con i suoi fantomatici dolori imperiali, presuppone la degenerazione dell'autoritarismo in una forma non classica di pratiche totalitarie, un totalitarismo ibrido che tende continuamente a perfezionarsi, ad ampliarsi e a impadronirsi delle coscienze.

Esistono dei limiti allo sviluppo di una distopia? Esistono delle linee rosse? Per ora, sono invisibili a causa di questa capacità di adattamento, assolutamente illimitata. Del resto nessuna intelligenza artificiale, nemmeno se fosse tre volte ortodossa ed emulasse le menti di Dugin, Malofeev e Prilepin messe insieme, è in grado di prevedere il corso degli eventi in una società in cui lo Stato spende somme incredibili in "prodotti metallici finiti" e nella "capacità dei mezzi tecnici di contrastare le minacce", e nient'altro le interessa.

La scorsa settimana il centro analitico di Stato Vitsom ha organizzato a Mosca la XVI Conferenza sociologica Grušinskaja, così chiamata in onore del filosofo e sociologo russo-sovietico Boris Grušin, scomparso nel 2007, per cercare risposte su “come costruire il futuro della Russia”. Si sono radunati molti sociologi e altri esperti, e l'incontro è iniziato con la dichiarazione che il futuro, che fino a poco tempo fa nel discorso ufficiale era sinonimo della romantica parola "sogno", non è più "futurologia astratta" né appannaggio esclusivo degli scrittori di fantascienza, sebbene anche questi ultimi abbiano avuto un ruolo significativo nella sessione. La costruzione del futuro viene ora presentata in modo più concreto, come una questione di sicurezza nazionale e di sovranità della coscienza. Particolare attenzione è rivolta ai giovani: di fronte all'incertezza economica, essi tendono ancora a prendere le distanze dal futuro.

Come ha affermato uno dei partecipanti, Sergei Volodenkov, direttore dell'Istituto di Architettura Sociale, viviamo in un'epoca di profondi cambiamenti, "e in tali condizioni l'immagine del futuro sta diventando uno strumento chiave per lo sviluppo nazionale”. Non è un caso che le guerre dell'informazione odierne non si combattano tanto per il territorio quanto “per l'immagine del futuro", ha dichiarato Volodenkov, che ha poi spiegato che la "sovranità della coscienza" oggi dipende da chi costruisce le immagini del futuro, e in che modo. La costruzione spontanea di immagini del futuro, soprattutto se accompagnata da presupposti negativi al riguardo, può portare alla destabilizzazione sociale. A giudicare dalla sua presentazione, lo stesso accade quando immagini negative del futuro vengono imposte dall'estero. "Il vincitore è colui che è in grado non solo di rispondere alle sfide, ma di plasmare gli orizzonti del futuro", ha concluso Volodenkov. Secondo lui "oggi dobbiamo elevare questa questione al livello della sicurezza nazionale", in quanto "nel XXI secolo sta emergendo un nuovo tipo di potere: il potere di plasmare il futuro. Chi controlla l'immagine del futuro controlla il presente".

Un altro intervento ha suscitato scalpore, quello del deputato della Duma di Stato Aleksandr Borodaj, secondo il quale “siamo entrati in un'era di guerra, sarà una guerra lunga e sanguinosa; la guerra diventerà presto la norma, non più l'eccezione”, o per dirla in un altro modo “la guerra rappresenta la massima pressione su tutte le forze della società”. Di conseguenza, secondo Borodaj, “la guerra spinge con forza il progresso, tecnico, organizzativo e sociale”. L'accento viene ancora una volta posto sul fatto che questa è una guerra per il futuro, e con questi sentimenti la Russia sta celebrando il mistero della Pasqua cristiana, cercando una rinascita nel futuro artificiale creato dal Cremlino.

 

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