31/03/2017, 11.19
TURCHIA
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Turchia, proseguono le purghe di Erdogan: 2600 fermi e 500 arresti in un mese

I provvedimenti hanno colpito esponenti della minoranza curda e presunti sostenitori di Gülen. Si inasprisce anche la campagna referendaria per il “Sì”. Le autorità minacciano di togliere i fondi ai distretti in cui non passa il sostegno alla riforma. Il presidente e i membri di governo per oltre 4100 minuti su tv e radio di Stato a marzo; per i curdi un minuto.

 

Ankara (AsiaNews) - Una caccia all’uomo che continua, nel contesto di una campagna di “pulizia” promossa dallo Stato contro dissidenti e voci critiche, che ha colpito sinora persone di ogni genere, professione e classe sociale, finite oggetto di indagine o arrestate. La repressione promossa dal governo turco dal fallito golpe di luglio non accenna a diminuire e anche in questo mese di marzo ha registrato numeri allarmanti: almeno 2586 cittadini inquisiti, di cui 423 posti in stato di arresto nel quadro delle operazioni promosse contro la minoranza curda e i presunti simpatizzanti di  Fethullah Gülen, ritenuto la “mente” del colpo di Stato.

I fermi e gli arresti sono avvenuti nelle ultime quattro settimane, fra il primo marzo e il 29 di questo mese. L’ultimo di questi ha riguardato Nuri Polat, avvocato e legale rappresentante di Meral Akşener, un ex deputato e candidato alla leadership per lo schieramento di opposizione Nationalist Movement Party (Mhp). Egli è stato trattenuto dalla polizia per sospetti legami con la rete di Gülen.

In precedenza, il 21 marzo scorso le autorità avevano arrestato il 21enne studente universitario Ali Gül, per essere comparso in un video - diventato virale in rete - in cui promuove il “No” al referendum costituzionale del 16 aprile.

Prima ancora, il 16 marzo, la compagnia di bandiera Turkish Airlines (Thy) ha annunciato il licenziamento di 26 impiegati, anche in questo caso per presunte connivente con il movimento del predicatore islamico.

Dal luglio scorso, le autorità turche hanno arrestato oltre 45mila persone, fra cui docenti, militari, intellettuali, oppositori politici, imprenditori, giornalisti, attivisti e semplici cittadini. Sospesi dal servizio o licenziati più di 135mila mila funzionari del settore pubblico. Nel mirino, oltre ai curdi, anche simpatizzanti (o presunti tali) del movimento che fa capo al predicatore islamico Gülen, in esilio in Pennsylvania negli Stati Uniti. Secondo il presidente Recep Tayyip Erdogan e i vertici di governo egli sarebbe la mente del colpo di Stato in Turchia in cui sono morte 270 persone, migliaia i feriti.

Analisti ed esperti sottolineano che l’escalation di arresti è legata al referendum sulla riforma Costituzionale, in programma il prossimo 16 aprile in Turchia. Una riforma voluta con forza dal presidente, che garantisce un ulteriore ampliamento dei poteri di Erdogan e la possibilità di restare in carica ben oltre il 2019, attuale scadenza naturale del mandato. E con l’approssimarsi dell’appuntamento referendario si inasprisce la propaganda per il “Sì” non solo fra le alte sfere di governo, ma anche fra i quadri e i dirigenti locali del partito. In questi giorni Arif Kahraman, vice-governatore di Bitlis, nel sud-est del Paese, ha minacciato i capi villaggio e i leader locali di votare a favore della riforma, altrimenti perderanno ruoli e incarichi. Egli ha inoltre aggiunto che verranno sospesi i servizi nelle località in cui i “No” prevarranno sul “Sì”.

Infine, per capire il clima che si respira in queste settimane in Turchia basta guardare al recente rapporto pubblicato dal quotidiano Cumhuriyet, che ha monitorato i passaggi televisivi e radiofonici dei vari partiti del panorama politico nazionale. E il risultato è sconcertate, in tema di libertà di stampa, informazione e pluralismo.

La tv e la radio di Stato turche (Trt) hanno trasmesso discorsi, interventi, interviste al presidente Recep Tayyip Erdoğan e ad altri membri del partito di governo Justice and Development Party (Akp) per un totale di 4,113 negli ultimi 22 giorni. Solo il presidente Erdogan ha parlato per 1,309 minuti. Il Partito repubblicano (Chp) ha beneficiato di 216 minuti e il Movimento nazionalista di 48 minuti. Il Partito Democratico dei Popoli (Hdp, filo-curdo), che si batte per il “No” al referendum costituzionale, ha beneficiato di “un solo minuto” di programmazione in 22 giorni.

 

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