21/01/2009, 00.00
SRI LANKA
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Sri Lanka, bombe sui campi profughi a Vanni. Decine di vittime fra i civili

di Melani Manel Perera
Nuovi bombardamenti oggi hanno colpito i villaggi dove avevano trovato rifugio gli sfollati. Il governo a dicembre le aveva dichiarate zone “neutrali”. Decine di morti, fra cui vecchi e bambini. Vescovo di Jaffna lancia un appello al presidente Rajapaksa perché cessino le ostilità e sia raggiunta una tregua stabile.

Colombo (AsiaNews) – A mezzogiorno di oggi nuovi bombardamenti hanno colpito il villaggio di Suthanthirapuram, a Vanni. Secondo fonti di AsiaNews vi sarebbero diverse vittime fra i civili (vedi foto), tra cui neonati, vecchi e bambini. L’attacco prosegue senza sosta e il numero dei morti potrebbe aumentare nelle prossime ore.

La zona è teatro da tempo di violenti scontri tra l’esercito cingalese e i ribelli delle Tigri Tamil. Le fonti presenti nella zona riferiscono di persone “senza speranza” che invocano un “cessate il fuoco immediato” per porre fine “al genocidio della popolazione Tamil” nell’area. Essi auspicano una “tregua duratura” che possa risollevare gli animi di una popolazione segnata dalla tragedia.

Gli attacchi di oggi hanno colpito le aree di Vaddakachchi, Tharmapuram e Visvamadhu, dove avevano trovato rifugio i profughi di Vanni, dichiarate dal governo, nel dicembre scorso, zone “neutrali” in cui “non si sarebbe dovuto combattere”. I media locali hanno lanciato appelli alla popolazione locale invitandola a rifugiarsi in luoghi protetti, per sfuggire ai bombardamenti. Secondo le prime informazioni nei villaggi di Suthanthirapuram, Thevipuram e Udayarkaddu vi sono due morti e 10 feriti, tra cui 3 bambini che versano in gravissime condizioni. Nei bombardamenti di ieri a Vanni sono morte 17 persone, altre cinque sono ferite in modo grave. Sei bombe sono esplose nei pressi di un rifugio dove si erano radunate 25 famiglie di sfollati, uccidendo un adulto e un bambino. Analoga sorte per una bambina e un giovane nel villaggio di Udayarkaddu, 30 i feriti.

Al dramma dei bombardamenti si aggiunge la decisione del governo di chiudere al traffico l’autostrada A-9, che collega il nord con il resto del Paese, lasciando prive di cure mediche 56 persone ferite in modo grave, che necessitano di trattamenti immediati. Tra questi, due persone sono già decedute. Le autorità non hanno ancora concesso il nulla osta alle organizzazioni non-governative a recarsi nella zona, nonostante i ripetuti appelli inviati al Ministero della difesa.

La Chiesa cattolica dello Sri Lanka si mobilità a favore delle vittime della guerra. Mons. Thomas Saundaranayagam, vescovo di Jaffna, ha inviato una missiva al presidente Rajapaksa, che è anche Comandante delle forze armate, in cui invoca la fine dei bombardamenti nella zona. Il prelato auspica “l’apertura di un corridoio umanitario” per portare aiuti agli sfollati e chiede che cessi la carneficina di vittime innocenti. Mons. Saundaranayagam chiede inoltre di “collaborare con le agenzie Onu” presenti in zona per “portare aiuti umanitari” alla popolazione. Il vescovo ribadisce infine il desiderio suo e dei preti diocesani a “collaborare per portare soccorso alla popolazione” perché la situazione si fa sempre più disperata.

 

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