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  • » 15/05/2017, 11.24

    TURCHIA

    Festa della mamma in Turchia: oltre 17mila donne in carcere, molte con i propri figli



    Arrestate su ordine del governo anche donne incinte o che avevano partorito da poco. In alcuni casi il fermo è avvenuto in sala travaglio; altre sono state incarcerate mentre visitavano i mariti in prigione. Nelle prime due settimane di maggio fermate 1257 persone, 264 rinchiuse in carcere.

     

    Istanbul (AsiaNews) - Anche in Turchia si è celebrata ieri la festa della mamma, ma per migliaia di donne non è stato un momento di gioia: sono infatti oltre 17mila le rappresentanti dell’universo rosa in carcere, molte delle quali in compagnia dei propri figli. Un numero che è andato aumentando negli ultimi mesi, nel contesto della campagna di repressione lanciata dalle autorità di governo contro presunti complici o sostenitori golpe del luglio scorso.

    Secondo quanto riferiscono gli attivisti di Turkeypurge, un sito che documenta arresti e repressioni in atto nel Paese, sono finite in prigione su ordine del governo anche donne incinte o che avevano partorito da poco. In alcuni casi, il provvedimento di fermo è stato comunicato in sala travaglio e senza dare alle donne la possibilità di recuperare dalla fatiche del parto. Altre ancora sono state arrestate mentre stavano visitando mariti o compagni rinchiusi in prigione, lasciando intere famiglie nel caos e i figli delle coppie senza la cura dei loro genitori.

    Dal luglio scorso, le autorità turche hanno arrestato oltre 45mila persone, fra cui docenti, militari, intellettuali, oppositori politici, imprenditori, giornalisti, attivisti e semplici cittadini. Sospesi dal servizio o licenziati più di 135mila mila funzionari del settore pubblico. Nel mirino, oltre ai curdi, anche simpatizzanti (o presunti tali) del movimento che fa capo al predicatore islamico Fethullah Gülen, in esilio in Pennsylvania (Stati Uniti). Secondo il presidente Recep Tayyip Erdogan e i vertici di governo egli sarebbe la mente del colpo di Stato in Turchia in cui sono morte 270 persone, migliaia i feriti.

    Fra i molti casi, vi è la storia di Filiz Y, 30enne che dopo aver partorito il 7 febbraio scorso all’ospedale di Mersin è stata arrestata per (presunti) legami con il movimento di Gülen. E ancora, la vicenda di Fadime Günay, che ha partorito la sera del 29 gennaio e il giorno successivo si trovava già dietro le sbarre. Testimoni riferiscono che la polizia ha attesto a lungo all’esterno dell’ Alanya Başkent Hospital di Antalya prima di poter arrestare Günay; il marito è stato anch’egli fermato di recente perché sospettato di legami con il movimento del predicatore islamico.

    Un’altra donna ancora ha perso la salute mentale per le torture subite dagli agenti di sicurezza mentre si trovava sotto custodia. Incuranti del parere dei medici, le autorità del carcere hanno deciso di rispedirla in cella privandola delle cure necessarie. E ancora, il caso di una madre arrestata perché il marito, giornalista, si è dato alla fuga per non incappare nella repressione governativa. Sono molte le segnalazioni di moglie di uomini di affari incarcerate perché i loro mariti sostenevano esponenti delle opposizioni in lotta contro lo strapotere di Erdogan, dopo il referendum sul presidenzialismo ormai padre padrone della Turchia. I loro beni, personali e legati alle imprese, sono stati requisiti.

    La pratica dell’arresto massiccio di donne aggiunge un altro triste capitolo alla caccia alle streghe lanciata dal governo. Nessuna di loro aveva precedenti penali o eta stata segnalata per reati commessi. La maggioranza non ha ancora ricevuto incriminazioni ufficiali o processo, ma è sottoposta a regime di fermo preventivo in carcere come punizione.

    Intanto anche nel mese di maggio continuano gli arresti: nelle prime due settimane le autorità hanno fermato almeno 1257 persone, di cui 264 rinchiuse in carcere.

     

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