11/06/2026, 12.04
INDIA
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Manipur: sei Naga rapiti e uccisi. L'arcivescovo: 'Occhio per occhio aumenta solo il dolore'

di Nirmala Carvalho

Proprio all'indomani della liberazione degli ostaggi Kuki, la scoperta di un nuovo eccidio infiamma ulteriormente lo scontro tra i due gruppi etnici. Tra le vittime anche due pastori cristiani. Proteste intorno all'obitorio di Imphal dove sono state portate le salme, i militanti chiedono sospensione del cessate il fuoco. Mons. Lumon ad AsiaNews: "Ci sono ferite storiche, ma la violenza non è mai la strada per risolverle"

Imphal (AsiaNews) - Una vasta protesta è scoppiata davanti al Jawaharlal Nehru Institute of Medical Sciences di Imphal dopo l’arrivo delle salme di sei uomini appartenenti alla comunità Naga, rapiti e successivamente trovati morti il 10 giugno. I corpi, trasferiti all’ospedale per gli esami autoptici, erano in condizioni talmente gravi da risultare quasi irriconoscibili, rendendo necessari test del DNA per l’identificazione ufficiale. Tra le vittime figuravano anche due pastori cristiani, un elemento che ha suscitato particolare sgomento nella comunità religiosa locale.

Centinaia di familiari, membri della comunità e attivisti si sono radunati presso l’obitorio fin dalla sera. La tensione è rapidamente degenerata in scontri con le forze di sicurezza: alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro gli agenti, mentre la polizia ha risposto utilizzando gas lacrimogeni per disperdere la folla. Diversi feriti sono stati segnalati durante i disordini, compreso il sovrintendente della polizia di Imphal Est, Sivanand Surve.

L’organizzazione United Naga Council ha condannato con forza la brutalità delle uccisioni e lo stato dei corpi recuperati. Il Consiglio ha inoltre chiesto la revoca dell’accordo di cessate il fuoco con i gruppi militanti Kuki sospettati di essere coinvolti nella vicenda. Nel distretto di Senapati, manifestanti infuriati hanno preso d’assalto la sede locale del Naga People's Front.

La scoperta dei sei corpi è avvenuta appena un giorno dopo il rilascio di 14 ostaggi Kuki, un evento che aveva alimentato speranze di una riduzione delle tensioni etniche nella regione. Al contrario, questo nuovo episodio ha aggravato la sfiducia tra le comunità Naga e Kuki, aumentando il timore di ulteriori violenze e rappresaglie.

Il capo del governo dello Stato di Manipur, Yumnam Khemchand Singh, ha annunciato che l’indagine sui sequestri e sugli omicidi è stata affidata alla National Investigation Agency. Nel frattempo, squadre forensi stanno raccogliendo prove e un imponente dispositivo di sicurezza rimane schierato a Imphal per prevenire ulteriori disordini e garantire l’ordine pubblico.

Su questo nuovo inquietante sviluppo l'arcivescovo di Imphanl, mons. Dominic Lumon, ha commentato ad AsiaNews: “Posso solo lamentare ciò che sta accadendo, questo rispondere colpo su colpo, l'attacco ai villaggi, l'incendio delle case... C'è una perdita del senso dell'umanità. Ci sono ferite storiche da entrambe le parti, ma la violenza non può mai essere la strada verso una pace duratura. Attraverso incontri interreligiosi che includono le religioni tradizionali accanto ad altre tradizioni di fede, lavoriamo per la cessazione della violenza, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, incoraggiando al contempo l'espressione concreta dei valori fondamentali che sostengono la dignità umana, la compassione e la convivenza. Cerchiamo di costruire ponti di comprensione basati su valori essenziali, di sostenere la fine della violenza e di ispirare le comunità a vivere i valori senza tempo del rispetto, della compassione e della pace”.

“Occhio per occhio non può mai porre fine alla sofferenza – aggiunge mons. Lumon -. Può solo moltiplicarla, ampliando il cerchio del dolore fino a quando la stessa giustizia inizia a perdere il suo significato. A questo si contrappone la concezione cristiana della sacralità della vita: anche nella sofferenza e nella frattura rimane la possibilità della redenzione; anche nella violenza, la chiamata non è alla distruzione ma alla ricostruzione. Scegliere la compassione invece della vendetta, la pace invece della violenza”.

“Non conosciamo le intenzioni del governo – conclude l’arcivesco di Imphal -. Possiamo sperare nel bene e mettere da parte la rabbia e il desiderio di ritorsione”.

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