04/07/2006, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Si allarga a macchia d'olio la vicenda del caporale israeliano

Mentre a Gaza si continua a soffrire e morire, egiziani e sauditi operano sul piano diplomatico e la Siria viene messa in guardia da Israele a non dare supporto ai terroristi. Palestinesi e israeliani dicono che il militare è ancora vivo.

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) – Si sta allargando a macchia d'olio la vicenda del caporale israeliano Gilad Shalit, catturato da gruppi palestinesi, che, a giudiziose del capo dello Shin Bet (il servizio segreto israeliano) Yuval Diskin, può durare "settimane, forse mesi". Dal canto suo   Osama al-Muzaini esponente delle Brigate Ezzedin al-Qassam ha detto che sul destino del soldato incombe l'incertezza: "potrebbe essere ucciso, portato in un altro Paese o nascosto". Per ora, comunque, il caporale dovrebbe essere vivo. Lo ha detto il portavoce del governo israeliano, Avi Pazner; dal canto suo il premier palestinese Ismail Haniyeh, di Hamas, ha rivolto un appello ai rapitori del soldato perché non lo uccidano e ha chiesto di continuare i negoziati e la crisi, mentre il portavoce dell'Esercito islamico, uno dei tre gruppi responsabili del rapimento del militare ha sostenuto che "nell'Islam non assassiniamo gli ostaggi".

Sul fronte della trattativa, lo stesso al-Muzaini, che partecipava ai colloqui con gli egiziani per arrivare alla liberazione del prigioniero, ha annunciato che le tre fazioni che hanno rivendicato il sequestro hanno lasciato il tavolo dei negoziati. Affermazione negata dal capo dei negoziatori palestinesi Saeb Erekat, secondo il quale "il governo egiziano sta ancora cercando di risolvere la crisi, ma le violazioni di Israele sul terreno hanno ridotto le possibilità di raggiungere un compromesso". L'impegno egiziano in effetti non sembra fermarsi: il presidente Mubarak è in Arabia Saudita per consultazioni su come affrontare la situazione.

Il governo di Hamas ha invece chiesto più tempo per continuare i negoziati. "C'è ancora la possibilità di superare le difficoltà e trovare una soluzione politica alla crisi, attraverso una formula accettabile da entrambe le parti", ha detto il portavoce Ghazi Hamad. Ma, ha aggiunto, la trattativa è "complessa" e "richiede più tempo".

Israele dal canto suo, da un lato nega, con il primo ministro Olmert, di essere disponibile a trattare, dall'altro continua a tenere alta la pressione nella Striscia di Gaza e la allarga fino a Damasco. Il ministro dell'Interno Roni Bar-On ha lanciato un duro monito, avvertendo che, se accadrà qualcosa al militare, "il cielo cadrà su Hamas", ripetendo che "non soccomberemo al terrorismo. Non ci sono accordi, non cediamo". Al tempo stesso Israele ha chiesto al presidente siriano Bachara al-Assad di prendere provvedimenti per fermare i terroristi che agiscono dal suo territorio. Assad ha replicato che "in questa crisi, la Siria è fianco a fianco con i palestinesi per fronteggiare la repressione israeliana".

Sul terreno, infine, non accenna a diminuire la pressione dell'esercito di Tel Aviv. Il bilancio provvisorio di oggi parla di un ragazzo di vent'anni, militante delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, gruppo riconducibile a Fatah, colpito a morte durante un'operazione a Jenin. Poco prima le Brigate avevano rivendicato l'esplosione di un ordigno telecomandato al passaggio di un fuoristrada del'esercito israeliano. Missili sono stati sparati contro la sede dell'Universita' islamica di Gaza, considerata una roccaforte di Hamas. Gli scontri si sono allargati ala Cisgiordania: a Ramallah le truppe israeliane hanno fatto irruzione in un commissariato dell'Anp e hanno portato via tre palestinesi sospettati di essere coinvolti nel sequestro e nell'uccisione del colono diciottenne Eliyahu Asheri.

E a Gaza la popolazione comincia a soffrire per la mancanza di cibo e di carburante; i negozi sono chiusi, l'elettricità va e viene.

 

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