26/10/2015, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka, attivisti chiedono di legalizzare la prostituzione e garantire protezione alle donne

di Melani Manel Perera
Donne abbandonate dai mariti sono costrette a intraprendere il mestiere per mantenere i figli. Leader attivista: “Tutti ci criticano e ci sfruttano, ma nessuno ci aiuta”. Secondo l’Ordinanza contro il vagabondaggio, la polizia può arrestare le donne sole alla fermata degli autobus. “Ma i poliziotti sono i primi che richiedono i nostri servizi”.

Colombo (AsiaNews) – Leader attivisti chiedono al presidente Maithripala Sirisena che in Sri Lanka venga legalizzato il mestiere della prostituzione, così da garantire diritti comuni a tutti i lavoratori e protezione a chi decide di intraprendere la professione. B. Maheswari (v. foto), co-presidente del Center for Sex Worker’s Rights (Cswr), spiega ad AsiaNews: “Quelli che criticano le donne che decidono di prostituirsi non guardano oltre, al motivo che le ha spinte a farlo. Spesso vengono costrette dalla loro condizione familiare. Ma siamo tutti esseri umani e dobbiamo godere degli stessi diritti”.

Il gruppo di attivisti riporta che nel Paese la prostituzione è illegale, ma viene esercitata in modo diffuso sia nelle strade che in abitazioni private. “Ci sono tante donne impiegate nel mercato del sesso – dicono –. Molti sostengono che l’offerta dipende dalla domanda elevata, ma trascurano il fatto che spesso le donne sono costrette a prostituirsi”.

Maheswari è vittima di questa condizione: “Mi trovo in questa situazione a causa di mio marito. Se lui non avesse abbandonato me e i miei figli, non avrei mai scelto questo lavoro. Ma adesso devo dare da mangiare ai miei bambini e mandarli a scuola. Le persone che ci criticano, non ci nutrono. La polizia o il governo, entrambi non fanno nulla per migliorare la nostra situazione. Tutti ci sfruttano e ci criticano, ma nessuno ci aiuta”.

La condizione delle donne è aggravata dal fatto che la polizia le arresta per le strade e poi infligge loro una condanna di un mese e mezzo di reclusione e le costringe a pagare ad una multa di 100 rupie srilankesi [circa 0,60 euro – ndr]. La co-presidente del Cswr però rivela ad AsiaNews: “Quello che nessuno sa è che la polizia viene da noi il giorno prima di arrestarci e ci paga per i nostri servizi. Ma poi torna il giorno dopo e ci porta in prigione”.

Quando vengono arrestate, il pensiero delle prostitute va ai propri figli, rimasti da soli. “Mentre noi siamo rinchiuse in carcere, non c’è nessuno che si prenda cura di loro. Questo è il motivo per cui chiediamo al presidente Sirisena di legalizzare il nostro mestiere”.

Senaka Perera, rappresentante legale del Cswr, riferisce che in base all’Ordinanza contro il vagabondaggio le forze dell’ordine possono arrestare qualsiasi donna venga trovata in prossimità delle fermate degli autobus [luogo di ritrovo delle prostitute], ma lo stesso non accade con gli uomini. L’avvocato dichiara inoltre che la “maggior parte delle lavoratrici non sceglie il mestiere in modo volontario e il modo in cui la polizia le tratta è davvero disumano”. Noi, conclude, “non abbiamo intenzione di promuovere la prostituzione, ma solo proteggere le lavoratrici. I loro diritti sono quelli di tutti gli esseri umani”.

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