18/01/2026, 12.29
VATICANO
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Papa all'Angelus: 'Preghiamo per l'unità visibile tra i cristiani'

L'invito all'inizio della Settimana ecumenica le cui meditazioni quest'anno sono state preparate dalla Chiesa armena apostolica. Sull'esempio di Giovanni il Battista il richiamo a non cercare il consenso e la fama a ogni costo ma ad amare le cose semplici e le parole sincere per riconoscere Gesù.

Cità del Vaticano (AsiaNews). "Invito tutte le comunità cattoliche a rafforzare, in questi giorni, la preghiera per la piena unità visibile di tutti i cristiani". Lo ha detto oggi Leone XIV rivolgendosi all'Angelus ai fedeli riuniti in piazza San Pietro nel giorno in cui comincia la Settimana di preghiera per l'unità tra le Chiese cristiane che si celebra ogni anno dal 18 al 25 gennaio, festa della conversione di San Paolo.

Prevost ha ricordato che già Leone XIII, il pontefice di cui ha ripreso il nome, un secolo fa incoraggiava questa firma di preghiera ecumenica. Quest'anno il tema guida è il versetto della lettera agli Efesini "Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati" (Ef 4,4) e le meditazioni sono state curate dalla Chiesa armena apostolica.

"Questo impegno per l'unità si deve coerentemente accompagnare a quello per la giustizia e la pace nel mondo", ha aggiunto Leone XIV che oggi ha invitato in maniera particolare a pregare per chi soffre a causa del conflitto nella Repubblica democratica del Congo.

Prima della preghiera dell'Angelus il pontefice si era soffermato sulla figura di Giovanni il Battista che il brano di Vangelo proposto dalla liturgia di oggi viene mostrato farsi da parte "con gioia e umiltà" davanti a Gesù che viene nel mondo.

Papa Leone ha sottolineato l’importanza di questo tipo di testimonianza nel contesto di oggi. “All’approvazione, al consenso, alla visibilità viene data spesso un’importanza eccessiva - ha osservato -, tale da condizionare le idee, i comportamenti e gli stati d’animo delle persone, da causare sofferenze e divisioni, da produrre stili di vita e di relazione effimeri, deludenti, imprigionanti. In realtà, non abbiamo bisogno di questi ‘surrogati di felicità’”.

La nostra gioia e la nostra grandezza - al contrario - non si fondano su illusioni passeggere di successo e di fama, ma sul saperci amati e voluti dal nostro Padre che è nei cieli. È l’amore di cui ci parla Gesù: quello di un Dio che ancora oggi viene tra noi non a stupirci con effetti speciali, ma a condividere la nostra fatica e a prendere su di sé i nostri pesi, rivelandoci chi siamo realmente e quanto valiamo ai suoi occhi”.

“Non lasciamoci trovare distratti al suo passaggio - ha concluso il papa -. Non sprechiamo tempo ed energie inseguendo ciò che è solo apparenza. Impariamo da Giovanni il Battista a mantenere vigile lo spirito, amando le cose semplici e le parole sincere, vivendo con sobrietà e profondità di mente e di cuore, accontentandoci del necessario e trovando possibilmente ogni giorno un momento speciale, in cui fermarci in silenzio a pregare, riflettere, ascoltare, insomma a “fare deserto”, per incontrare il Signore e stare con Lui”.

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