15/05/2015, 00.00
INDONESIA
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P. Agus, artefice della pace di Malino: I martiri, vittime di una manipolazione della religione

di Mathias Hariyadi
Il sacerdote è il nuovo segretario esecutivo della commissione episcopale per il dialogo interreligioso. Nativo delle Molucche, ha vissuto in prima persona il conflitto islamo-cristiano. Egli è stato uno dei protagonisti della storica Dichiarazione del 2012, che ha sancito la pace fra le due comunità. Ad AsiaNews parla di “manipolazione della religione per esacerbare il conflitto".

Jakarta (AsiaNews) - I “martiri moderni” sono persone che sono state uccise “perché cristiane o cattoliche” e non hanno voluto rinnegare la loro fede. È quanto sottolinea ad AsiaNews p. Agus Ulahayanan, artefice nei primi anni duemila della tregua che ha messo fine alle violenze islamo-cristiane nelle Molucche. Il sacerdote indonesiano, della diocesi di Amboina, è il nuovo segretario esecutivo della Commissione per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale indonesiana (Hak Kwi). Responsabile del comitato diocesano ai tempi delle trattative di pace, egli ha saputo nel tempo accumulare esperienze e capacità sul campo, in un periodo storico contraddistinto da violenze, tensioni e conflitti su base etnico-religiosa. Grazie alle sue abilità diplomatiche, il sacerdote ha favorito il dialogo ed è stato uno degli artefici della storica Dichiarazione di Malino del 12 febbraio 2012. 

Fra il 1999 e il 2001 ad Ambon e in tutte le Molucche si è combattuta una guerra sanguinosa fra cristiani (protestanti) e musulmani. Migliaia le vittime delle violenze; centinaia le chiese e le moschee distrutte; migliaia le case rase al suolo; quasi mezzo milione i profughi. Nel febbraio del 2002 è stata sottoscritta una tregua fra i due fronti - nella zona cristiani e musulmani si equivalgono - firmata a Malino, nelle Sulawesi del Sud, attraverso un piano di pace favorito dal governo.

Tuttavia, la tregua non ha fermato episodi sporadici di terrore contro vittime innocenti; fra i vari casi hanno sollevato scalpore e indignazione in tutto il mondo la decapitazione di tre ragazzine mentre si recavano a scuola, per mano di estremisti islamici nell'ottobre 2005.

P. Agus Ulahayanan (nella foto), nativo delle Molucche, ha vissuto in prima persona il dramma del conflitto che ha riguardato non solo Ambon, ma “quasi tutti i territori” della provincia. Egli ha sottolineato a più riprese che non si è trattato di un vero e proprio conflitto “interconfessionale”, quanto piuttosto di violenze derivanti da una “manipolazione” della religione volta a “esacerbare gli animi” e inasprire lo scontro. 

Dopo mesi di analisi, interviste e raccolte di documentazioni sul campo, il sacerdote si dice sempre più convinto che l’elemento religioso “è stato manipolato” per diventare “benzina da gettare” sul fuoco del conflitto e fattore chiave per “instillare un senso di fanatismo”. Il conflitto era fra musulmani radicali e protestanti, aggiunge, ma ha finito per coinvolgere anche i cattolici che per costumi, coesione culturale e sociale avevano legami solidi con una delle due parti in lotta. 

Egli ricorda le vittime del conflitto appartenenti alla comunità cattolica - pochi per numero, ma molti se il dato viene preso in percentuale sul totale dei fedeli nelle Molucche - e le devastazioni subite, fra cui case distrutte e un ospedale a Paso incendiato e raso al suolo. Infine, egli elenca tre diverse “tipologie” di morti a causa del conflitto: quanti sono deceduti in battaglia; le persone sorprese e colpite in un’area teatro di combattimenti; infine, quanti sono stati uccisi a causa della loro fede cristiana, per essersi rifiutati di “convertirsi a forza” all’islam. 

“Quando si parla di ‘moderni’ martiri a causa della fede - conclude p. Agus - penso alla terza categoria sopracitata. Queste persone innocenti sono state uccise solo perché cristiane o cattoliche”.

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