29/11/2007, 00.00
RUSSIA
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L’astensionismo, unica “minaccia” alla vittoria (scontata) di Putin

Il presidente è capolista del partito “Russia Unita”, dato già per vincitore nelle imminenti elezioni per il rinnovo della Duma. Ma per rendere inattaccabile la sua credibilità, “zar Vladimir” ha bisogno di un’alta affluenza alle urne. Per questo usa enfasi e toni apocalittici nel suo ultimo “spot elettorale” trasmesso oggi dal Primo canale nazionale: “O me o la disintegrazione del Paese!”.
Mosca (AsiaNews) – Con quello che alcuni hanno definito uno spot elettorale camuffato da discorso alla nazione, il capo di Stato russo Vladimir Putin - nonché capolista del partito di maggioranza “Russia Unita” - ha parlato oggi alla popolazione sul Primo canale nazionale, avvertendo: O votate per me o il Paese rischia la disintegrazione!.
 
A tre giorni dalle elezioni per il rinnovo della Duma, fissate il prossimo 2 dicembre, i toni della campagna elettorale non si abbassano. Putin ha chiesto il voto dei russi alle elezioni politiche, avvertendo che un successo dell'opposizione liberale riporterebbe il Paese in uno stato di "umiliazione, dipendenza e disintegrazione". "E' una pericolosa illusione pensare che tutto sia predeterminato e che il ritmo dello sviluppo e il nostro progresso verso il successo siano automaticamente garantiti". Putin ha poi aggiunto che ora l’obiettivo è andare avanti per “accrescere la capacità difensiva e la sicurezza della Russia, la sua autorevolezza nel mondo”.
 
Sebbene il risultato che uscirà dalle urne appaia già scritto - con il presidente che vanta consensi superiori all’80 per cento - la minaccia da scongiurare è quella dell’astensionismo. Che spiega in parte l’enfasi e i toni apocalittici utilizzati da Putin – spiega Andrei Lipisky di Novaja Gazeta – è intrappolato nella costruzione da lui stesso ideata: egli ha più volte definito l’appuntamento di domenica prossima come “referendum” sul suo “piano” per la Russia, mai apertamente spiegato, e sulla sua figura politica. Qualora alle urne si recasse poco più del 50 per cento degli elettori, sarebbe un risultato inaccettabile per “zar Vladimir”, come lo chiamano i suoi oppositori. “Un leader nazionale non può essere ignorato da metà della popolazione!”, commenta sarcastico l’editorialista.
 
Putin, inoltre, ha bisogno del maggior numero possibile di seggi alla Duma per “Russia Unita”, qualora volesse apportare i cambiamenti alla Costituzione, necessari per consentirgli di correre per un terzo mandato presidenziale, al momento vietatogli dalla legge. Lo scenario è ipotizzato da diversi analisti in vista delle elezioni presidenziali del 2 marzo 2008. E a ribadire le sue ancora imperscrutabili intenzioni di “continuità”, Putin ha ricordato oggi che “il risultato delle elezioni per la Duma, senza dubbio, fornirà l'orientamento in vista dell'elezione del nuovo presidente della Russia”.
 
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