Sgomberi a Islamabad, centinaia di famiglie a rischio senza piano di reinsediamento
La Capital Development Authority (CDA) persegue le demolizioni negli insediamenti informali katchi abadis dove abitano anche molti cristiani. Al G-7 (Allama Iqbal Colony) un massiccio dispiegamento di polizia e mezzi. La protesta dei residenti, che denunciano mancato preavviso e assenza di alternative abitative. Ong contro le autorità: ostili verso minoranze e persone in povertà.
Islamabad (AsiaNews) - La Capital Development Authority (CDA) sta perseguendo le operazioni di demolizione nell’insediamento informale G-7 (Allama Iqbal Colony), mentre si intensificano le campagne di sgombero in diversi katchi abadis - insediamenti informali - di Islamabad, che scatenano le proteste dei residenti e aumentano le preoccupazioni di società civile e organizzazioni per i diritti umani sugli sfollamenti e la mancanza di misure di reinserimento.
L’operazione, sostenuta da un massiccio dispiegamento di forze di polizia e mezzi, fa parte di una campagna di applicazione di disposizioni di legge volta a sgomberare quelle che le autorità chiamano “invasioni illegali di terreni demaniali”. Tuttavia, i residenti stanno resistendo alla demolizione, bloccando i mezzi in alcune zone e tentando di recuperare i propri effetti personali dalle case già parzialmente o completamente demolite.
Testimonianze dirette provenienti dalla zona suggeriscono che le squadre della Capital Development Authority abbiano ripreso l’azione anche dove le strutture erano già state contrassegnate o danneggiate durante operazioni precedenti. Mentre alcuni gruppi di case sono stati sgomberati, altri sono sotto minaccia, provocando paura e incertezza tra le famiglie che ancora ci vivono.
I residenti di G-7 sostengono di vivere nell’insediamento da decenni e rivendicano diritti di occupazione a lungo termine, affermando di essere stati costretti a vivere in alloggi informali a causa della mancanza di alternative accessibili nella capitale. Denunciano che non sono state fornite adeguate consultazioni, procedure di notifica formale, o un chiaro piano di riqualificazione, lasciando centinaia di famiglie a rischio di perdere la propria casa. I manifestanti si sono radunati nei pressi delle abitazioni demolite, chiedendo la sospensione immediata dell’operazione e adeguate misure di reinsediamento prima che vengano intraprese ulteriori azioni.
Le organizzazioni della società civile e i gruppi per i diritti umani hanno fortemente criticato le continue demolizioni, definendole una violazione delle tutele costituzionali relative alla dignità, all’alloggio e al giusto processo. La Human Rights Commission of Pakistan (HRCP) e le organizzazioni alleate - All-Pakistan Alliance for Katchi Abadis, Commissione Cattolica per la Giustizia e la Pace, Awami Workers Party, e altre - hanno criticato l’approccio ostile alle persone in povertà della CDA, e la mancata fornitura di alloggi adeguati a basso costo, sottolineando che dal 2000 è stato avviato in città un solo programma limitato, nonostante una popolazione dei katchi abadis di circa 500mila persone.
Le organizzazioni chiedono che gli insediamenti informali siano riconosciuti e regolarizzati, avvertendo che le demolizioni aggravano la crisi abitativa. Sottolineando che quello all’alloggio è un diritto fondamentale ai sensi dell’articolo 9 della Costituzione; chiedono la fine degli sgomberi forzati, il rispetto delle ordinanze del tribunale e delle garanzie procedurali in tutti i casi.
Le ong hanno inoltre avvertito che le ripetute campagne di sgombero negli insediamenti informali di Islamabad hanno un enorme impatto sulle comunità a basso reddito, comprese le minoranze religiose marginalizzate, in particolare le famiglie cristiane che vivono in diversi katchi abadis sparsi per la città. Un gran numero di residenti in insediamenti simili in tutta Islamabad corre il rischio di essere sfollato a causa delle operazioni di sgombero in corso, alimentando il timore di una crisi umanitaria più ampia qualora non venissero introdotti programmi di reinsediamento.
Gli attivisti hanno esortato le autorità a sospendere immediatamente le demolizioni fino a quando non venga attuata una politica di reinsediamento trasparente e basata sui diritti, in consultazione con le comunità colpite, sostenendo che l'applicazione della legge senza un piano di reinsediamento aggrava la disuguaglianza urbana e l'esclusione sociale.
Nonostante le crescenti critiche, i funzionari della CDA sostengono che l'operazione sia necessaria per recuperare il terreno pubblico e far rispettare il piano regolatore della città, sebbene non vi sia alcuna strategia dettagliata di ricollocazione per le persone colpite. E ciò aggrava la disuguaglianza urbana e l’esclusione sociale. Le forze di sicurezza sono rimaste nell'area per tutta la giornata di lunedì, mentre le tensioni persistevano, coi residenti presenti vicino alle strutture danneggiate, con l’incertezza su ciò che riserverà loro il futuro.
13/03/2026 11:34
06/07/2017 11:47




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