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  • » 20/10/2009, 00.00

    GIAPPONE

    Hiroshima e Nagasaki sognano le Olimpiadi del 2020

    Pino Cazzaniga

    Le due città, vittime della bomba atomica, vorrebbero ospitare i Giochi per lanciare il messaggio di un mondo senza nucleare entro il 2020. Tutti d’accordo, ma i problemi politici ed economici forse porteranno alla bocciatura dell’idea.

    Tokyo (AsiaNews) - Tadayoshi Akiba, sindaco di Hiroshima e Tomihisa Taue, sindaco di Nagasaki sperano di ospitare le Olimpiadi del 2020 nelle rispettive città. Hiroshima e Nagasaky sono le uniche città al mondo annientate da bombardamenti atomici nei giorni finali della Seconda guerra mondiale (6 e 9 agosto 1945). Con questa iniziativa, resa pubblica in una conferenza stampa l’11 ottobre a Hiroshima,  i sindaci mirano a diffondere un messaggio di pace nel mondo.

    La notizia, divulgata dai media giapponesi, è stata accolta con sorpresa, anche perché proprio una settimana prima il Comitato olimpico internazionale (Cio) aveva scartato l’offerta di Tokyo per le olimpiadi del 2016 a favore di Rio de Janeiro.

    La maggior parte dei commentatori, dubita che la richiesta possa essere accolta dal Cio, ma sono d’accordo nel riconoscerne il valore simbolico: l’anno 2020 è il 75° anniversario del tragico evento  e il 50° del trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNP) sottoscritto, per primi, da USA, Regno Unito e l’allora Unione Sovietica il 1° luglio 1968 e andato in vigore il 5 marzo 1970. È inoltre l’anno indicato dal cosiddetto Protocollo di Hiroshima Nagasaki per l’abolizione di tutte le armi nucleari.

    L’iniziativa, è stata presentata da Akiba solo il mese scorso a Città del Messico, durante un convegno internazionale sulla pace. Ma essa ha un lungo periodo di gestazione.

    Il 24 giugno 1982, a New York. durante una sessione speciale delle Nazioni Unite sul disarmo, l’allora sindaco di Hiroshima, Takeshi Araki, aveva proposto un programma per promuovere la solidarietà delle città del mondo in vista della totale eliminazione delle armi nucleari. In seguito per l’iniziativa dei sindaci di Hiroshima e Nagasaki è stata creata l’Ong “Sindaci per la Pace” (“Mayors for Peace” MfP), un’organizzazione composta da  città di tutto il mondo che sostengono il programma annunciato dal sindaco Araki. Il suo obiettivo principale è appunto impegnarsi a livello internazionale per elevare la consapevolezza sul dovere e l’urgenza dell’abolizione delle armi nucleari. Sono già oltre tre mila i sindaci che vi hanno aderito.

    Il 29 aprile 2008 a Ginevra, durante un raduno del Comitato Preparatorio per la Conferenza sul Trattato di non Proliferazione Nucleare (Ntp), il “Mayors for Peace” su iniziativa di Akiba, ha lanciato un “protocollo” diretto a tutti i membri che aderiscono al trattato di Ntp perché si impegnino a eliminare  tutte gli armamenti nucleari entro il 2020. “Se voi non agirete efficacemente per realizzare un mondo senza armi nucleari entro il 2020 – ha detto - sarete parzialmente responsabili della catastrofe nucleare che senza dubbio vi cadrà addosso prima di quella data. Vi esorto a non sottovalutare la gravità e l’urgenza di questa decisione”.

    L’audace proposta di ospitare le Olimpiadi in quest’anno mira a coscientizzare l’opinione mondiale su un impegno che non può essere dilazionato. Un sostegno indiretto, ma di notevole efficacia, per la decisione dei due sindaci, è stata l’assegnazione del Nobel per la pace a Barak Obama tre giorni prima. Il presidente americano è stato scelto, in parte, per le sua iniziativa circa la riduzione degli armamenti nucleari.

    Dal punto di vista ideale la proposta dei due sindaci ha buon fondamento. L’editorialista del rinomato quotidiano giapponese Asahi scrive: “Poiché i Giochi olimpici sono una celebrazione di pace, poche persone non sarebbero d’accordo nel ritenere che sono un evento adatto a servire come simbolo del totale disarmo nucleare”.

    Con grande sorpresa, Shintaro Ishihara, governatore di Tokyo, mentre esprimeva disagio per l’esclusione della capitale a ospitare i Giochi nel 2016, ha detto che Hiroshima e Nagasaki sono delle buone candidate per quelle del 2020. “Per la pace del mondo, tenere le Olimpiadi a Hiroshima e Nagasaki, le uniche città vittime di attacchi nucleari, ha grande significato.”  Anche il vicepresidente del Cio, Thomas Bach, ha detto che “un’ offerta (di ospitalità delle olimpiadi) che include Hiroshima e Nagasaki, ha un alto significato simbolico, ma, ha aggiunto, perché la domanda sia accolta si richiede di più”.

    In effetti vi sono difficoltà a tre livelli. La prima riguarda la carta costituzionale delle Olimpiadi: l’evento, in linea di massima, non può avvenire contemporaneamente in due città. La seconda riguarda i costi: sono astronomici .Poiché il commercialismo e il prestigio nazionale sono, ormai, aspetti inerenti alla manifestazione, solo le grandi città possono permettersi il lusso di ospitarla. L’incasso fiscale di Hiroshima è un decimo di quello di Tokyo, e quello di Nagasaki è metà di quello di Hiroshima. La terza è politica. I Giochi sono dichiaratamente una manifestazione internazionale politicamente neutra. Se si pensa che la motivazione indicata dai due sindaci è l’abolizione delle armi nucleari e quale nazione le ha usate per la prima e unica volta, non è difficile immaginare quanto sia poderosa la terza difficoltà.

    E tuttavia perfino i più critici affermano che la pace e l’abolizione del nucleare bellico a breve termine sono valori talmente importanti che occorre trovare una via per superare gli ostacoli. I due sindaci hanno già cominciato a percorrerla costituendo un comitato congiunto per studiare le condizioni che renda realizzabile il desiderio.

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