15/04/2010, 00.00
INDONESIA
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North Jakarta: disputa sui terreni sfocia in guerriglia urbana, 3 morti e 150 feriti

di Mathias Hariyadi
Migliaia di residenti hanno ingaggiato una battaglia con i funzionari pubblici, sostenuti dalle forze di polizia. Il presidente Yudhoyono lancia appelli alla calma. Un migliaio di agenti presidiano i punti sensibili della capitale. Al centro della contesa un terreno nelle vicinanze del porto.
Jakarta (AsiaNews) – È di tre morti e almeno 150 feriti il bilancio degli scontri avvenuti ieri nella zona Nord di Jakarta. Migliaia di residenti hanno ingaggiato una vera e propria guerriglia urbana contro 2mila funzionari pubblici, sostenuti dalle forze di polizia. A scatenare le violenze, una disputa sui terreni nel sotto-distretto di Koja, nei pressi del porto di Tanjung Priok. Voci secondo cui i funzionari avrebbero abbattuto la tomba di un famoso predicatore islamico del 18mo secolo, inoltre, hanno contribuito a esacerbare gli animi dei musulmani.
 
Nella notte il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono ha indetto una conferenza stampa a Palazzo, invitando i cittadini alla calma. “Sono molto dispiaciuto – ha detto il capo di Stato – per gli episodi di violenze accaduti a North Jakarta”. Il presidente ha ordinato al governatore della capitale, Fauzi Bowo, di avviare indagini approfondite sulla vicenda. Intanto mille agenti di polizia presidiano la sede del comune nel centro di Jakarta, in una zona poco distante dagli uffici del vice-presidente indonesiano e dall’ambasciata Usa.
 
All’origine degli scontri vi è una disputa per un appezzamento di terra – largo 20 metri quadri – nei pressi del porto più trafficato del Paese: il Tanjung Priok Import-Export, a nord della capitale. L’area è finita nel mirino della compagnia PT Pelindo, società che gestisce lo scalo, che vorrebbe rilevarne la proprietà per costruire una strada e una ferrovia dirette al porto. All’ingiunzione dei funzionari pubblici di abbattere le case abusive, i residenti hanno risposto innescando una protesta armati di machete, bastoni, spade e armi leggere.  
 
Intanto la comunità di etnia cinese – vittima nel 1998 di un durissimo attacco, costato migliaia di vite umane e milioni di attività distrutte – è in allerta per il timore di nuove violenze. Il cuore commerciale della capitale dista infatti solo tre chilometri dalla zona in cui sono avvenuti gli scontri. Ieri i manifestanti hanno bloccato i veicoli e imposto ai conducenti di mostrare le carte d’identità, a caccia di poliziotti in borghese o funzionari pubblici.
 
A esacerbare gli animi dei musulmani locali vi è anche una ragione a sfondo confessionale. Ieri si è sparsa la voce secondo cui i funzionari – conosciuti con il soprannome di Satpol PP – avrebbero abbattuto la tomba di Habib Hasan bin Muhammad Al Hadad, celebre predicatore musulmano del 18mo secolo, protagonista della diffusione dell’islam nello Java.
 
Il governatore di Jakarta Fauzi Bowo è subito intervenuto nel tentativo di calmare le acque, sottolineando che l’amministrazione non ha alcuna intenzione di violare il luogo di culto “sacro a tutti i musulmani di North Jakarta”. Il presidente Yudhoyono ha infine ordinato l’interruzione immediata del piano di demolizione delle case nella zona contesa.
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