28/02/2026, 09.58
SRI LANKA
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Lo scandalo carbone affossa la produzione energetica dello Sri Lanka

di Arundathie Abeysinghe

Nel mirino le importazioni dal Sud Africa, che presenterebbero standard inferiori alle aspettative. A risentirne le prestazioni della centrale di Lakvijaya (Lvp). Per gli esperti è fondamentale il contributo di un laboratorio indipendente accreditato. L’opposizione denuncia la “manipolazione” dell’intero “processo di approvvigionamento”.

Colombo (AsiaNews) - Dalle aule del Parlamento alle cronache di giornale, in questi giorni nello Sri Lanka tiene banco la polemica sulle importazioni di carbone dal Sud Africa, che presenta standard di qualità decisamente inferiori alla media e alle aspettative. Secondo il rapporto sulle prestazioni della centrale a carbone di Lakvijaya (Lvp), la maggior parte delle spedizioni provenienti dal Paese africano non soddisfa i criteri minimi richiesti per l’utilizzo nell’impianto. E i dati diffusi di recente contraddicono i rapporti di Cotecna, un laboratorio indipendente che raccoglie campioni nel porto di scarico di Norochcholai.

La scorsa settimana il leader dell’opposizione Sajith Premadasa ha denunciato importazioni di carbone altamente discutibili in 25 navi, invocando l’apertura di un’indagine indipendente. Per il politico almeno otto spedizioni giunte negli ultimi tempi nell’isola, nell’ambito di una nuova gara di appalto, erano di qualità inferiore agli standard; essi, inoltre, presentavano problemi di qualità (citando i rapporti di combustione della Lvp), tanto che le scorte non sono riuscite a generare i 300 megawatt previsti per unità.

Gli studiosi ritengono che senza la verifica da parte di un laboratorio indipendente accreditato sulla qualità del carbone, spesso inferiore agli standard, la Lanka Coal Company (Pvt) Ltd (Lcc) non possa addebitare penali al venditore. Oltretutto vi sarebbe pure la possibilità di nominare un “arbitro terzo”, cosa che né la Lcc né il ministero dell’Energia hanno fatto sinora. Secondo Lvp e Cotecna la perdita derivante dalla prima spedizione non conforme è di 595 milioni di rupie (poco più di 1,63 milioni di euro), mentre le restanti sarebbero ancora più corpose passando da 865 milioni di rupie, fino a oltre un miliardo di rupie. 

Analizzando i dati, il deputato dell’opposizione S.M. Marikkar parla di manipolazione dell’intero “processo di approvvigionamento del carbone” e punta il dito contro il ministro dell’Energia Kumara Jayakody che avrebbe “fuorviato” il governo e il Comitato nazionale per gli appalti. “Il fine - accusa - era di favorire un fornitore di carbone di qualità inferiore agli standard” e le perdine subite “devono essere interamente recuperate dai responsabili” compresi “i danni ai macchinari, i costi aggiuntivi per la produzione di energia elettrica e i danni ambientali”.

“Il governo stava tentando di nascondere irregolarità su larga scala - prosegue il deputato - nel processo di approvvigionamento del carbone del 2026” riducendo da 42 giorni a 21 il periodo standard e limitando di fatto la concorrenza. “I criteri di ammissibilità chiave sono stati indeboliti, compreso il requisito che un fornitore dovesse aver importato 500mila tonnellate metriche di carbone negli ultimi tre anni, ridotto invece a 100mila tonnellate metriche - conclude - per consentire alle aziende più piccole di concorrere”.

Gli ingegneri elettrici Akila Hewawasam e Pradeep Amarasinghe spiegano ad AsiaNews che “il venditore è autorizzato a nominare un perito indipendente accreditato e riconosciuto a livello internazionale per testare i campioni nel porto di carico”, previa verifica dell’accreditamento da parte della missione dello Sri Lanka in quel Paese. “Il venditore è Trident Chemphar e il porto di carico è il Richards Bay Coal Terminal (Rbct) in Sudafrica. Due dei tre laboratori nominati da Trident sono stati respinti dalla missione dello Sri Lanka, lasciando Mitra SK South Africa (Pty) Ltd. Nonostante Mitra SK abbia sede a Johannesburg, i campioni del porto di carico di ogni spedizione - affermano - sono stati inviati al loro laboratorio in Indonesia per essere testati”.

Secondo gli ingegneri Radika Kulatunga e Aadir Munasinghe, “il laboratorio presso il porto di scarico, il molo di Norochcholai, è stato selezionato dall’acquirente, la Lcc. Tale società è Cotecna. Tuttavia, non è prevista la presenza di un soggetto indipendente separato, esterno a Cotecna, per testare i campioni del porto di scarico. Non vi è alcuna prova - proseguono - che Lcc o il ministero dell’Energia abbiano reso operativa questa procedura”. 

Una relazione presentata dal Ceylon Electricity Board (Ceb) alla Commissione parlamentare di vigilanza settoriale (Soc), mostra che il potere calorifico superiore (Gcv), che rappresenta il calore rilasciato dalla combustione del carbone, era inferiore ai livelli minimi richiesti. Da qui l’impossibilità di poter generare elettricità in modo ottimale al momento della combustione. E pure il contenuto di ceneri - concludono gli esperti - è superiore ai livelli accettabili e il Ceb ha utilizzato questi dati in tempo reale per ‘calcolare a ritroso’ il Gcv”.

 

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