Papa: la liturgia riunisce i nostri molti volti nella stessa fede
All'udienza, Leone XIV sulla solennità del Corpus Domini: "Diventiamo testimoni del suo amore". Le tradizionali processioni sono "coraggiosa testimonianza di fede" e ricordo che "Dio è presente in mezzo al suo popolo". La preghiera per i religiosi del Medio Oriente. Catechesi sulla Sacrosanctum Concilium: "Rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all'essenziale".
Città del Vaticano (AsiaNews) - Rito, segno e simbolo. Sono gli elementi cui papa Leone XIV ha dedicato la catechesi odierna, in occasione dell’udienza generale del mercoledì in piazza San Pietro. Dopo i saluti in papamobile alle migliaia di fedeli riuniti per l’occasione, ha proseguito le riflessioni sui documenti del Concilio Vaticano II, soffermandosi sulla costituzione Sacrosanctum Concilium. “Attraverso il sacro rito veniamo [...] formati all’ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all’adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale”, ha affermato Prevost. “Scopriamo di essere un’assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede”.
“Molti volti” hanno riempito una festosa e gremita piazza San Pietro. Al termine, Leone XIV ha rivolto loro saluti specifici, come di consueto. Tra gli altri, ha salutato i partecipanti al convegno Revisione della Dichiarazione di Taipei dell’Associazione Medica Mondiale - che stabilisce principi etici per le biobanche. “Mentre ci prepariamo alla solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, lasciamoci rafforzare da questo dono divino e diventiamo testimoni del suo amore per tutti coloro che incontriamo. Dio vi benedica!”, ha aggiunto.
Rivolgendosi poi ai fedeli di origine polacca, ha detto: “A partire dalla Solennità del Corpus Domini [che ricorre domani, 4 giugno] e nei giorni successivi renderete un culto particolare a Cristo presente nell’Eucaristia”. Ricordando la tradizione della partecipazione alle processioni eucaristiche, “soprattutto da parte delle famiglie, dei bambini e dei giovani”. “Sia una coraggiosa testimonianza di fede e ricordi a tutti che Dio è presente in mezzo al suo popolo e lo accompagna nella vita quotidiana. Vi benedico tutti!”, ha esclamato il papa.
Inoltre, Prevost ha salutato alcuni gruppi religiosi presenti in piazza San Pietro: le Figlie del Sacro Cuore di Gesù, i Membri della Famiglia Monfortana e le Suore di Nostra Signora del Cenacolo. Incoraggiandoli “ad essere un segno di speranza per quanti sono assetati di Dio, della sua verità e della sua pace”. “Una particolare parola desidero riservare ai Sacerdoti e ai Religiosi del Medio Oriente - ha aggiunto papa Leone XIV dal sagrato -: accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione il vostro ministero e le attese dei rispettivi Paesi”.
Nella catechesi sulla costituzione Sacrosanctum Concilium, Prevost ha ricordato la “verità” messa in luce dal Concilio Vaticano II. “I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge”, ha detto il papa. Per questo il Concilio sollecita a cogliere il “Mysterium fidei che si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere”.
“Il rito dà forma all’azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilità spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo”, ha aggiunto il papa nella catechesi. “Naturalmente ciò avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi - corpo, mente e cuore”.
In particolare, ha ricordato che il rito è formato da una “sequenza” ben definita di preghiere e gesti, che talvolta può cozzare con la “spontaneità”. Il suo obiettivo però non è quello di “imbrigliare la libertà in schemi”. “Al contrario, con la sobrietà solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all’essenziale. Scopriamo così un’altra dimensione dell’agire, non guidata da calcoli produttivi, e un’altra esperienza del tempo e dello spazio”. La logica che sorregge il rito è infatti “logica di gratuità”, ha detto.
Il papa ha quindi parlato di “segno” e “simbolo”, parole spesso usate come sinonimi. “In realtà, un segno è simbolico quando è capace di rimandare non solo a un’idea, ma a un intero sistema di significati e di valori”, ha affermato. Così è per l’aspersione con acqua benedetta, che rammenta il Battesimo. “I simboli hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali”, ha spiegato.
“Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un’autentica mistagogia”, ha concluso Prevost. “L’esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un’opportuna catechesi mistagogica, è la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell’apertura all’incontro con Dio”.





