Pechino rafforza ancora la giunta birmana mentre arresta accademici
Il presidente cinese Xi Jinping ha accolto il generale birmano Min Aung Hlaing, a cui ha ribadito il proprio sostegno. La visita coincide con il recente arresto di uno dei maggiori studiosi delle relazioni tra Cina e Myanmar e con il rilascio di 200 prigionieri di guerra da parte dei gruppi etnici che combattono lungo il confine.
Pechino (AsiaNews) - Il presidente cinese Xi Jinping ha ricevuto ieri a Pechino il presidente golpista del Myanmar, Min Aung Hlaing, confermando il sostegno cinese al governo guidato dall’ex capo della giunta militare. Il Myanmar resta attraversato dalla guerra civile e di recente Pechino ha arrestato un noto ricercatore birmano che si occupava di relazioni cinesi. Per Min Aung Hlaing la visita rappresenta quindi un altro passo verso la normalizzazione del regime insediatosi dopo il colpo di Stato del febbraio 2021.
In tal senso Xi ha dichiarato di voler continuare a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi, promuovendo “l’amicizia fraterna” tra i rispettivi popoli. Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, Pechino sostiene le esigenze di sviluppo e sicurezza del nuovo governo birmano, “al fine di individuare un percorso di sviluppo adeguato alle proprie condizioni nazionali e in grado di ottenere il sostegno popolare”.
Al termine dei colloqui, durati meno di un’ora, le delegazioni hanno assistito alla firma di 18 memorandum sui trasporti transfrontalieri nell’area del Grande Mekong, sul commercio bilaterale, sull’assistenza in caso di calamità naturali e sulla cooperazione nei settori della sanità e delle comunicazioni.
La visita, che durerà cinque giorni, è il secondo incontro tra Xi e Min Aung Hlaing in meno di un anno. Per il leader birmano si tratta del secondo viaggio all’estero - dopo essere stato in India qualche settimana fa - da quando ha assunto la guida del Paese scambiando gli abiti militari per quelli civili, a seguito di un processo elettorale che non ha ottenuto riconoscimenti dall’Occidente e dalla maggior parte dei Paesi vicini del sud-est asiatico.
Per questo il sostegno di Cina e Russia continua a rappresentare una risorsa indispensabile per la sopravvivenza politica della leadership birmana. Secondo un diplomatico di base a Yangon citato da Nikkei Asia, il regime birmano “dipende dal sostegno cinese in termini di finanziamenti, diplomazia e forniture militari”.
Ma dietro le dichiarazioni ufficiali emergono anche le preoccupazioni di Pechino per la stabilità del Myanmar. La Cina ha investito miliardi di dollari in infrastrutture strategiche (oleodotti e gasdotti) parte della Belt and Road Initiative, il programma che dovrebbe permettere a Pechino di espandere i propri commerci riducendo i tempi di percorrenza ed evitando i cosiddetti “colli di bottiglia”.
Xi Jinping punta a collegare la provincia meridionale dello Yunnan all’Oceano Indiano attraverso quello che prende il nome di China-Myanmar Economic Corridor, e che dovrebbe attraversare regioni oggi interessate dai combattimenti tra l’esercito e le organizzazioni etniche armate, i gruppi che compongono la resistenza al regime.
Molti osservatori ritengono che uno dei principali obiettivi del viaggio sia proprio rassicurare la leadership cinese sulla capacità del governo di Naypyidaw di garantire la sicurezza delle aree interessate dai progetti infrastrutturali.
Negli ultimi due anni la Cina, seppur senza intervenire direttamente, ha già esercitato pressioni diplomatiche sui gruppi etnici affinché limitassero le proprie offensive, contribuendo ai recenti successi di riconquista territoriale dell’esercito birmano, soprattutto nelle aree settentrionali. In cambio, Min Aung Hlaing punta a ottenere un maggiore coinvolgimento cinese per consolidare il controllo delle regioni di confine e favorire la riapertura dei commerci.
La visita avviene in un clima di crescente tensione dopo l’arresto in Cina del noto studioso birmano Min Zin, direttore dell’Institute for Strategy and Policy-Myanmar (ISP-Myanmar) con passaporto statunitense. Le autorità cinesi lo hanno accusato di spionaggio e di essere una minaccia per la sicurezza nazionale. Min Zin era scomparso nei giorni scorsi non appena atterrato a Kunming, capoluogo dello Yunnan, dove avrebbe dovuto partecipare a una serie di incontri accademici. Lo studioso è considerato uno dei maggiori esperti delle relazioni sino-birmane e l’ISP-Myanmar, che si trova in Thailandia, ha pubblicato numerose analisi negli ultimi anni sul ruolo cinese nel conflitto e sull’impatto che la guerra civile sta avendo sui commerci lungo il confine.
Richard Horsey, ricercatore dell’International Crisis Group, altro noto think-tank, con sede a Bruxelles, ha spiegato a Nikkei Asia che Min Zin “è stato un pioniere nel promuovere l’analisi delle relazioni tra Cina e Myanmar, istituendo uno dei pochi programmi di studi sulla Cina in Myanmar e incoraggiando un maggiore dialogo e una migliore comprensione tra le comunità politiche dei due Paesi”.
Il suo arresto è un segnale della crescente sensibilità di Pechino verso ogni forma di monitoraggio indipendente delle proprie attività in Myanmar, hanno aggiunto altri analisti. Tra i rapporti più recenti dell’ISP-Myanmar c’era anche un’analisi delle relazioni tra Pechino e l’Esercito dell’alleanza nazionale democratica del Myanmar (MNDAA), una delle più importanti milizie etniche che combattono contro la giunta militare, ma che subiscono, come diversi altri gruppi, l’influenza cinese. Nelle ore in cui Min Aung Hlaing arrivava in Cina, l’MNDAA ha riconsegnato all’esercito 200 prigionieri di guerra.
07/05/2021 14:20





