09/07/2015, 00.00
SRI LANKA
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Elezioni in Sri Lanka, la società civile chiede "rappresentanti onesti" in Parlamento

I partiti politici alla prova delle urne il 17 agosto. Leader cristiani, musulmani e attivisti uniti in una marcia per la legalità. L’ex presidente Rajapaksa rischia di essere rieletto nel distretto di nascita. L’ambiguità del comportamento dell’attuale presidente Sirisena, gli appelli per correttezza del voto, partecipazione femminile e regolamentazione della propaganda dei gruppi indipendenti.

Sri Lanka (AsiaNews) - La società civile dello Sri Lanka, fedeli cattolici e musulmani chiedono che le prossime elezioni parlamentari del 17 agosto siano contraddistinte dall’onestà. Per questo martedì 7 luglio hanno marciato insieme e hanno presentato una petizione ai segretari generali dei partiti politici a sostegno della “Dichiarazione del 12 marzo”. I firmatari della petizione - oltre un milione di cittadini - chiedono che vengano eletti candidati “puliti” e che siano rispettati gli otto criteri contenuti nella Dichiarazione (tra cui l’incandidabilità per criminali, corrotti e ladri, eguaglianza di opportunità per donne e giovani). Il venerabile Maduluwawe Sobitha Thero afferma ad AsiaNews: “È compito dei cittadini eleggere persone oneste in parlamento. Ma è anche responsabilità dei partiti politici controllare in modo attento i loro candidati”.

Il prossimo 17 agosto si svolgeranno nel Paese le elezioni parlamentari e diverse questioni sono già emerse nel dibattito politico: partecipazione femminile, correttezza delle operazioni di voto, presentazione di candidature “oneste” e lo spettro della rielezione dell’ex presidente Mahinda Rajapaksa, sconfitto da Maithripala Sirisena lo scorso 8 gennaio nel corso delle elezioni “più importanti della storia del Paese”. La tornata elettorale si svolgerà in un contesto ancora instabile, segnato da oltre 30 anni di guerra civile tra le forze governative e i ribelli delle Tigri tamil, dove i ricordi delle violenze subite sono vivi ancora oggi.

L’attuale presidente Sirisena ha concesso a Rajapaksa di ricandidarsi, nonostante sia stato accusato di aver favorito in passato un sistema di corruzione e limitazione delle libertà personali. Eletto per la prima volta nel 2005 e riconfermato alle elezioni anticipate del 2010 dopo aver sconfitto i ribelli, Rajapaksa ha sempre respinto l’accusa di crimini di guerra con cui una risoluzione dell’Onu ha condannato le violenze compiute dalla forze armate nelle ultime fasi del conflitto civile.

Secondo gli analisti, l’atteggiamento dell’attuale presidente Sirisena è contraddittorio, dal momento che sembrava aver spianato la strada all’elezione di Rajapaksa accettandone la candidatura a livello locale ma poi negli ultimi giorni ha posto condizioni più restrittive per la sua nomina.

Anzitutto, ha dichiarato che l’ex presidente non sarà mai nominato primo ministro e può candidarsi solo nel collegio elettorale del suo distretto di nascita (quello di Hambantota, nel sud del Paese). Ma soprattutto ha inviato un messaggio a Rajapaksa in cui dichiara che si aspetta sue “dimissioni volontarie” dal seggio parlamentare nel caso in cui egli venisse accusato da qualsiasi tribunale, interno o internazionale, salvo poi tornare a ricoprire la carica abbandonata nel caso in cui venisse assolto da ogni colpa. Il presidente Sirisena ha poi stilato una lista di 44 candidati vicini all’ex dittatore che non possono essere nominati, in quanto formalmente imputati in processi di corruzione o spaccio di droga. Tra i nomi, anche quello del fratello minore di Rajapaksa, Basil, accusato lo scorso aprile di appropriazione indebita di fondi statali per la costruzione di alcune case.

Diversi sacerdoti cattolici hanno partecipato alla marcia del 7 luglio e riferiscono che il Paese sta attraversando un momento cruciale: “In qualità di religiosi dobbiamo lavorare ancora di più in queste elezioni presidenziali rispetto al passato. La situazione attuale non è sicura. Diciamo alle persone di non votare per Rajapaksa nel caso in cui venga stabilito che può gareggiare. Inoltre chiediamo di non eleggere candidati corrotti o criminali”. Un appello all’onestà delle candidature è stato rivolto anche dalla comunità musulmana, che ritiene le prossime elezioni “un’occasione d’oro per i fedeli musulmani di scegliere i candidati più qualificati, onesti e capaci, anche se non appartengono alla comunità islamica”. “I nostri candidati che mandiamo in Parlamento devono essere di esempio per tutti gli altri membri”, scrive l’intellettuale Usthaz Hajjul Akbar sul quotidiano Sri Lanka Guardian.

(Ha collaborato Melani Manel Perera)

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