18/06/2009, 00.00
CINA
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Segni di ripresa nell’economia cinese, ma la strada è ancora lunga

La Banca mondiale dice in Cina migliore la situazione economica, anzitutto grazie ai finanziamenti pubblici per 4mila miliardi di yuan. Pechino ammonisce che la strada è ancora lunga. Ma più parti accusano le autorità di concedere finanziamenti privilegiando le ditte domestiche.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – La Banca mondiale (Bm) dice che  l’economia cinese crescerà nel 2009 del 7,2%, invece  che del  6,5% stimato a marzo. Il recupero è attribuito in  gran  parte ai massicci finanziamenti statali a favore di ditte cinesi. Ma il Consiglio di Stato di Pechino ha dichiarato oggi che, anche se l’economia interna mostra segni sempre maggiori di recupero, tuttavia siamo a un punto cruciale e occorre proseguire l’impegno.

Secondo il Consiglio, “le basi della ripresa economica non  sono solide, in alcune regioni la situazione è molto incerta e ci sono settori e ditte ancora in difficoltà”.

Nelle ultime settimane vi sono stati incrementi  per la vendita dei beni al dettaglio, la produzione industriale e agricola, gli investimenti  e i finanziamenti  bancari, ma sono pure  diminuiti ancora le esportazioni e i finanziamenti esteri diretti.

La Bm ritiene che questa ripresa è soprattutto conseguenza dei forti investimenti  realizzati dallo Stato per 4mila miliardi di yuan. Nei  primi 4 mesi del 2009 gli investimenti pubblici  nel settore produttivo sono  aumentati del 39%, rispetto al +13% dello stesso periodo  nel 2008. Ma l’economia  cinese  è sempre in  difficoltà per  il  forte  crollo delle  esportazioni, che la Bm prevede che crescano  nei  prossimi 10 anni solo del  9% annuo,  dopo anni  di aumento di oltre il doppio.

Anche per questo l’istituto ritiene improbabile che la Cina possa  compiere  una  veloce ripresa. Esso  ammonisce inoltre Pechino che “non è necessario l’attuale protezionismo [del governo cinese] e con  probabilità nemmeno opportuno”, attuato con riguardo agli indicati finanziamenti pubblici.

Da più parti Pechino è accusata di avere destinato i finanziamenti per 4mila miliardi a vantaggio delle ditte cinesi, con  esclusione di quelle estere, in modo da attuare  un  vero protezionismo per consentire alle proprie ditte di rimanere competitive. Sul sito web della Commissione per la riforma e lo sviluppo nazionale il 26 maggio è apparsa la  notizia che oltre i due terzi dei 4mila miliardi di yuan sono destinati a ditte cinesi. Ieri la Camera di commercio americana  in  Cina ha ammonito  contro il possibile protezionismo, sia in  Cina  che negli Usa, osservando che la scelta su come impiegare simili  finanziamenti dovrebbe seguire ragioni economiche e sociali,  non politiche.

Con la crisi finanziaria in atto, Pechino ha attuato in varie occasioni misure a tutela delle sue ditte nei  confronti  di quelle estere. Ad aprile il  ministro  per le Ferrovie ha dichiarato  che  indica alle ditte del settore di utilizzare materiali prodotti in Cina.

Jorge Wuttke, capo della Camera  dell’Unione europea di commercio in  Cina,  ha accusato le autorità di privilegiare le ditte domestiche nella  selezione per realizzare impianti  per  lo sfruttamento  dell’energia solare, assumendo  come criterio  il  prezzo chiesto per la realizzazione nel quale i cinesi sono più competitivi, invece che  standard di uso internazionale quali la prevista durata dell’impianto.

Ma Pechino è  molto preoccupata per le decine  di milioni  di migranti  che hanno perso  lavoro.  Il 15 giugno Yin Wiemin, ministro delle Risorse umane e per la sicurezza sociale, ha dichiarato che da questi finanziamenti il governo spera derivino 22 milioni  di nuovi posti di lavoro.

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