21/01/2010, 00.00
VIETNAM
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Religioso picchiato a sangue a Dong Chiem, una parrocchia sotto assedio

di J.B. An Dang
Una nota dell’arcivescovado di Hanoi, che viene letta in tutte le chiese fino a domenica prossima, parla di “centinaia” di agenti e militari che bloccano, anche con la forza, chiunque voglia recarsi in chiesa; arresti e minacce.
Hanoi (AsiaNews) – Un religioso picchiato a sangue (nella foto), arresti, minacce, una chiesa sotto assedio, alla quale nessuno può andare. E’ la situazione della parrocchia di Dong Chiem contro la quale le autorità vietnamite appaiono proprio aver scelto la via della violenza, dopo la pacifica protesta dei fedeli per la distruzione della croce sul monte Tho, all’interno del terreno che per più di cento anni  è appartenuto alla chiesa, e la solidarietà nei loro confronti espressa da cattolici delle vicine province del nord del Paese.
 
Da ieri la parrocchia “è stata completamente crcondata e isolata. A qualunque persona che viene dall’esterno l’ingresso viene impedito dagli agenti della Sicurezza, collocati in posti di controllo. Ai sacerdoti del decanato di Hanoi, venuti a visitare la parrocchia di Dong Chiem, l’accesso è stato impedito con la forza al ponte sul fiume Xay, a circa 500 metri dalla chiesa”. Così l’arcidiocesi di Hanoi, dalla quale dipende la parrocchia “sotto assedio”, descrive la situazione in una dichiarazione che sarà letta in tutte le chiese della capitale, al termine di ogni messa, da ieri fino a domenica prossima. Nelle chiese si reciterà anche la preghiera di San Francesco, “là dove è l’odio che io porti l’amore”, per “il parroco, il suo vicario e i suoi fedeli e, “più in particolare per i nostri fratelli e le nostre sorelle picchiati e incarcerati, perché conservino con fermezza la fede in mezzo alle loro molte prove e perché sappiano unirsi al mistero della croce di Cristo. Allo stesso tempo – prosegue la dichiarazione – chiediamo che i diritti fondamentali dell’uomo siano rispettati, affinchè il nostro Paese possa avere pace, giustizia, democrazia e conoscere la vera civiltà”.
 
Il documento parla di “centinaia” di agenti e militari, in divisa e in borghese, mobilitati, di fedeli “terrorizzati” da altoparlanti che lanciano continui insulti, calunnie e minacce contro il parroco, padre Nguyen Van Huu, il suo vicario, padre Nguyen Van Lien - varie volte interrogati e minacciati dalla polizia -  e i cattolici. Si fanno poi i nomi delle 16 persone fermate o arrestate.
  
“Molto più gravi sono i trattamenti inumani inflitti a Ngueyen Huu Vinh, l’11 gennaio al posto di controllo della Sicurezza istituito a Dong Chiem e al Redentorista fratel Anthony Nguyen Van Tang”. A proposito di quest’ultimo, il superiore provinciale della congregazione, padre Peter Nguyen Van Khai, ha scritto: “al posto di controllo al ponte Xay, quattro o cinque agenti hanno attaccato il Redentorista e un laico. Il laico è stato ferito leggermente, ma fratel Anthony Nguyen ha avuto ferite gravi alla testa, le labbra gli occhi. La vittima è stata selvaggiamente picchiata fino all’incoscienza”.
 
In questo quadro, se la situazione non fosse drammatica, farebbe ridere l’attacco portato il 16 gennaio dalla Vietnam News Agency, organo del regime, ad AsiaNews. Forte della certezza che le viene dal non poter essere smentita, in patria, nemmeno dai fatti, per la VNAAsiaNews.it ha diffuso storie diffamanti” sulla vicenda di Dong Chiem, dove “I cattolici non hanno subito repressione”.
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