23/02/2012, 00.00
AFGHANISTAN
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Tutto l'Afghanistan protesta contro il rogo del Corano; otto morti e decine di feriti

Fra le vittime anche due soldati Nato. Le proteste vanno avanti da 48 ore, nonostante gli appelli del presidente Karzai. Fonti di AsiaNews avvertono su una possibile strumentalizzazione da parte talebana. Secondo il responsabile della missione Nato il libri sono stati bruciati per sbaglio. A Kabul tutto il personale diplomatico occidentale è barricato nelle ambasciate per paura di violenze e rappresaglie.

Kabul (AsiaNews) -  E' di otto un morti e decine di feriti il bilancio delle proteste anti-americane esplose ieri dopo il rogo di alcune copie del Corano nella base militare Nato di Bagram (60 km a nordo-vest di Kabul).  Gli scontri più violenti si sono verificati nelle province di Khogyani e Nagarhar (nord-est del Paese), dove alcuni uomini in uniformi militari hanno sparato a due soldati Nato. Nella provincia meridionale di Uruzgan, due persone sono morte durante uno scontro a fuoco con militari afghani. Incidenti  fra manifestanti e forze di sicurezza si sono verificati anche a Kabul.. Nonostante gli appelli alla calma di Ahmid Karzai, presidente afghano, i talebani hanno esortato tutto il popolo a sparare sui militari e a distruggere le loro basi.  Fonti di AsiaNews sottolineano che la situazione è molto tesa, nella capitale tutto il personale diplomatico occidentale è barricato nelle ambasciate per paura di violenze e rappresaglie.

Il rogo del Corano è uno degli atti considerati più offensivi dalla religione islamica e secondo la sharia (legge islamica) chi commette questo atto sacrilego merita la morte. Tuttavia la Nato ha fatto sapere che il gesto non è stato volontario. Il gen. Cartes Jacobson, portavoce dell'Isaf ha spiegato che le copie del libro facevano parte di uno stock di oggetti  da smaltire e sono state bruciate per sbaglio. Secondo i sodati della base il caso è esploso dopo che due inservienti afghani  hanno riconosciuto nella cenere dei frammenti di pagine del Corano e comunicato il fatto alle autorità religiose locali, che hanno subito diffuso la notizia, scatenando l'ondata di proteste.     

Le fonti di AsiaNews spiegano che "le manifestazioni contro un tale atto sono normali in un Paese islamico. L'ira della popolazione è una pura reazione istintiva, ma gli scontri più violenti sono stati innescati da frange estremiste, che tentano di strumentalizzare il fatto".  "E' sbagliato dire che il popolo sta con i talebani - sottolineano - gli afghani detestano da sempre la presenza sul loro territorio degli stranieri armati, siano essi inglesi, russi o americani. Tuttavia nessuno vuole ritornare al regime del mullah Omar, in cui si rischiava la morte per una pettinatura sbagliata o per una barba mal fatta. Il popolo ha cercato di dimenticare quegli anni terribili e ora desidera solo pace e rispetto delle proprie tradizioni".

Secondo le fonti, le forze Nato  devono cercare di prendere il controllo della situazione e avere maggiore rispetto e cura del luogo che li ospita. Ciò per evitare che i talebani trasformino questo stupido gesto in una arma da utilizzare come moneta nei  prossimi incontri per i dialoghi di pace con rappresentanti  degli Usa e del governo afghano. "Riconsegnare il Paese in mano ai talebani senza alcuna garanzia reale - avvertono - renderebbe inutili questi 10 anni di guerra  e soprattutto il sacrificio di migliaia di vittime civili innocenti". (S.C.)  

 

 

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