08/07/2011, 00.00
PAKISTAN
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Asia Bibi: caso ancora congelato, ma la famiglia non perde la speranza

di Jibran Khan
Presentato oggi un nuovo appello contro la condanna a morte. Marito e figlie in carcere: “È fragile e parla a malapena, ma ha fede in Dio e non ha perso la speranza”. Un esperto legale: “Troppo forti le pressioni di fondamentalisti e imam, solo un miracolo può salvarla”.
Islamabad (AsiaNews) – La sentenza di condanna a morte pende ancora sulla testa di Asia Bibi, da mesi ormai in attesa di un processo che non sembra essere sull’agenda dei giudici pakistani. Oggi S.K. Chaudhy, legale della cristiana, ha presentato l’ennesimo appello, dopo l’improvvisa sostituzione dei quattro giudici designati, il 5 luglio scorso. “La speranza è che l’Alta corte nomini finalmente un giudice”, spiega l’avvocato, che già a gennaio aveva presentato un appello contro la condanna a morte per blasfemia su false prove. Intanto, Asia Bibi è in isolamento nel carcere di Sheikhpura da cinque mesi. Le sue condizioni di salute sono precarie, e la sicurezza intorno alla sua cella è stata incrementata, dopo la morte per avvelenamento di Qamar David, un cristiano della prigione centrale di Karachi.

Ashiq Masih, marito di Asia Bibi, va a trovarla tutte le settimane insieme con le loro due figlie. È disperato: “Bibi è fragile, parla lentamente, ogni volta che la vedo mi chiede dell’udienza d’appello. E ogni volta, devo dirle che stiamo ancora aspettando che la corte riprenda il caso. Lei non ha perso la speranza, ha fede che Dio la tiri fuori di prigione…”.

“Mia madre è innocente – racconta la figlia più piccola –. È debole, riesce a malapena a parlare, quando la vedo non riesco a trattenere le lacrime. Tutti noi ci siamo fatti forza nell’affrontare le difficoltà perché mia madre è rimasta salda nella sua fede. Quindi preghiamo per lei, e abbiamo la speranza che un giorno sarà con noi e vivremo ancora una volta una vita normale”.

Ma la figlia maggiore sembra essere la più provata. Inizia a parlare, poi la sua voce si rompe nel pianto: “Ogni volta che sento di qualche caso di persecuzione o di blasfemia, ho paura che Dio voglia che accada qualcosa a mia madre. Passiamo ogni singolo giorno nella paura. Anche se questo ritardo [nell’udienza d’appello, ndr] mi sta facendo perdere la speranza, io continuo a pregare, sento che Dio me la riporterà indietro un giorno. E nel momento in cui tornerà, ci dimenticheremo di tutte le avversità che abbiamo affrontato”.

Saleem Murtaza, esperto legale che ha seguito il caso, è pessimista sulle sorti di Asia Bibi: “L’Alta corte sta tardando nello stabilire l’udienza d’appello a causa delle pressioni degli estremisti islamici e degli imam. E proprio per questo clima teso, se il caso sarà ripreso è probabile che venga confermata la pena di morte. Oltretutto, i tribunali saranno chiusi 15 giorni ad agosto per il Ramadan, poi un’altra settimana per la festa di Eid. Solo un miracolo può cambiare la situazione”.
 
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