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CAMERUN-VATICANO
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Papa al Camerun: ‘È l’ora dei giovani e della società civile’

​Leone XIV è arrivato a Yaounde, seconda tappa del viaggio in Africa. Parlando alle autorità di un Paese governato da oltre 40 anni dallo stesso presidente oggi 92enne, ha invocato “rinnovamento” e un “esame di coscienza”. “Ama il prossimo tuo è un comandamento che vale anche per le relazioni internazionali”. Nel congedo da Algeri la visita a un asilo delle Missionarie della Carità.

Yaounde (AsiaNews) - La pace ha bisogno dei giovani, delle donne, della fiducia della società civile. È attraverso di loro che oggi è possibile rispondere alla fama e sete di giustizia che attraversa il mondo di oggi. È il messaggio che papa Leone XIV ha lanciato questa sera dal Camerun, la seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa dove è giunto nel pomeriggio da Algeri.

Parlando alle autorità riunite nel palazzo presidenziale di Yaounde ha rivolto un forte appello al Camerun a costruire la pace accogliendo il desiderio di “rinnovamento” che attraversa il Paese. Ha preso le mosse dalla definizione di “Africa in miniatura” - associata tante volte a questo Paese per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni - papa Leone a Yaounde. “Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro - commenta - . Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura”.

Un messaggio particolarmente importante oggi: “Viviamo un tempo in cui la rassegnazione dilaga e il senso di impotenza tende a paralizzare il rinnovamento che i popoli avvertono profondamente - continua -. Quanta fame e sete di giustizia. Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace. È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo”. Parole estremamente significative in un contesto come quello del Camerun, un Paese dove il potere politico resta blindato nelle mani del 92enne Paul Biya, presidente dal 1982 e riconfermato ancora lo scorso anno in elezioni molto controverse.

Davanti a lui e alle altre autorità del Paese Leone XIV ricorda le precedenti visite in Camerun di san Giovanni Paolo II, “messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa”, e di Benedetto XVI, “che ha sottolineato l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti”. E ai camerunesi oggi chiede: “A che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?”.

Il giorno dopo la sosta a Annaba il papa agostiniano cita ancora una volta Il suo grande maestro che, milleseicento anni fa, nel De Civitate Dei ammoniva: “Coloro che comandano sono a servizio di coloro ai quali apparentemente comandano”. “In questa prospettiva, servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”, commenta, facendo subito riferimento alle ferite che attraversano il Camerun. “Le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord - ricorda - hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro”. Anche per queste guerre dimenticate addita l’orizzonte di una “pace disarmata e disarmante”.

“La pace – osserva - non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva”. Alle autorità civili dice che “governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini”. Spiega che il comandamento “ama il tuo prossimo come te stesso, vale anche per le relazioni internazionali”. Ma governare - aggiunge – “significa ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”. Parla della società civile come “una forza vitale per la coesione nazionale. È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto”, incalza, citando il compito che associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi svolgono “nella tessitura della pace sociale”. Sottolinea in particolare “il ruolo delle donne, spesso vittime di pregiudizi e violenze, eppure instancabili artefici di pace”.

La voce della società civile – dice Leone XIV, parlando anche all’anziano leader seduto al suo fianco - “deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali. Davanti a tanta generosa dedizione all’interno della società, la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia”.
Su questo al Camerun il papa chiede “un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità. Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità. L’autorità pubblica è chiamata ad essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza”. Perché la sicurezza è una priorità che “va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte”.

Parla delle “catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza”, il pontefice a Yaounde. Chiede di “liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria” e rende impossibile uno sviluppo umano integrale. “Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa - osserva -. Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”.

Davanti al presidente 92enne Leone XIV indica i giovani come “la speranza del Paese e della Chiesa”. Ricorda che “quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza”. E allora investire nell’istruzione e nell’imprenditorialità diventa “una scelta strategica per la pace. È l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta. È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”. “Ai giovani camerunesi non manca una profonda spiritualità, che resiste ancora all’omologazione del mercato”, osserva spiegando che “le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”. E in questo spirito “la Chiesa cattolica in Camerun, attraverso le sue opere educative, sanitarie e caritative, desidera continuare a servire tutti i cittadini senza distinzioni”.

Prima di raggiungere il Camerun la giornata di papa Leone era iniziata questa mattina ad Algeri con la Messa celebrata in privato nella nunziatura apostolica. Nel percorso verso l’aeroporto, con una tappa non prevista dal programma ufficiale, si è poi fermato brevemente a visitare l’Asilo Notre Dame d’Afrique, gestito dalle Missionarie della carità, le suore di Madre Teresa di Calcutta. I bambini hanno messo in scena un breve spettacolo per il pontefice, che al termine della visita ha salutato loro e le religiose. Aveva poi raggiunto in auto l’aeroporto Internazionale di Algeri Houari Boumédiéne per la cerimonia di congedo durante la quale ha incontrato nuovamente il presidente Abdelmadjid Tebboune.

Durante le quasi cinque ore di volo che l’hanno portato a Yaounde, Leone XIV ha parlato brevemente ai giornalisti definendo le due giornate in Algeria “una visita davvero benedetta”, oltre che “una bellissima opportunità per continuare a costruire ponti e promuovere il dialogo”. Il pontefice ha espresso gratitudine alle autorità algerine e alla Chiesa locale “piccola ma molto significativa”. Commentando infine la visita alla Grande Moschea ha detto che questo momento ha mostrato che “sebbene abbiamo credenze diverse, modi diversi di pregare e di vivere, possiamo comunque vivere insieme in pace”. “Promuovere questa immagine – ha concluso - è qualcosa di cui il mondo ha bisogno oggi”.

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