08/06/2026, 11.40
SINGAPORE - INDIA
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Singapore contro la campagna online ‘anti-indiana’: minaccia per la società

di Joseph Masilamany

Le autorità hanno ordinato ai social media il blocco di 14 post online che incitano all’ostilità e all’odio contro la minoranza. I contenuti incriminati provengono da piattaforme con sede in Cina che operano per alimentare scontri e tensioni confessionali. I cinesi etnici rappresentano circa il 75% di cittadini e residenti permanenti, i malesi il 15% e gli indiani il 7,5%.

Singapore (AsiaNews) - Le autorità di Singapore hanno ordinato ai social media di bloccare l'accesso a 14 post online accusati di incitare l'ostilità e odio contro la comunità indiana del Paese, descrivendoli come un “deliberato tentativo” di minare l'armonia razziale nella città-Stato dall’impronta multiculturale. Il ministero degli Affari Interni (MHA) ha detto che la polizia ha agito ai sensi dell'Online Criminal Harms Act dopo indagini da cui è emerso che i post, circolati su YouTube, Facebook e X, sembravano pensati per alimentare astio e risentimento verso gli indiani a Singapore. Fra i messaggi lanciati quello secondo cui la città-Stato è “invasa” dai migranti indiani, con immagini e video di strade affollate a “Little India” o prese in occasione di raduni religiosi della comunità, con lo scopo di alimentare la propaganda che parla di “dominio di un gruppo etnico”. 

Secondo quanto riferiscono le autorità, dalle indagini preliminari è emerso che il controverso contenuto proveniva da una piattaforma con sede in Cina prima di essere condiviso su più canali nel tentativo di farlo diventare virale. “Questi sono sforzi dannosi - afferma il ministero in una nota - perché seminano discordia incitando alla cattiva volontà contro la comunità indiana a Singapore".

Le aziende proprietarie di social media sono dunque tenute a prendere misure ragionevoli per impedire agli utenti di Singapore di accedere ai contenuti identificati. Il ministero ha quindi aggiunto che i post probabilmente costituivano reati penali ai sensi della legge locale, promuovendo inimicizia, odio o cattiva volontà tra gruppi razziali e commettendo atti pregiudizievoli per il mantenimento dell'armonia razziale. "Singapore  conclude la dichiarazione - si oppone fermamente al nativismo e alla xenofobia, e qualsiasi tentativo di mettere una comunità contro un'altra deve essere respinto con forza".

Parte integrante della storia

La questione tocca un nervo particolarmente sensibile a Singapore, dove l'armonia razziale è stata a lungo considerata una pietra miliare della stabilità nazionale. La popolazione di circa sei milioni comprende una maggioranza cinese insieme a significative comunità malesi e indiane. Secondo i dati ufficiali, i cinesi etnici rappresentano circa il 75% dei cittadini e dei residenti permanenti, i malesi circa il 15% e gli indiani circa il 7,5%. Sebbene numericamente più piccole delle comunità cinesi e malesi, quelle indiane hanno svolto un ruolo fuori misura nello sviluppo sin dal periodo coloniale. I migranti dal subcontinente indiano sono arrivati come commercianti, dipendenti pubblici, poliziotti, operai, insegnanti e professionisti sotto il dominio britannico, contribuendo a plasmare le fondamenta commerciali e amministrative dell'isola.

Oggi, la comunità indiana di Singapore è molto diversificata, comprendente discendenti di primi migranti e arrivi più recenti dall'India. Sono rappresentati in ogni settore della società, tra cui affari, università, medicina, diritto, tecnologia e pubblica amministrazione. La comunità ha anche prodotto alcuni dei leader nazionali più importanti. Il presidente Tharman Shanmugaratnam, ampiamente considerato come uno degli statisti più rispettati, ha servito per anni come vice primo ministro, ministro delle finanze e senior politico economico prima dell’elezione alla presidenza nel 2023.

Altre figure di spicco comprendono l'ex vice-premier S. Jayakumar e l’ex ministro degli Esteri S. Rajaratnam, uno dei padri fondatori di Singapore e architetto della sua visione multirazziale; a questi si aggiungono poi gli attuali ministri e alti funzionari di origine indiana che continuano a servire nell’esecutivo, in Parlamento, nella magistratura, nel corpo diplomatico e nel servizio civile. I loro contributi sottolineano una caratteristica distintiva della cultura politica di Singapore: le posizioni di leadership non sono assegnate esclusivamente in base ai numeri etnici, ma sono tratte dalle varie comunità in un quadro che guarda a meritocrazia e rappresentazione multirazziale.

Migrazione e dibattito pubblico

Negli ultimi decenni, Singapore ha anche visto un aumento della migrazione dall'India, in particolare tra i professionisti impiegati nella finanza, nell’information technology, ingegneria, sanità e istruzione superiore. L'afflusso ha occasionalmente generato dibattiti pubblici sulle opportunità di lavoro, sulle pressioni abitative e sulla crescita della popolazione, specialmente durante i periodi di incertezza economica. Alcuni critici hanno messo in discussione le politiche sull'immigrazione, mentre il governo ha sostenuto che il talento straniero rimane necessario per sostenere la competitività economica e affrontare la carenza di manodopera.

Le autorità hanno costantemente distinto tra discussioni politiche legittime e retorica che si rivolge a interi gruppi etnici o nazionali. Gli analisti notano che le narrazioni anti-immigrati che circolano online spesso sfruttano le ansie economiche e le preoccupazioni demografiche, ritraendo le comunità minoritarie come minacce più che un contributo allo sviluppo nazionale.

Guardia contro odio online

L'ultima azione riflette l'approccio sempre più assertivo di Singapore nei confronti dei contenuti online ritenuti in grado di interrompere la coesione sociale. Le autorità hanno ripetutamente avvertito che i social media possono amplificare le tensioni razziali e religiose, in particolare quando vengono diffusi contenuti fuorvianti o manipolati per sfruttare le ansie esistenti. Il governo sostiene inoltre che è necessario un forte intervento in una società in cui i ricordi dei disordini razziali durante gli anni '50 e '60 continuano a plasmare il processo decisionale. I leader citano spesso queste esperienze come prova che l'armonia razziale non può essere data per scontata. Per la città-Stato, dicono i funzionari, mantenere la fiducia tra le sue diverse comunità rimane essenziale per la sicurezza nazionale, la stabilità sociale e il successo economico. Al riguardo, il ministero ha concluso precisando che le indagini sull'origine e la diffusione dei posti sono ancora in corso.

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