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    » 27/05/2014, 00.00

    PAKISTAN - ISLAM

    Faisalabad: attivista musulmano salva un cristiano dall’accusa di blasfemia

    Shafique Khokhar

    Uno spazzino cristiano nel mirino della folla per aver bruciato pagine con scritte tratte dal Corano. In realtà i fogli erano stati strappati da due studenti. La folla pronta a linciare l’uomo. Decisivo l’intervento del 26enne islamico, appartenente a una rete pro diritti umani. Attivista cristiano: storia di “successo”, salvata la vita di un “giovane innocente”.

    Faisalabad (AsiaNews) - Una storia "di successo" che si è conclusa in modo positivo grazie all'intervento di "un attivista musulmano, che ha salvato la vita di un giovane cristiano innocente" il quale "non è nemmeno in grado di leggere". È quanto racconta ad AsiaNews Suneel Malik, direttore di Peace and Human Development Foundation (Phd), commentando l'ultima vicenda di blasfemia, occorsa nei giorni scorsi a Faisalabad nel Punjab. Egli al contempo auspica un aumento del "livello di tolleranza verso le minoranze religiose", per la costruzione di una vera pace in Pakistan e per mettere fine "a false accuse che infangano il nome del Paese" e colpiscono "l'armonia sociale". 

    I fatti risalgono al 22 maggio scorso: Mansha Masih, cristiano, lavora da 15 anni come spazzino nella cittadina di Hajweri, a Faisalabad. Egli stava raccogliendo cartacce e fogli abbandonati dalle case della zona, quanto un giovane musulmano di nome Billu, dal soffitto della propria abitazione, lo accusa profanare pagine del Corano, il libro sacro di musulmani. Dopo aver inveito in direzione del cristiano, egli inizia a malmenarlo con brutalità. 

    Tuttavia, l'intervento del 26enne attivista musulmano Farhan Sadiq, giornalista e membro dello Human Rights Defenders Network, risulta decisivo per la salvezza del cristiano. Egli ha strappato Masih dalle mani del suo aguzzino, portandolo a casa propria. In seguito ha avviato una indagine indipendente per verificare i fatti, al termine della quale è emerso che a "profanare" i fogli contenenti versetti sacri erano stati due studenti minorenni della zona, che non volevano recarsi nella locale moschea e per questo hanno bruciato e incendiato i libri. 

    La voce di una possibile vicenda di blasfemia, con protagonista un cristiano, era intanto già circolata nella cittadina e una folla era pronta a punire l'uomo, sebbene innocente, con la morte. Anche in seguito alla confessione dei due giovani, la folla non voleva credere all'innocenza di Mansha Masih, che ha affermato a più riprese di essere "analfabeta" e di "non aver fatto alcunché di male" non conoscendo il contenuto dei versetti stampati sui fogli. La decisione mostrata dall'attivista musulmano nel fronteggiare la folla e nel far cadere le accuse ha permesso, alla fine, di salvare la vita del cristiano, portando a compimento il proprio compito "con grande senso di responsabilità". 

    Con più di 180 milioni di abitanti (di cui il 97% professa l'islam), il Pakistan è la sesta nazione più popolosa al mondo ed è il secondo fra i Paesi musulmani dopo l'Indonesia. Circa l'80% è musulmano sunnita, mentre gli sciiti sono il 20% del totale. Vi sono inoltre presenze di indù (1,85%), cristiani (1,6%) e sikh (0,04%). Gli attacchi contro le minoranze etniche o religiose si verificano in tutto il territorio nazionale, ma negli ultimi anni si è registrata una vera e propria escalation e che ha investito soprattutto i musulmani sciiti e i cristiani. Decine gli episodi di violenze, fra attacchi mirati contro intere comunità (Gojra nel 2009 o alla Joseph Colony di Lahore nel marzo 2013), luoghi di culto (Peshawar nel settembre scorso) o abusi contro singoli individui (Sawan Masih e Asia Bibi, Rimsha Masih o il giovane Robert Fanish Masih, anch'egli morto in cella), spesso perpetrati col pretesto delle leggi sulla blasfemia.

     

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