18/04/2012, 00.00
COREA – CINA
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Pechino con l'Onu contro Pyongyang: stop ai rimpatri dei rifugiati

di Theresa Kim Hwa-young
La Cina non nasconde il disappunto per l’esperimento (fallito) missilistico nord-coreano. Funzionari di confine riferiscono il cambio di politica verso i profughi che abbandonano il Paese per sfuggire alla fame, considerati sinora migranti economici. Piena adesione alla condanna delle Nazioni Unite, con termini più forti rispetto ad una risoluzione analoga del 2009.

Seoul (AsiaNews) - Pechino ha bloccato il rimpatrio dei rifugiati nord-coreani, che entrano clandestinamente in Cina per sfuggire alla miseria e alla povertà che regnano nel regime di Pyongyang. Il provvedimento, rivelato dal quotidiano giapponese Yomiuri Shimbun che riferisce le dichiarazioni anonime di due funzionari cinesi, è una risposta al fallito esperimento missilistico operato dalla Corea del Nord lo scorso 13 aprile (cfr. AsiaNews 13/04/12 Pyongyang, fallisce il lancio del satellite. Seoul: Una provocazione), senza consultare i vertici del potente alleato e vicino. La Cina ha anche sostenuto una dura risoluzione di condanna del Consiglio di sicurezza Onu. 

"Se i rifugiati vengono rispediti al mittente - sono le parole di un funzionario doganale della provincia cinese di Liaoning, confinante con la Corea del Nord - è la fine per la loro vita. Non possiamo certo ignorarlo". Egli conferma che le deportazioni sono interrotte, mentre un secondo amministratore locale aggiunge che la misura è legata al lancio del missile - un satellite per Pyongyang - condannato dalla comunità internazionale perché viola le disposizioni delle Nazioni Unite.

La sospensione riflette il disappunto di Pechino nei confronti del vicino, che a detta di un funzionario vicino alla leadership di governo "non mostra la necessaria attenzione al suo amico, la Cina". Il governo cinese, di solito, arresta e rimpatria i profughi nord-coreani che cercano di attraversare il confine, considerandoli migranti in cerca di lavoro piuttosto che potenziali "rifugiati".

Un altro segnale del disappunto della Cina verso la Corea del Nord è l'adesione di Pechino alla risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu, in risposta all'esperimento balistico di Pyongyang. Il comunicato annunciato dai vertici delle Nazioni Unite il 16 aprile è di gran lunga più duro di quello diffuso nel 2009, all'indomani di un altro lancio missilistico effettuato dal regime comunista del Nord. Infatti, i termini "condanna" e "violazioni" del 2009 sono stati rafforzati, passando a "condanna con forza" e "grave violazione". In passato la definizione "seria violazione" è caduta proprio in seguito all'intervento di Pechino, decisa ad ammorbidire i toni del comunicato.

A conferma dell'inversione di tendenza nella leadership cinese, vi è anche un duro editoriale pubblicato dal quotidiano cinese in lingua inglese Global Times, molto vicino alla linea ufficiale del partito comunista: "La Cina - si legge nell'articolo - non deve 'alleviare le ferite' della nuova amministrazione nord-coreana. [...] La Cina non difenderà 'a prescindere' i comportamenti [di Pyongyang]".

Intanto il regime comunista del Nord annuncia di essere "libero" di prendere "le misure di ritorsione più opportune", dopo il ritiro dell'offerta degli Stati Uniti di inviare 240mila tonnellate di riso per alleviare le sofferenze della popolazione locale, martoriata dalla folle politica imposta dalla famiglia Kim. In un comunicato ufficiale del ministero degli Esteri, rilanciato dall'agenzia ufficiale Korean Central News Agency, si legge che "gli Stati Uniti verranno ritenuti pienamente responsabili per quanto accadrà in futuro". Fra le ipotesi, la ripresa degli esperimenti nucleari e nuovi lanci di missili a lungo raggio.

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