11/09/2009, 00.00
TAIWAN - CINA
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L’ex presidente Chen Shuibian condannato all’ergastolo

Anche sua moglie è stata condannata al carcere a vita. Centinaia di manifestanti chiedono la sua liberazione e gridano la sua innocenza. Chen non ha voluto essere presente alla lettura della sentenza. Osservatori: e' stato un processo politico; la Cina è contenta; il Kmt è vittorioso, ma il Paese è diviso.

Taipei (AsiaNews/Agenzie) – Oggi pomeriggio l’ex presidente Chen Shuibian è stato condannato all’ergastolo per concussione, insieme alla moglie Wu Shujen. La corte di Taipei lo ha condannato per corruzione e per una serie di accuse, chiudendo un caso proseguito per tre anni, che ha coinvolto Chen, la sua famiglia e diversi suoi collaboratori. Chen si è sempre difeso dicendo che il processo contro di lui ha motivi politici, frutto di una collaborazione fra il Kmt (Kuomingtang, il partito avversario, ora al potere) e la stessa Cina, che non ha mai amato le istanze indipendentiste di Chen, che è stato presidente di Taiwan dal 2000 al 2008.

Il pubblico ministero ha accusato Chen e la moglie di essersi appropriato di 104 milioni di dollari taiwanesi (2,18 milioni di euro) da un fondo presidenziale; di aver accettato bustarelle per 2,73 milioni di dollari Usa ( 1,8 milioni di euro) facendo vincere  a un imprenditore l’appalto per un progetto del governo; altri 310 milioni di Ntd (6,5 milioni di euro) da altri imprenditori.

L’ex presidente si è sempre difeso dicendo che molti fondi gli erano stati dati per sostenere le campagne elettorali (un fatto che è permesso dalle leggi taiwanesi) e che l’uso dei fondi presidenziali erano spese effettive sostenute per perorare la politica di Taiwan all’estero. Egli ha anche messo in luce che suoi funzionari hanno scialacquato fondi o accettato bustarelle e per sé ha sempre sostenuto di essere un perseguitato politico, che viene punito per aver cercato una sempre maggior indipendenza dalla Cina.

In tutto questo periodo Chen ha fatto tre volte lo sciopero della fame per contestare le accuse e per essere l’unico ad essere imprigionato fin dalle prime accuse. Attendendosi il peggio, l’ex presidente aveva già deciso ieri di non presentarsi davanti alla corte oggi per la lettura del verdetto. Centinaia di suoi sostenitori e del Dpp (Partito democratico del progresso, all’opposizione) hanno manifestato davanti al tribunale gridando la sua innocenza e chiedendo la sua liberazione.

Il processo contro Chen Shuibian ha in effetti mostrato alcune ingiustizie, con la detenzione dell’accusato prima del processo e con il cambio, ad un certo punto, del giudice presidente. In una lettera al governo di Taiwan, 30 accademici del diritto hanno messo in guardia la nazione su una “erosione del sistema giuridico” che potrebbe gettare ombre sul diritto di Chen a un processo giusto.

Osservatori fanno notare che attraverso questo processo e la sua conclusione il Kmt si assicura forse un buon risultato per le prossime elezioni locali previste per la fine dell’anno.

Dalla fine del mandato a Chen e l'elezione di Ma Ying-jeou (del Kmt) a presidente, i rapporti con la Cina sono divenuti più distesi e cooperativi. Ma proprio il processo a Chen Shuibian e l’avvicinamento a Pechino stanno causando divisioni nella popolazione dell’isola, accusando Ma di “svendere Taiwan” alla Cina e provvedendo solo al benessere della classe imprenditoriale.

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