21/10/2010, 00.00
BHUTAN
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Bhutan: cristiano condannato a tre anni per proselitismo

Singh Gurung, cristiano protestante di etnia nepalese, era stato arrestato in giugno per aver proiettato un film che parlava di Gesù in due villaggi rurali. Il reato è la tentata promozione di disordini civili.

Timphu (AsiaNews/ Agenzie) – Un tribunale bhutanese ha condannato a tre anni di carcere Prem Singh Gurung, cristiano protestante di etnia nepalese, per aver proiettato un film con contenuti cristiani. Il reato è di “tentata promozione di disordini civili”. La sentenza risale al 6 ottobre scorso e solo il 18 ottobre il quotidiano nazionale Kuensel ha diffuso la notizia. 

Originario di Sarpang (Bhutan del Sud), Gurung è stato arrestato quattro mesi fa, dopo che alcuni abitanti dei villaggi di Gonggaon e Smikharkha (distretto di Jigmecholin) lo avevano denunciato per aver mostrato loro dei filmati con a tema il cristianesimo.

Durante il processo i giudici, hanno accusato Gurung di “tentata promozione di disordini civili”, perché non avevano prove a supporto del reato di disturbo dell’ordine pubblico. L’uomo è stato anche accusato di violazione del Bhutan Information, Communication and Media Act, legge del 2006 che prevede l’esame da parte delle autorità dei film destinati a proiezioni pubbliche.   

Dal 2006 il governo del Bhutan ha iniziato a promuovere la democrazia, dopo secoli di monarchia assoluta che proibiva la pratica di religioni diverse dal buddismo. La nuova costituzione varata nel 2008 prevede la libertà di fede per tutti i bhutanesi, previa la segnalazione alle autorità competenti. Tuttavia è vietato il proselitismo, la pubblicazione di bibbie, la costruzione di scuole cristiane e l’ingresso ai religiosi. A tutto oggi i cristiani sono ancora costretti a praticare in privato la loro fede. In luglio, il governo ha proposto una modifica nel codice penale che per disincentivare il proselitismo e la conversione a religioni diverse dal buddismo utilizza la coercizione e altre forme detentive. La condanna di Gurung ha scatenato nel Paese nuove polemiche contro i cristiani, contestate però dai Bhutanesi residenti all’estero che considerano l’intolleranza religiosa promossa dal governo come un attentato al nuovo regime democratico.

Nei giorni scorsi, il Kuensel ha pubblicato un articolo di Sona Ongmo, donna bhutanese residente a New York, che descrivendosi come "un' aspirante buddista", ha condannato sia l’arresto di Gurung che le tattiche di proselitismo utilizzate dai cristiani protestanti. La Ongmo invita il governo ad essere tollerante verso le religioni diverse dal buddismo e sottolinea che in un Paese democratico la popolazione deve avere il diritto di scegliere e praticare la propria fede. 

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